Le certificazioni e i rating ESG [Environmental, Social e Governance] nel 2026 sono diventati i parametri definitivi per valutare la solidità di un’azienda. Non si tratta più solo di “ispirarsi” a standard operativi, ma di integrare la sostenibilità nel DNA strategico per garantire l’accesso ai capitali, la partecipazione agli appalti e la stabilità della catena di fornitura.
Le tre dimensioni della sostenibilità nel 2026
L’acronimo ESG definisce oggi la “pagella” globale di un’organizzazione:
Environmental [E]: Focus sulla decarbonizzazione, l’economia circolare e la gestione delle risorse idriche. Nel 2026, il peso della biodiversità è diventato centrale.
Social [S]: Valutazione dei diritti umani, della parità di genere [Gender Equality], della sicurezza sul lavoro e, soprattutto, dell’etica lungo tutta la filiera [Supply Chain].
Governance [G]: Riguarda la trasparenza dei board, la lotta alla corruzione, l’etica nelle retribuzioni e la protezione dei dati [Cyber-resilience].
Come ottenere la certificazione o il rating ESG?
Oggi il processo è molto più tecnico e basato sui dati [data-driven] rispetto al passato.
Comprendere gli standard prevalenti
Non c’è più confusione: l’Europa ha imposto gli ESRS [European Sustainability Reporting Standards] come linguaggio comune. Restano riferimenti globali il GRI [per l’impatto] e l’IFRS/ISSB [per il valore finanziario].
Valutazione interna e GAP Analysis
Le aziende utilizzano oggi software di intelligenza artificiale per condurre una valutazione interna, confrontando le proprie performance con i requisiti della direttiva CSRD.
Implementazione e “Doppia Materialità”
La strategia non può prescindere dalla Doppia Materialità: capire come l’azienda impatta il mondo e come i cambiamenti del mondo [es. crisi climatica] impattano il bilancio aziendale.
Chi rilascia certificazioni e Rating?
È fondamentale distinguere tra Rating [valutazione del rischio] e Certificazioni [conformità a uno standard]:
B Corp: Rimane lo standard più elevato per le aziende che vogliono certificare il loro impatto positivo globale.
Certificazioni ISO: La ISO 14001 [Ambiente], la ISO 45001 [Sicurezza] e la ISO 37001 [Anticorruzione] sono oggi i mattoni fondamentali su cui si costruisce un punteggio ESG.
Certificazione della Parità di Genere [UNI/PdR 125:2022]: In Italia è diventata un pilastro della sfera “Social”, garantendo sgravi contributivi e premialità nei bandi.
Agenzie di Rating: Moody’s, S&P Global, MSCI e specialisti come EcoVadis [per la filiera] sono gli arbitri che decidono il “voto” ESG dell’azienda.
Costi e benefici della certificazione
Nel 2026, la certificazione non è più vista come un costo, ma come un investimento per la continuità aziendale.
Tariffe di Valutazione: Variano in base alla dimensione [dalle poche migliaia di euro per una PMI a cifre importanti per le Corporate].
Costi di Adeguamento: Investire in macchinari meno inquinanti o software di tracciabilità.
Il beneficio del “Green Premium”: Le aziende certificate accedono a finanziamenti agevolati e pagano meno interessi sul debito [Sustainability-Linked Loans].
Chi ha l’obbligo del Bilancio di Sostenibilità nel 2026?
Qui c’è stata la svolta maggiore. Non è più una scelta volontaria per molti:
Grandi Imprese: Tutte le aziende con oltre 250 dipendenti e fatturati rilevanti hanno l’obbligo di redigere il report di sostenibilità secondo la direttiva CSRD.
PMI Quotate: Dal 1° gennaio 2026 hanno l’obbligo di rendicontazione [seppur semplificata].
PMI non quotate [Effetto Cascata]: Sebbene non obbligate per legge, le PMI devono fornire dati ESG per poter lavorare come fornitori delle grandi aziende o per ottenere prestiti in banca. Di fatto, l’obbligo è diventato commerciale e finanziario.
Il consiglio dello Studio: Nel 2026, ignorare i criteri ESG significa rischiare l’esclusione dal mercato. Iniziare con un’analisi di pre-assessment è il primo passo per trasformare un obbligo burocratico in un vantaggio competitivo reale.
Come è noto, l’Industria 5.0 nasce per includere la risoluzione dei problemi socio-ambientali che la quarta rivoluzione industriale o Industria 5.0 tralascia per definizione:
l’aumento delle disuguaglianze,
l’inquinamento,
le minacce ai diritti fondamentali della persona e
alla democrazia.
Pertanto,
l’Industria 5.0 è definita anche Società 5.0 poiché
rappresenta la quinta rivoluzione industriale, una fase di evoluzione del
sistema produttivo che si basa sull’integrazione uomo-macchina e
sulla centralità dell’essere umano.
L’Industria
5.0 definita dalla Commissione Europea come completamento dell’Industria 4.0, è una rivoluzione culturale che ricolloca
l’industria nella contemporaneità in cui agisce.
La norma UNI EN ISO 9001 può essere riletta per rinnovare il modello di Industria 5.0, in base ai principi dello standard di certificazione della qualità: nel dettaglio vediamo i quattro pilastri da considerare per attuare questo approccio. La cara vecchia ISO 9001 può essere riletta per portare in attuazione il modello Industria 5.0, rinnovando i principi su cui poggia lo standard della “certificazione qualità”. In sintesi l’idea di fondo su cui si basa l’Industria 5.0 è che si possa sviluppare un luogo di lavoro “smart”, dove l’interazione e l’interconnessione tra i processi aziendali attraverso la trasformazione digitale possa far evolvere le aziende. Attraverso la digitalizzazione dei processi “from cradle to grave”, la raccolta e l’analisi efficiente dei dati è possibile per le Aziende ottenere maggiori capacità predittive e sistemi decisionali più veloci e più dettagliati; lungo lo stesso percorso si muove lo standard ISO 9001. I sistemi di gestione per la qualità secondo lo standard ISO 9001:2015, dovrebbero recepire questi elementi di cambiamento del “sistema azienda”, evolvere da Sistema “prescrittivo” a Sistema “prestazionale” e linearmente con il modello di Industria 4.0 apportare un supporto ad una visione adattativa dei modelli manageriali, in continua evoluzione rispetto al contesto di mercato, alla concorrenza, al settore regolatorio, sociale, economico e politico di riferimento. In questa breve disamina delle assonanze tra Industria 5.0 e ISO 9001:2015 i principali elementi sono i capisaldi su cui si poggia lo standard dei “Sistemi di Gestione della Qualità”.
Primo elemento fondamentale: adattare i processi al contesto
La prima e ultima regola di un Sistema di qualità è soddisfare i requisiti dei clienti; più che in requisito direi che questo è un dogma irrinunciabile. Ogni sistema di gestione della qualità che si rispetti dovrebbe orientare le aziende a migliorare la customer experience, ad interpretare, analizzare e soddisfare le esigenze e le aspettative degli stakeholder. Lo standard ISO 9001 introduce l’analisi del contesto interno ed esterno [par 4.1 ISO 9001] e delle aspettative delle parti interessate [par 4.2 ISO 9001] come determinati della valutazione del rischio, come elementi evolutivi per la gestione del cambiamento e come input del “disegno” dei processi aziendali. Come per Industria 5.0 comprendere le esigenze presenti e future degli stakeholders contribuisce a fare di un’organizzazione una organizzazione innovativa e di successo. L’analisi del contesto così come la stakeholder analysis deve essere letta sia in relazione ai fattori interni che ai fattori esterni all’organizzazione e al loro impatto sui processi aziendali. Rispetto a questa forte interconnessione si citano alcuni esempi:
gli investimenti in nuove tecnologie devono poter allinearsi con le evoluzioni del mercato e della concorrenza;
Il clima aziendale e le aspettative delle risorse devono essere saper letti anche per incentivare in Azienda l’innovazione tecnologica e per rompere le resistenze interne;
l’impatto della trasformazione digitale deve avere una ricaduta sulle competenze del personale che deve sapersi adattare al cambiamento;
la gestione della supply chain e la selezione dei fornitori deve saper supportare l’evoluzione tecnologica;
gli investitori devono poter essere “garantiti” da adeguati Business Plan e da un monitoraggio costante dei risultati.
Questa interazione tra contesto, portatori d’interasse e processi per i sistemi di gestione della Qualità, così come per il Modello Industria 5.0, devono comportare una ridefinizione ed un miglioramento continuo dei processi aziendali, evolvendo con un percorso di continuos improvementl’interazione tra uomo, organizzazione, macchina e tecnologia [par. 4.4 della ISO 9001:2015]
Secondo elemento fondamentale: la leadership deve supportare l’innovazione
Per questo motivo Il management aziendale deve saper individuare degli strumenti di coinvolgimento e condivisione delle strategie aziendali e dei follow up dei risultati raggiunti. Nella ISO 9001:2015 è dedicato uno specifico paragrafo relativo all’impegno della Leadership [par. 5.1 ISO 9001] con particolare riguardo alla consapevolezza delle risorse e alla responsabilità della Direzione rispetto agli obiettivi del miglioramento continuo. Per mettere sul campo un modello orientato al miglioramento continuo secondo lo standard ISO 9001:2015 la Leadership deve:
definire e tenere aggiornata una Politica per la Qualità [par. 5.2 ISO 9001], in cui richiamare con obiettivi misurabili, con risorse, strumenti, tempistiche e metriche ben definite;
definire un’unità di propositi e creare le condizioni per far sì che le persone si impegnino nel raggiungere gli obiettivi stabiliti dell’organizzazione;
determinare ruoli, responsabilità ed autorità nell’organizzazione [5.3 ISO 9001:2015] che concorrano agli obiettivi prefissati e che in una logica di integrazione con il Modello INDUSTRIA 5.0 compartecipino nella messa in opera dell’innovazione tecnologica e della trasformazione digitale.
Secondo lo Standard ISO 9001:2015 senza una leadership ispirata da una vision orientata al miglioramento continuo non può esserci un sistema di gestione. Allo stesso modo il modello Industria 5.0. deve saldarsi su una leadership che adotti un approccio manageriale che rompa gli schemi tradizionali dell’organizzazione, che supporti l’avvio, lo sviluppo e la diffusione delle nuove idee garantendo allo stesso tempo la corretta decentralizzazione del potere.
Terzo elemento fondamentale: analisi dei dati interrelati
Il modello Industria 4.0 deve strutturarsi attraverso un forte processo di digitalizzazione ed interconnessione dei processi aziendali, migliorando l’efficienza e l’efficacia del presidio dei processi stessi, ridefinendo delle linee produttive per far fronte alle nuove esigenze. Lo standard ISO 9001:2015 si fonda allo stesso modo sul principio che l’ottimizzazione dell’efficienza e dell’efficacia dei processi sia ottenibile solo attraverso e gestione interconnessa degli stessi. Una gestione dei dati di processo informatizzato ed integrato consente di garantire di stabilire metodologie efficaci di Identificazione e rintracciabilità [par. 8.5.2 ISO 9001] con le quali, ad esempio è possibile tracciare i prodotti, attuare campagne di richiamo, gestire non conformità, migliorare le performance. Per la gestione dei fornitori e degli outsourcer [par. 8.4 ISO 9001] una integrazione tra ISO 9001 e Industria 4.0 vuol dire requisiti di qualifica, SLA[Service Level Agreement] e strumenti di monitoraggio in grado di dimostrare che il supplier sia in grado di sostenere il passo dell’innovazione e della trasformazione digitale. Rispetto alla Supply chain, un elemento importante nell’interazione tra Industria 4.0 e sistemi qualità è l’integrazione fra la gestione dei dati dei fornitori e quelli dell’azienda committente e quelli dell’azienda, al fine di poter utilizzare metodi uniformi ed efficienti di data integration.
Quarto elemento fondamentale: l’analisi per il miglioramento continuo
Le Aziende che adottano un modello 5.0 sono orientate al miglioramento continuo come obiettivo permanente dell’organizzazione. Il processo decisionale delle organizzazioni e la riqualificazione dei processi verso la trasformazione digitale deve potersi basare sull’analisi e la valutazione dei dati e delle informazioni. L’analisi e valutazione delle informazioni attraverso le tecnologie ICT di Industria 5.0 consente di avere molti più dati a disposizione, e quindi di avere una base informativa maggiore per calcolare KPI realmente in grado di misurare le performance aziendali. L’analisi e valutazione delle performance aziendali [par 9.1.3 ISO 9001] attraverso gli strumenti della trasformazione digitale consente di venire in possesso di una massa importante di dati che deve saper essere incanalata, analizzata e misurata; pertanto l’azienda deve saper definire delle metriche per poter determinare il livello di conformità delle proprie prestazioni, sapendo anche, sulla base della evoluzione dei processi digitalizzati, verificare la validità delle metriche utilizzate aggiornandole opportunamente. Il Riesame della Direzione [9.3 ISO 9001] rappresenta la review dell’analisi dei dati e delle metriche che sono a disposizione dell’azienda; Tale importante fase di rivalutazione deve saper orientare le decisioni aziendali su dati ed elementi di valutazione oggettivi.
Conclusione
Adottare un modello Industria 5.0 attraverso l’evoluzione di un sistema di gestione della Qualità significa rivalutare in modo critico strumenti organizzativi “spesso sottovalutati” e vissuti come meri adempimenti di cui l’azienda già dispone. Il modello comporta la messa a disposizione di una grande quantità di dati da processare e da archiviare che, in assenza di una approccio gestionale, di strategie chiare e condivise, possono non solo diventare inutili ma essere dannosi in quanto posso fuorviare rispetto alle decisioni intraprendere e agli obiettivi verso i quali orientare le proprie strategie.
L’implementazione in senso innovativo dello standard ISO 9001 non solo consente di rivalutare un “costo burocratico” in un uno strumento di gestione predittiva, di efficienza e di efficacia organizzativa, ma può rappresentare un grande supporto per le scelte strategiche aziendali e nel determinare modelli previsionali attraverso gli strumenti dell’intelligenza artificiale.
La ISO 9001, pilastro dei Sistemi di Gestione per la Qualità [SGQ], è
attualmente in fase di revisione, la
pubblicazione della nuova edizione è prevista per Settembre 2026.
La revisione
della norma ISO 9001 mira ad adattare
la norma alle evoluzioni del contesto aziendale globale, affrontando sfide
emergenti e integrando nuove pratiche di gestione.
Perché una Revisione?
L’ultima versione della ISO 9001 risale al 2015. Negli anni successivi, il
panorama economico e tecnologico ha subito trasformazioni significative,
rendendo necessaria un aggiornamento della norma per mantenerla pertinente ed
efficace. Fattori come l’innovazione tecnologica, la crescente
attenzione alla sostenibilità e le nuove modalità di
lavoro hanno evidenziato la necessità di un SGQ più flessibile e
reattivo.
Possibili novità della ISO 9001:2026
Sebbene i dettagli definitivi della revisione siano ancora in fase di
definizione, alcune aree chiave potrebbero subire modifiche significative:
Gestione del Rischio e Resilienza: Si prevede un rafforzamento dell’enfasi sulla gestione proattiva dei
rischi e sulla capacità delle aziende di adattarsi rapidamente ai cambiamenti,
garantendo la continuità operativa anche in situazioni avverse.
Sostenibilità e Responsabilità Sociale: L’integrazione di considerazioni ambientali e
sociali nei processi aziendali diventerà sempre più centrale, riflettendo
l’importanza crescente della sostenibilità nel contesto globale.
Gestione del Cambiamento: La norma potrebbe fornire linee guida più dettagliate su come
implementare e gestire efficacemente i cambiamenti all’interno
dell’organizzazione, assicurando che le transizioni avvengano in modo
strutturato e controllato.
Conoscenza Organizzativa: L’accento sulla gestione e valorizzazione della conoscenza interna
potrebbe essere ampliato, riconoscendo il know-how come un asset
fondamentale per l’innovazione e la competitività.
Tempistiche della Revisione
Il processo di revisione ha seguito diverse tappe fondamentali:
Gennaio 2025: Completamento della seconda bozza del comitato [CD] e distribuzione ai
membri per la raccolta di commenti.
Marzo 2025: Periodo dedicato alla raccolta e analisi dei feedback ricevuti.
Marzo-Aprile 2025: Riunione del Working Group 29 per esaminare i commenti e preparare la
bozza della norma internazionale [DIS].
Settembre 2026: Pubblicazione ufficiale della ISO 9001:2026.
Come Prepararsi alla Transizione
Per affrontare con successo l’aggiornamento della norma, le aziende devono:
Monitorare
gli aggiornamenti: Mantenersi
informati sugli sviluppi della revisione attraverso fonti ufficiali e
partecipare a seminari o workshop dedicati.
Valutare
l’impatto: Analizzare come le potenziali
modifiche potrebbero influenzare i processi esistenti e identificare le aree
che richiederanno adeguamenti.
Formazione: Preparare il personale ai cambiamenti previsti,
fornendo formazione specifica e promuovendo una cultura aziendale orientata
alla qualità e all’innovazione.
Collaborare
con esperti: Consultare/contattare i
professionisti esperti LRQA in sistemi di gestione per ricevere supporto nella
transizione e assicurare la conformità ai nuovi requisiti.
L’aggiornamento
alla ISO 9001:2026 rappresenta un’opportunità per le aziende di rafforzare
i propri sistemi di gestione della qualità, allineandoli alle esigenze
contemporanee e preparandosi alle sfide future. Un approccio proattivo e
informato faciliterà una transizione efficace, garantendo il mantenimento della
certificazione e il miglioramento continuo delle performance aziendali.
Oltre alla ISO
9001, anche le norme ISO 14001 [Sistema di Gestione Ambientale]
e ISO 45001 [Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza sul Lavoro]
sono attualmente in fase di aggiornamento, delineando un’evoluzione coordinata
dei principali standard di gestione.
L’Economia circolare anche per il 2025 rimarrà in grande evidenza seppur in secondo piano rispetto a tematiche strategiche attualmente incombenti come i Tassi all’export, il Cambiamento climatico e le Belligeranze in corso.Come è noto, l’Economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo si estende il Ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore. I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Questo tipo di approccio lineare si basa sull’estrazione di materie prime, sulla produzione ed il consumo di massa e sullo smaltimento degli scarti una volta raggiunta la fine della vita del prodotto. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali ed energia facilmente reperibili e a basso prezzo.
I benefici dell’Economia Circolare
Nell’Unione Europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti. L’UE sta aggiornando la legislazione sulla gestione dei rifiuti per promuovere la transizione verso un’economia circolare, in alternativa all’attuale modello economico lineare. La transizione verso un’economia più circolare può portare numerosi benefici, tra cui:
Riduzione delle emissioni nocive disperse nell’ambiente
Una maggiore disponibilità di materie prime
Diminuzione di materiali di scarto
Aumento della competitività all’interno del mercato
Possibilità di crescita economica [un aumento del PIL dello 0,5%]
Aumento posti di lavoro. Si stima che nell’UE grazie all’economia circolare potrebbero esserci 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030.
Esempi di Economia Circolare
Produrre tessuti con gli scarti di lavorazione delle arance
Realizzare una centrale a biogas partendo dai propri residui di produzione agroalimentare
Riciclare gli pneumatici fuori uso attraverso l’utilizzo delle microonde
Riuso in cui le materie prime vengono dalla riconsegna di mobili o vestiti usati
Riciclare la plastica per la realizzazione di nuovi materiali
Sono questi solo alcuni esempi di prodotti realizzati da aziende virtuose che hanno applicato i principi dell’economia circolare. Alcune di queste testimonianze sono raccolte all’interno del primo Atlante Italiano dell’Economia Circolare, una piattaforma web con cento casi in Italia di realtà ed esperienze di green economy, tra raccolta differenziata, consumo responsabile e recupero dei materiali.
Il PNRR Italia e l’Economia Circolare
Il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza [Pnrr] considera l’economia circolare non un settore a sé, ma la integra insieme all’agricoltura sostenibile e all’impresa verde. In questo modo i fondi garantiti sono in totale 6,3 miliardi di euro, in aumento rispetto alle bozze che erano circolate negli scorsi giorni. Come si legge nel documento, si “punta da un lato a conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando la logistica e competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, dall’altro allo sviluppo di impianti di produzione di materie prime secondarie e all’ammodernamento e alla realizzazione di nuovi impianti, in particolare nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia, per la valorizzazione dei rifiuti in linea col Piano d’azione europeo per l’economia circolare”.
Nello specifico, 1,8 miliardiandranno a non meglio precisati progetti per l’agricoltura sostenibile, mentre i restanti 4,5 miliardi andranno così suddivisi:
1,5 miliardi per la “realizzazione di nuovi impianti e ammodernamento degli impianti esistenti per il riciclo”
800milioniperla“transizione ecologica”,conprogetti però ancora“da individuare”
2,2, miliardi per “progetti a bando di economia circolare per riconversione di processi industriali”
Le Priorità
La “novità” è costituita dalla definizione di fondi specifici per il ciclo dei rifiuti. Gli investimenti aggiuntivi di questa linea saranno pari a 1,5 miliardi, si punterà all’adeguamento degli impianti esistenti e alla realizzazione di nuovi impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti con la produzione di materie prime secondarie. Gli investimenti saranno anche finalizzati a potenziare la raccolta differenziata con investimenti su mezzi di nuova generazione e implementando la logistica per particolari frazioni di rifiuti. Gli interventi previsti sono volti in particolare ad affrontare situazioni critiche nella gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia [ad esempio Città metropolitane di Roma Capitale, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Palermo]. Si attueranno azioni comunicative per incrementare la raccolta differenziata e promozione dei centri di raccolta e riuso. Si punta dunque a migliorare decisamente l’esistente e a superare le enormi e ataviche difficoltà che gli addetti ai lavori e i cittadini riscontrano da molto tempo, fra cui l’incremento della raccolta e del recupero dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche [RAEE]; la chiusura del ciclo di gestione dei fanghi di depurazione prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane; la creazione di poli di trattamento per il recupero dei rifiuti prodotti da grandi utenze [porti, aeroporti, ospedali, plessi scolastici]. L’obiettivo è di superare dunque le criticità soprattutto dei grandi centri urbani, con un orizzonte temporale al 2026, mirando soprattutto a una corretta ed efficace chiusura del ciclo dei rifiuti. Col rischio però che la mancata definizione di come si intende agire possa far rispuntare dalla finestra ciò che l’Europa ha tenuto chiuso dalla porta, ovvero tecnologie obsolete e impattanti come impianti di trattamento meccanico biologico e inceneritori. Zero spazio, infatti, viene dedicato alla prevenzione della produzione di rifiuti e a un concetto fondamentale dell’economia circolare, quello per cui “il miglior rifiuto è quello che non si produce”.
Le Strategie
La strategia nazionale in materia di economia circolare si baserà su un intervento di riforma normativa, denominato Circolarità e tracciabilità volto a promuovere la semplificazione amministrativa in materia di economia circolare e l’attuazione del piano d’azione europeo per l’economia circolare. Quest’ultimo punterà a migliorare l’organizzazione e il funzionamento del sistema di controllo e tracciabilità dei rifiuti, per rafforzare l’ecodesign e la simbiosi industriale, riducendo a monte la produzione di rifiuti e per rafforzare la posizione dell’Italia come paese con i più alti tassi di riuso circolare in Europa”. La strategia sull’economia circolare è però tutta da disegnare, anche se il fatto che venga prevista già nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza fa ben sperare gli operatori. Per il governo, in ogni caso, la strategia sarà “finalizzata a ridurre l’uso delle materie prime naturali, di cui il pianeta si va progressivamente impoverendo, utilizzando ‘materie prime secondarie’, prodotte da scarti/residui/rifiuti. Per incrementare il tasso di circolarità in Italia vengono proposti interventi per la realizzazione di impianti di trasformazione dei rifiuti finalizzata al loro recupero, partendo in particolare dai rifiuti da raccolta differenziata. La strategia sull’economia circolare interviene su un processo lungo e complesso teso a rendere l’Italia meno dipendente dall’approvvigionamento di materie prime e conseguentemente più forte e competitiva sui mercati internazionali. Per potenziare gli interventi verrà costituito un Fondo operativo per far leva sulle risorse del PNRR destinato a favorire lo sviluppo dell’Economia circolare”.
Il Decreto-legge n. 113 del 2024 – convertito con modificazioni dalla Legge 143 del 7 ottobre 2024 – introduce importanti aggiornamenti per le responsabilità amministrative delle imprese, modificando il D. Lgs. 231/01 con nuovi obblighi in materia di segnalazione dei reati, in particolare per quanto riguarda il trattamento illecito dei dati. Questi cambiamenti richiedono alle aziende di aggiornare i Modelli Organizzativi 231 per allinearsi alle nuove normative. Scopriamo come adattarsi alle modifiche e perché questo è cruciale per le imprese.
Nuovi Obblighi di Segnalazione con la Legge 143/2024: Cosa Cambia per il D.Lgs. 231/01? Con l’introduzione della Legge 143/2024, le aziende che operano in settori regolamentati o che trattano dati personali devono rispettare obblighi di segnalazione in caso di condotte illecite. La mancata segnalazione costituisce ora un reato punibile con la reclusione fino a un anno, come previsto dall’articolo 24-bis del D.Lgs. 231/01. Questo innalza l’attenzione sul ruolo dei responsabili della compliance aziendale.
Adeguare il Modello Organizzativo 231 alle Nuove Norme: le Azioni Necessarie L’aggiornamento del Modello Organizzativo 231 è fondamentale per evitare il rischio di sanzioni derivanti dalle nuove disposizioni della Legge 143/2024. Le aziende devono integrare procedure di monitoraggio per identificare e segnalare tempestivamente attività a rischio. Formazione del personale, politiche di segnalazione interna e strumenti di whistleblowing rappresentano aspetti essenziali per garantire una piena aderenza alla normativa.
L’importanza della Formazione e del Monitoraggio Interno. La Legge 143/2024 richiede un potenziamento delle funzioni di compliance e audit. I responsabili dell’audit devono assicurarsi che ogni segnalazione venga gestita in modo rapido e che le procedure siano costantemente allineate ai requisiti del D. Lgs. 231/01. Dotarsi di registri accurati e sistemi di monitoraggio continuo riduce il rischio di omissioni che potrebbero portare a sanzioni.
Benefici di un Sistema di Compliance Rafforzato. Adeguarsi alle nuove disposizioni comporta vantaggi per l’azienda, tra cui miglioramento della reputazione, riduzione del rischio di sanzioni e creazione di un ambiente di lavoro trasparente. Un sistema di compliance solido rende l’impresa più affidabile e aumenta la fiducia degli stakeholder e delle autorità di controllo.
FAQ sulla Legge 143/2024 e il D. Lgs. 231/01
Quali sono gli obblighi di segnalazione previsti dalla Legge 143/2024? Le aziende devono segnalare tempestivamente condotte illecite, in particolare nel trattamento dei dati.
Come posso adeguare il mio Modello Organizzativo 231 alle nuove normative? È necessario rivedere il modello integrando procedure specifiche per monitorare/segnalare i reati informatici.
Quali sanzioni si applicano alle imprese che non rispettano la Legge 113/2024? La mancata segnalazione di attività illecite è punibile con la reclusione fino a un anno.
Il 19 giugno 2024, il Senato della Repubblica ha approvato la nuova legge in materia di rafforzamento della cybersicurezza nazionale e di reati informatici il cui testo è di seguito scaricabile.
Ecco una sintesi dei punti salienti:
Obblighi di Notifica di Incidenti: Le pubbliche amministrazioni e altre entità specifiche devono segnalare e notificare incidenti informatici entro 24 ore e fornire una notifica completa entro 72 ore. In caso di inosservanza, sono previste sanzioni amministrative pecuniarie.
Adozione di Interventi Risolutivi: I soggetti segnalati dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale devono adottare interventi risolutivi entro 15 giorni. La mancata adozione comporta sanzioni.
Modifiche al Codice Penale: Sono state inasprite le pene per vari reati informatici, inclusi accesso abusivo a sistemi informatici, detenzione e diffusione di codici di accesso e danneggiamento di sistemi informatici di pubblico interesse e sono state introdotte le fattispecie di detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico [ 635-quater.1 C.p.] e danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblico interesse [art. 635-qui. C.p.].
Coordinamento Operativo: È previsto un maggiore coordinamento tra i servizi di informazione per la sicurezza e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, con possibilità di differimento di attività di resilienza in casi specifici.
Personale Specializzato: Regole stringenti per il personale dell’Agenzia e degli organismi di informazione per la sicurezza che partecipano a percorsi formativi di specializzazione, con divieto di assumere incarichi presso soggetti privati per un determinato periodo.
Contratti Pubblici: Nuove disposizioni per i contratti pubblici di beni e servizi informatici, con criteri di premialità per l’uso di tecnologie di cybersicurezza italiane o di Paesi UE/NATO.
Modifiche al D.lgs. 231/01
La nuova legge apporta alcune modifiche al D.lgs. 231/01 riguardano l’introduzione di nuove sanzioni e l’estensione delle responsabilità amministrative degli Enti:
Aumento delle Sanzioni Pecuniarie: Per reati informatici, le sanzioni pecuniarie sono aumentate da duecento a settecento quote. In caso di estorsione informatica, si applica una sanzione da trecento a ottocento quote.
Reati Informatici Specifici: L’articolo 24-bis è stato modificato per includere nuovi reati informatici, come il danneggiamento di sistemi informatici di pubblico interesse, con sanzioni che vanno fino a quattrocento quote.
Sanzioni Interdittive: In caso di condanna per estorsione informatica, sono previste sanzioni interdittive per una durata non inferiore a due anni.
Responsabilità degli Enti: Gli enti possono essere ritenuti responsabili per una serie di nuovi reati informatici, aumentando così la necessità di adottare modelli organizzativi adeguati per prevenire tali reati.
PROVVEDIMENTI APPORTATI DALLA LEGGE N. 6 DEL 22 GENNAIO 2024
Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici e modifiche agli articoli 518 duodecies, 635 e 639 del Codice penale. “Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpa-mento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici” facente parte della fattispecie dei reati previsti dall’Art. 25-septesdecies [Delitti contro il patrimonio culturale] del D.lgs. 231/01.
Nuova aggiunta al catalogo 231 in seguito al recepimento sul piano interno della Direttiva [UE] 2019/2021, recante la nuova disciplina delle operazioni transfrontaliere, per tramite del D.lgs. 2 marzo 2023, n. 19. La novella impatta anche sul “sistema 231”, introducendo un nuovo reato presupposto della responsabilità amministrativa degli Enti, dimostrando un approccio sanzionatorio a tutto tondo.
PROVVEDIMENTI APPORTATI DALLA LEX N.206 DEL 27 DICEMBRE 2023
Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy.
Modifica del testo dell’Art. 517 c.p. [Vendita di prodotti alimentari con segni mendaci] che ha interessato sia l’Art.25-bis.1 [Delitti contro l’industria ed il commercio] del D.Lgs231/01 sia la fattispecie della Responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato [Art. 12, L. n. 9/2013] facente parte del Modello 231.
PROVVEDIMENTI APPORTATI CON D.LGS. N. 24 DEL 10 MARZO 2023
Attuazione della Direttiva [UE] 2019/1937 [whistleblowing] del Parla-mento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2019, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione e recante disposizioni riguardanti la protezione delle persone che segnalano violazioni delle disposizioni normative nazionali.
Estensione a tutti i datori di lavoro del settore pubblico e privato, a prescindere dall’adozione del modello organizzativo 231, quanto già stabilito nel decreto attuativo della direttiva europea n. 1937 del 2019 sul whistleblowing in merito a violazioni, comportamenti, atti od omissioni che ledono l’interesse pubblico o integrità dell’Amminis-trazione pubblica o dell’ente privato
Gestione dei canali interni di segnalazione ad una singola persona, ad un ufficio interno autonomo, di un soggetto esterno autonomo o al responsabile della prevenzione della corruzione nel settore pubblico ove è prevista tale figura, come pure nella ipotesi di condivisione del canale e della sua gestione tra comuni diversi dai capoluoghi di provincia
Aggiunta di un canale di segnalazione esterna alle modalità di segnalazione internagià prevista per le organizzazioni che adottano un Modello 231 attivato dall’ANAC a cui ricorrere quando non è stata previsto, attivato o non conforme un canale di segnalazione interna, oppure il segnalante non ha avuto seguito alla sua segnalazione o ha motivi di ritenere che la sua segnalazione possa determinare rischio di ritorsione o che la violazione
La divulgazione pubblica [a determinate condizioni] con l’uso di supporti di stampa, della televisione, della radio, dell’uso di Internet
Nel corso dell’ultimo biennio sono intervenute novità legislative a modificare il dettato normativo del D. Lgs. n. 231/2001, modificando ed allargando le maglie di alcune fattispecie incluse nel catalogo dei reati presupposto. In questo contesto, di particolare interesse risultano essere le previsioni di cui alla Legge n. 238/2021 recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea – Legge Europea 2019-2020”[Legge Europea 2019-2020], nonché quelle introdotte dal D.lg. 25 febbraio 2022, n. 13 recante “Misure urgenti per il contrasto alle frodi e per la sicurezza nei luoghi di lavoro in materia edilizia, nonché sull’elettricità prodotta da impianti utilizzanti fonti rinnovabili”, che, introducendo nuove disposizioni in tema di abusi e reati connessi alla concessione del Superbonus 110%, ha impattato su alcuni reati presupposto della responsabilità delle persone giuridiche. La Camera dei deputati sempre nel 2022 ha approvato in via definitiva il disegno di legge che modifica il Codice penale, inasprendo le sanzioni per i reati contro il Paesaggio e i Beni culturali, ora espressamente richiamati anche dal D. Lgs. 231/2001. Le modifiche apportate al Codice penale dalla Riforma della Giustizia che andranno ad interessare il D.lgs. 231/01 riguarderanno l’Art.640 C.p. inserito nell’Art. 24 “Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato, di un Ente pubblico o dell’Unione europea o per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un Ente pubblico e frode nelle pubbliche forniture” e l’Art. 640-ter C.p. che oltre ad interessare l’Art. 24 riguarda anche l’Art.24-bis “Frode informatica”e nell’Art. 25-octies-1 “Delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti”.
Le sanzioni previste per l’Ente sono sia pecuniarie che interdittive: da 300 a 800 quote per il delitto di cui all’art. 493-ter e fino a 500 quote per i delitti di cui all’art. 493-quater. In caso di condanna dell’ente per uno di tali delitti, le sanzioni interdittive applicabili sono quelle indicate nell’art. 9, c. 2 D.lgs. 231/2001, ossia: interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi. Il D. Lgs. 184/2021 ha anche modificato il testo del delitto di “Frode informatica”, prevista all’art. 640-ter e rientrante nel novero dei reati presupposto della responsabilità degli enti [ex art. 24 D. lgs. 231/2001], il quale ora prevede una nuova circostanza aggravante nel caso in cui dalla alterazione del sistema informatico derivi un “Trasferimento di denaro, di valore monetario o di valuta virtuale”.
Sempre nel 2022 è entrato in vigore il D.lgs. 195/2021 – attuativo della Direttiva UE 2018/1673 in materia di lotta al riciclaggio mediante il diritto penale – che è intervenuto sulle fattispecie incriminatrici di ricettazione, riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio, di cui agli articoli 648 c.p., 648-bis, 648-ter e 648-ter 1 c.p., già incluse nel Catalogo dei reati presupposto all’art. 25-octies del D.lgs. 231/2001. La rilevante novità, anche con riferimento al tema della responsabilità dell’Ente collettivo, risiede nell’ampliamento dell’ambito di applicazione dei suddetti delitti ai proventi indistintamente derivanti da qualsiasi tipologia di reato, con la conseguenza che il denaro, i beni o le altre utilità non dovranno più conseguire esclusivamente da “delitti” [dolosi o colposi] ma potranno derivare anche da contravvenzioni.
Il 19 giugno 2024, il Senato della Repubblica ha approvato la nuova legge in materia di rafforzamento della cybersicurezza nazionale e di reati informatici il cui testo è di seguito scaricabile.
Ecco una sintesi dei punti salienti:
Obblighi di Notifica di Incidenti: Le pubbliche amministrazioni e altre entità specifiche devono segnalare e notificare incidenti informatici entro 24 ore e fornire una notifica completa entro 72 ore. In caso di inosservanza, sono previste sanzioni amministrative pecuniarie.
Adozione di Interventi Risolutivi: I soggetti segnalati dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale devono adottare interventi risolutivi entro 15 giorni. La mancata adozione comporta sanzioni.
Modifiche al Codice Penale: Sono state inasprite le pene per vari reati informatici, inclusi accesso abusivo a sistemi informatici, detenzione e diffusione di codici di accesso e danneggiamento di sistemi informatici di pubblico interesse e sono state introdotte le fattispecie di detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico [635-quater.1 c.p.] e danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblico interesse [art. 635-quinquies c.p.].
Coordinamento Operativo: È previsto un maggiore coordinamento tra i servizi di informazione per la sicurezza e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, con possibilità di differimento di attività di resilienza in casi specifici.
Personale Specializzato: Regole stringenti per il personale dell’Agenzia e degli organismi di informazione per la sicurezza che partecipano a percorsi formativi di specializzazione, con divieto di assumere incarichi presso soggetti privati per un determinato periodo.
Contratti Pubblici: Nuove disposizioni per i contratti pubblici di beni e servizi informatici, con criteri di premialità per l’uso di tecnologie di cybersicurezza italiane o di Paesi UE/NATO.
Modifiche al D.lgs. 231/01
La nuova legge apporta alcune modifiche al D.lgs. 231/01 riguardano l’introduzione di nuove sanzioni e l’estensione delle responsabilità amministrative degli enti:
Aumento delle Sanzioni Pecuniarie: Per reati informatici, le sanzioni pecuniarie sono aumentate da duecento a settecento quote. In caso di estorsione informatica, si applica una sanzione da trecento a ottocento quote.
Reati Informatici Specifici: L’articolo 24-bis è stato modificato per includere nuovi reati informatici, come il danneggiamento di sistemi informatici di pubblico interesse, con sanzioni che vanno fino a quattrocento quote.
Sanzioni Interdittive: In caso di condanna per estorsione informatica, sono previste sanzioni interdittive per una durata non inferiore a due anni.
Responsabilità degli Enti: Gli enti possono essere ritenuti responsabili per una serie di nuovi reati informatici, aumentando così la necessità di adottare modelli organizzativi adeguati a prevenire tali reati.
Anche per il 2025 l’Etica nella gestione dell’impresa consoliderà il proprio ruolo. Com’ è noto, ormai da alcuni anni ed a maggior ragione in questa fase critica della nostra società e dell’economia, l’Etica è divenuta una sfida globale sia per le Industrie ICT/TIC [Tecnologie della Informazione e della Comunicazione] che la teorizzano sia per le aziende che l’applicano.
La Norma europea [EN] 16234-1. La norma fornisce un quadro per classificare le competenze digitali, facendo riferimento a un elenco di 41 competenze, molte trasversali come l’accessibilità, richieste nell’ambiente di lavoro professionale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione [ICT], utilizzando un linguaggio comune per competenze, abilità e livelli di competenza che può essere compreso in tutta Europa .
Le definizioni presentate nel Documento sono progettate per essere applicate a tutti gli attori coinvolti nel settore dell’ICT, come società e professionisti dei servizi ICT, dirigenti e dipartimenti delle risorse umane [HR], istituti di istruzione e formazione professionale, associazioni professionali, accreditamento, convalida e organismi di valutazione, analisti di mercato e responsabili politici, fornendo loro una misura comunemente riconosciuta del talento ICT.
Il Quadro Europeo di Competenza Elettronica [e-CF] fornisce un riferimento a 41 ‘Competenze’ applicate sul posto di lavoro delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione [TIC], utilizzando una lingua comune per competenze e conoscenze che possono essere compresi in tutta Europa. L’e-CF si adatta all’applicazione da parte di organizzazioni di servizi TIC, utenti e forniture, Multinazionali e PMI, per manager ICT, dipartimenti e individui delle risorse umane, Istituti di istruzione, compresi Fornitori di istruzione superiore e certificazione privata, parti sociali, analisti di mercato, responsabili politici e altre organizzazioni nel settore pubblico e privato.
L’obiettivo del Progetto messo a punto dalla UE è di giungere alla pubblicazione di una specifica tecnica CEN [CEN/TS] quale parte integrante del “Quadro Europeo di Etica professionale per la Professione di ICT” che includa una metodologia ed una Guida alla sua applicazione. Esso mira a rafforzare la professione ICT in Europa e prenderà in considerazione prospettive sfaccettate degli stakeholder da parte degli organismi nazionali: dell’Organizzazione professionale ICT, dei professionisti delle TIC e delle loro prospettive educative. La deontologia è una componente essenziale di qualsiasi attività professionale. Esempi di spicco si trovano nel Diritto e nella Medicina, dove la comprensione reciproca porta a risultati migliori e differenzia le professioni dei posti di lavoro. Una forza lavoro professionale nel settore delle TIC in tutta la società e nell’industria europea sosterrà e migliorerà lo scambio di risorse e servizi ICT nel Mercato Unico Europeo.
Tra gli aspetti affini all’etica delle ITC vi è il Risparmio energetico. Sono circa 20 anni che le tecnologie dell’ICT permettono un migliore controllo dei processi in settori quali: edilizia, trasporti, industria e distribuzione dell’energia elettrica, ma l’idea di individuare nelle tecnologie dell’ICT un’opportunità per favorire l’incremento dell’efficienza energetica [di grande attualità in questo periodo] è un fatto relativamente nuovo, che potrebbe permettere di risolvere l’incoerenza tra il modello tradizionale di sviluppo economico e la necessità di un continuo incremento dei consumi energetici.
L’incertezza nella supply chain è un tema cruciale, specialmente in periodi di crisi. Questa incertezza può derivare da vari fattori, tra cui:
Interruzioni nella produzione: Le chiusure di fabbriche e le restrizioni di movimento hanno causato ritardi nella produzione e nella consegna dei materiali.
Carenze di materiali: La difficoltà nel reperire materie prime essenziali ha portato a ritardi e aumenti dei costi.
Volatilità della domanda: Le fluttuazioni nella domanda dei consumatori rendono difficile prevedere le necessità future e pianificare di conseguenza2.
Problemi logistici: Blocchi nei porti e ritardi nei trasporti hanno ulteriormente complicato la gestione della supply chain2.
Per affrontare queste sfide, le aziende possono adottare diverse strategie, come migliorare la pianificazione della domanda, diversificare i fornitori, e investire in tecnologie per una maggiore visibilità e flessibilità della supply chain
Instabilità, incertezza, ritardi delle forniture, rincari delle materie prime sono termini a cui, anche i non addetti ai lavori, negli ultimi anni si sono abituati. D’altronde le conseguenze di questi fenomeni si fanno sentire anche nella vita privata di tutti noi. La loro entità è ben sintetizzata dal report sottostante di JP Morgan.
Analizzando l’andamento
degli ultimi vent’anni ed a voler essere critici, si potrebbe affermare che,
seppur con motivazioni ed entità differenti, questi fenomeni non siano del
tutto nuovi. Ciononostante, è indubbio che attualmente la maggior parte delle
aziende si sia fatta trovare impreparata e stia attraversando un periodo di
crisi. Non dimentichiamo che “crisi” (dal greco krisis) ha anche il significato
di scelta o cambiamento. Quindi vediamo come le aziende stanno affrontando questa
crisi, quali azioni stanno attuando per tentare di minimizzare gli effetti
negativi di questa situazione.
Innanzitutto, analizzando la
curva gialla del suddetto grafico si evince anche un apparente lato positivo,
ossia l’aumento dell’ordinato da parte delle aziende, che potrebbe far pensare
ad una domanda in crescita. In realtà questo dato spiega la principale misura
con cui le aziende stanno fronteggiando questa crisi, ossia l’aumento delle
scorte (o il tentativo di aumentarle) soprattutto sui prodotti con un lungo
ciclo di approvvigionamento. Questa conclusione è deducibile anche dal grafico
sottostante che mostra l’aumento del livello di scorte (di sicurezza) da parte
delle aziende.
Possiamo considerare questa
risposta da parte delle aziende come assolutamente comprensibile. Nel breve
periodo, derogare ai principi lean di gestione dei magazzini, consente (nel
momento in cui lo stock si sarà costituito) di migliorare la capacità di
reazione in caso di necessità.
Tale azione, tuttavia, non è
esente da insidie. Innanzitutto, il rischio principale è che, considerato
l’elevato backlog manifatturiero-logistico, lo stock si costituisca solo nel
momento in cui questo non sia più strettamente necessario. Inoltre, se
all’aumento delle scorte sommiamo anche il succitato aumento dei prezzi risulta
immediato il potenziale rischio a livello finanziario da parte delle aziende.
Infatti, pur immaginando un conseguente rincaro dei prezzi finali, rimane
insoluto il problema legato ad un ciclo monetario sbilanciato. In ultima
analisi l’aumento degli ordinativi nel tentativo di aumentare le scorte di
sicurezza si potrebbe considerare anche come un’alterazione fittizia della
reale domanda di mercato che sappiamo genera complessivamente un ulteriore peggioramento
della reattività della supply chain. Analoghe riflessioni si potrebbero fare
relativamente alle misure attuate dal governo italiano (Superbonus) ad
(apparente) sostegno del settore edilizio. Aumento incontrollato dei prezzi (a
scapito della comunità) ed impossibilità di reperire sufficiente manodopera da
parte di chi realmente necessità di opere edilizie sono le vere dirette
conseguenze che queste manovre, a mio personale avviso, hanno portato.
Altre attività che
potrebbero agevolare in questo momento sono proprio le basi che stanno dietro
al concetto di Supply Chain. Ricordiamo che il termine non è nato semplicemente
come una traduzione anglofona di logistica, bensì per ribadire l’importanza di
integrazione e collaborazione tra le aziende all’interno della stessa filiera.
Condividere i rischi di fornitura e gestire previsioni collaborative di
medio-lungo termine con i fornitori oggi è più che mai è importante in quanto è
dimostrato che si tratta di attività che permettono di mitigare l’instabilità
lungo la supply chain. Altra attività di contenimento dei rischi è sicuramente
l’inserimento in fase contrattuale di clausole di indicizzazione dei prezzi di
acquisto al fine di avere un controllo analitico e meno isterico dell’andamento
dei prezzi di acquisto e mettersi al sicuro dai rischi di mancate forniture.
Per quanto riguarda la negoziazione dei contratti di trasporto, ricordiamo che
l’indicizzazione dei prezzi sulla base delle quotazioni del carburante risulta
attività obbligatoria per legge.
Altre leve che alcune
aziende da tempo stanno tentando di attivare sono quelle di accorciare la
supply chain e il reshoring. Si tratta di un fenomeno opposto alla
globalizzazione delle forniture.
Al pari della precedente, la
diversificazione delle fonti di fornitura rappresenta forse la più classica
strategia di minimizzazione del rischio, almeno nei casi di quelle forniture
che non necessitino di elevati costi di set up.
Ovviamente, prima di
avvicinare la produzione alla regione della domanda, è necessario anche in
questo caso interrogarsi sulla sostenibilità finanziaria di questa
delocalizzazione.
Un esempio che possiamo citare in questo senso è quello di Ikea che negli ultimi mesi ha sia attuato un riposizionamento di parte della produzione di mobili dall’Asia all’Europa sia ha messo in partica saltuariamente la strategia di noleggiare direttamente alcune navi portacontainer per avere un maggior controllo su una fase estremamente critica della supply chain. Tale attività ovviamente può risultare attuabile, seppur saltuariamente, da gruppi delle dimensioni di Ikea e non dalla maggior parte delle aziende. Tuttavia, ritengo che per la maggior parte delle aziende, tanto più in periodo in cui l’affidabilità del trasporto marittimo è ai minimi storici, la scelta del partner logistico sia fondamentale. Se analizziamo il grafico sottostante, si evince come, seppur globalmente le performance di puntualità siano negative per tutti, esistono compagnie marittime che performano nettamente meglio di altre.
Autore: Stefano Milanese
Ingegnere Gestionale, da una decina d’anni si occupa di formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.
Utilizziamo i cookie per personalizzare la tua esperienza utente e per studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.AccettaLeggi tutto
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.