L’incertezza nella supply chain è un tema cruciale, specialmente in periodi di crisi. Questa incertezza può derivare da vari fattori, tra cui:
- Interruzioni nella produzione: Le chiusure di fabbriche e le restrizioni di movimento hanno causato ritardi nella produzione e nella consegna dei materiali.
- Carenze di materiali: La difficoltà nel reperire materie prime essenziali ha portato a ritardi e aumenti dei costi.
- Volatilità della domanda: Le fluttuazioni nella domanda dei consumatori rendono difficile prevedere le necessità future e pianificare di conseguenza2.
- Problemi logistici: Blocchi nei porti e ritardi nei trasporti hanno ulteriormente complicato la gestione della supply chain2.
Per affrontare queste sfide, le aziende possono adottare diverse strategie, come migliorare la pianificazione della domanda, diversificare i fornitori, e investire in tecnologie per una maggiore visibilità e flessibilità della supply chain
Instabilità, incertezza, ritardi delle forniture, rincari delle materie prime sono termini a cui, anche i non addetti ai lavori, negli ultimi anni si sono abituati. D’altronde le conseguenze di questi fenomeni si fanno sentire anche nella vita privata di tutti noi. La loro entità è ben sintetizzata dal report sottostante di JP Morgan.
Analizzando l’andamento
degli ultimi vent’anni ed a voler essere critici, si potrebbe affermare che,
seppur con motivazioni ed entità differenti, questi fenomeni non siano del
tutto nuovi. Ciononostante, è indubbio che attualmente la maggior parte delle
aziende si sia fatta trovare impreparata e stia attraversando un periodo di
crisi. Non dimentichiamo che “crisi” (dal greco krisis) ha anche il significato
di scelta o cambiamento. Quindi vediamo come le aziende stanno affrontando questa
crisi, quali azioni stanno attuando per tentare di minimizzare gli effetti
negativi di questa situazione.
Innanzitutto, analizzando la
curva gialla del suddetto grafico si evince anche un apparente lato positivo,
ossia l’aumento dell’ordinato da parte delle aziende, che potrebbe far pensare
ad una domanda in crescita. In realtà questo dato spiega la principale misura
con cui le aziende stanno fronteggiando questa crisi, ossia l’aumento delle
scorte (o il tentativo di aumentarle) soprattutto sui prodotti con un lungo
ciclo di approvvigionamento. Questa conclusione è deducibile anche dal grafico
sottostante che mostra l’aumento del livello di scorte (di sicurezza) da parte
delle aziende.
Possiamo considerare questa
risposta da parte delle aziende come assolutamente comprensibile. Nel breve
periodo, derogare ai principi lean di gestione dei magazzini, consente (nel
momento in cui lo stock si sarà costituito) di migliorare la capacità di
reazione in caso di necessità.
Tale azione, tuttavia, non è
esente da insidie. Innanzitutto, il rischio principale è che, considerato
l’elevato backlog manifatturiero-logistico, lo stock si costituisca solo nel
momento in cui questo non sia più strettamente necessario. Inoltre, se
all’aumento delle scorte sommiamo anche il succitato aumento dei prezzi risulta
immediato il potenziale rischio a livello finanziario da parte delle aziende.
Infatti, pur immaginando un conseguente rincaro dei prezzi finali, rimane
insoluto il problema legato ad un ciclo monetario sbilanciato. In ultima
analisi l’aumento degli ordinativi nel tentativo di aumentare le scorte di
sicurezza si potrebbe considerare anche come un’alterazione fittizia della
reale domanda di mercato che sappiamo genera complessivamente un ulteriore peggioramento
della reattività della supply chain. Analoghe riflessioni si potrebbero fare
relativamente alle misure attuate dal governo italiano (Superbonus) ad
(apparente) sostegno del settore edilizio. Aumento incontrollato dei prezzi (a
scapito della comunità) ed impossibilità di reperire sufficiente manodopera da
parte di chi realmente necessità di opere edilizie sono le vere dirette
conseguenze che queste manovre, a mio personale avviso, hanno portato.
Altre attività che
potrebbero agevolare in questo momento sono proprio le basi che stanno dietro
al concetto di Supply Chain. Ricordiamo che il termine non è nato semplicemente
come una traduzione anglofona di logistica, bensì per ribadire l’importanza di
integrazione e collaborazione tra le aziende all’interno della stessa filiera.
Condividere i rischi di fornitura e gestire previsioni collaborative di
medio-lungo termine con i fornitori oggi è più che mai è importante in quanto è
dimostrato che si tratta di attività che permettono di mitigare l’instabilità
lungo la supply chain. Altra attività di contenimento dei rischi è sicuramente
l’inserimento in fase contrattuale di clausole di indicizzazione dei prezzi di
acquisto al fine di avere un controllo analitico e meno isterico dell’andamento
dei prezzi di acquisto e mettersi al sicuro dai rischi di mancate forniture.
Per quanto riguarda la negoziazione dei contratti di trasporto, ricordiamo che
l’indicizzazione dei prezzi sulla base delle quotazioni del carburante risulta
attività obbligatoria per legge.
Altre leve che alcune
aziende da tempo stanno tentando di attivare sono quelle di accorciare la
supply chain e il reshoring. Si tratta di un fenomeno opposto alla
globalizzazione delle forniture.
Al pari della precedente, la
diversificazione delle fonti di fornitura rappresenta forse la più classica
strategia di minimizzazione del rischio, almeno nei casi di quelle forniture
che non necessitino di elevati costi di set up.
Ovviamente, prima di
avvicinare la produzione alla regione della domanda, è necessario anche in
questo caso interrogarsi sulla sostenibilità finanziaria di questa
delocalizzazione.
Un esempio che possiamo citare in questo senso è quello di Ikea che negli ultimi mesi ha sia attuato un riposizionamento di parte della produzione di mobili dall’Asia all’Europa sia ha messo in partica saltuariamente la strategia di noleggiare direttamente alcune navi portacontainer per avere un maggior controllo su una fase estremamente critica della supply chain. Tale attività ovviamente può risultare attuabile, seppur saltuariamente, da gruppi delle dimensioni di Ikea e non dalla maggior parte delle aziende. Tuttavia, ritengo che per la maggior parte delle aziende, tanto più in periodo in cui l’affidabilità del trasporto marittimo è ai minimi storici, la scelta del partner logistico sia fondamentale. Se analizziamo il grafico sottostante, si evince come, seppur globalmente le performance di puntualità siano negative per tutti, esistono compagnie marittime che performano nettamente meglio di altre.
Autore: Stefano Milanese
Ingegnere Gestionale, da una decina d’anni si occupa di formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.
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