Trasporto sostenibile, si può fare

on 3 Settembre 2026

Trasporto transfrontaliero: perché la Svizzera continua a essere un modello [e cosa stanno facendo gli altri Paesi] – Aggiornamento 2026

Circa il 70% del traffico merci transfrontaliero attraverso la Svizzera viaggia su ferrovia. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con i Paesi confinanti, Italia compresa, che non riescono nemmeno ad avvicinarsi a queste percentuali. Come è possibile mantenere risultati così elevati in un contesto europeo caratterizzato da congestione, aumento dei costi energetici e pressioni ambientali? La risposta sta in scelte politiche coerenti, investimenti pluridecennali e un sistema di incentivi/disin- centivi stabile nel tempo.

01. Le politiche svizzere: continuità, infrastrutture e disincentivo alla gomma

1.1 Le grandi opere: San Gottardo, Ceneri e la rete AlpTransit

Negli ultimi anni la Svizzera ha completato il più grande progetto ferroviario europeo:

  • Galleria di base del San Gottardo [57 km]
  • Galleria di base del Monte Ceneri
  • Potenziamento dei corridoi di accesso nord e sud

Queste opere consentono oggi [2026]:

  • fino a 260 treni merci/giorno
  • sagoma P400 su tutto il corridoio
  • riduzione dei tempi di transito e maggiore affidabilità
  • interoperabilità con i corridoi TEN‑T Reno‑Alpi

La Svizzera ha fatto ciò che molti Paesi annunciano ma raramente completano: ha costruito prima l’infrastruttura, poi ha chiesto alle imprese di usarla.

1.2 La leva fiscale: TTPCP sempre più incisiva

La Tassa sul Traffico Pesante commisurata alle Prestazioni [TTPCP] resta il pilastro della politica svizzera. Dal 2017 in poi la Svizzera ha:

  • aumentato progressivamente le aliquote per i veicoli più inquinanti
  • eliminato agevolazioni per gli Euro VI
  • introdotto nel 2024–2025 ulteriori adeguamenti legati alle emissioni reali [misurazioni RDE]
  • collegato la tassa agli obiettivi climatici 2030

Il messaggio è chiaro: chi usa la strada paga il costo reale esterno che genera.

02. E gli altri Paesi alpini? Italia, Austria, Francia [2020–2026]

2.1 Italia: incentivi sì, ma infrastrutture lente

Nel 2016 l’Italia aveva introdotto contributi per:

  • veicoli a basso impatto ambientale
  • rottamazione e acquisto Euro VI
  • semirimorchi intermodali
  • casse mobili e attrezzature per il combinato

Dal 2020 al 2026 questi strumenti sono stati rinnovati e ampliati:

  • Ferrobonus [rifinanziato più volte]
  • Marebonus
  • incentivi per semirimorchi P400
  • contributi per digitalizzazione e e‑CMR
  • sostegno ai terminal intermodali

Tuttavia, il limite resta sempre lo stesso: la lentezza infrastrutturale. Il Terzo Valico e il potenziamento del nodo di Genova avanzano, ma non con la velocità necessaria per competere con la Svizzera.

2.2 Austria: pedaggi elevati e politica coerente

L’Austria ha continuato a:

  • aumentare i pedaggi autostradali per i mezzi pesanti
  • investire nel tunnel di base del Brennero [BBT], in apertura prevista nel 2032
  • introdurre limiti ambientali e divieti settoriali nel Tirolo

È il Paese che più si avvicina alla logica svizzera.

2.3 Francia: focus su porti e autostrade ferroviarie

La Francia ha puntato su:

  • sviluppo delle autostrade ferroviarie [Calais–Le Boulou, Aiton–Orbassano]
  • investimenti nei porti [Le Havre, Marsiglia]
  • incentivi per il trasporto combinato

Risultati positivi, ma ancora lontani dagli standard elvetici.

03. Perché la Svizzera continua a vincere?

Per tre motivi:

3.1 Coerenza politica

La Svizzera non cambia direzione a ogni legislatura. La strategia è la stessa dagli anni ’90: meno camion, più treni.

3.2 Infrastrutture completate, non solo annunciate

La Svizzera ha costruito ciò che altri Paesi stanno ancora progettando.

3.3 Disincentivi reali alla strada

La TTPCP è un meccanismo semplice: più pesi, più inquini, più paghi.

04. Conclusione: la lezione del 2026

Il 70% del traffico merci transalpino su ferrovia non è un miracolo svizzero: è il risultato di scelte coerenti, investimenti costanti e politiche integrate.

Gli altri Paesi stanno recuperando terreno, ma con velocità diverse:

  • Italia: incentivi utili, infrastrutture lente
  • Austria: politiche restrittive e investimenti forti
  • Francia: sviluppo intermodale in crescita
  • Svizzera: modello consolidato

La domanda per il futuro è semplice: vogliamo seguire il modello svizzero o continuare a rincorrerlo?

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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adminTrasporto sostenibile, si può fare

Le categorie degli Incoterms® 2020

on 3 Settembre 2026

Gli Incoterms sono suddivisi in due gruppi principali:


A. Regole valide per qualsiasi modalità di trasporto

Ideali per trasporto multimodale [strada, ferrovia, nave, aereo].

EXW – Ex Works [Franco Fabbrica]

Il venditore mette la merce a disposizione nei suoi locali.
Rischi e costi quasi totalmente a carico del compratore.

FCA – Free Carrier [Franco Vettore]

Il venditore consegna la merce al vettore scelto dal compratore.
Ottimo per spedizioni containerizzate.

CPT – Carriage Paid To [Trasporto Pagato Fino a]

Il venditore paga il trasporto fino a destinazione, ma il rischio passa al compratore al momento della consegna al primo vettore.

CIP – Carriage and Insurance Paid To

Come CPT, ma il venditore deve anche fornire un’assicurazione con copertura elevata.

DAP – Delivered at Place [Reso al Luogo]

Il venditore consegna la merce pronta per lo scarico nel paese di destinazione.
Rischio e costi maggiori per il venditore.

DPU – Delivered at Place Unloaded [Reso Scaricato]

Simile al DAP, ma con carico e scarico a cura del venditore.

DDP – Delivered Duty Paid [Reso Sdoganato]

Il venditore sostiene tutti i costi e rischi fino alla destinazione finale, inclusi dazi e tasse.  Massima responsabilità per il venditore.


B. Regole specifiche per il trasporto marittimo o via fiume

Usati esclusivamente per il trasporto bulk o merci non containerizzate.

FAS – Free Alongside Ship [Franco Sotto Bordo]

Il venditore consegna la merce accanto alla nave [banchina].
Rischio passa quando la merce è accanto alla nave.

FOB – Free On Board [Franco a Bordo]

Il rischio passa quando la merce è caricata a bordo della nave.
Molto usato [spesso impropriamente] anche nel container.

CFR – Cost and Freight [Costo e Nolo]

Il venditore paga il trasporto marittimo fino al porto di arrivo, ma il rischio passa quando la merce è sulla nave.

CIF – Cost, Insurance and Freight

Come CFR, ma include anche assicurazione a carico del venditore.

Gli errori più comuni nell’uso degli Incoterms

✔ Usare FOB/CIF per spedizioni containerizzate → Dovrebbero essere usati FCA/CIP.
✔ Pensare che gli Incoterms regolino proprietà della merce e pagamenti → Non lo fanno.
✔ Non indicare luogo e versione → Esempio corretto: “DAP Milano – Incoterms® 2020”.
✔ Usare Incoterms per obblighi non previsti → es. imballaggio o qualità della merce.


Come scegliere l’Incoterms giusto?

Dipende da:
  • capacità dell’azienda di gestire trasporto e dogane
  • potere negoziale tra le parti
  • controllo che si vuole mantenere sulla spedizione
  • rischi logistici del paese di destinazione
  • incidenza dei costi assicurativi

Una regola pratica: chi controlla la logistica controlla il margine.

Conclusione

Gli Incoterms non sono solo sigle: sono un linguaggio internazionale che riduce rischi, ottimizza i costi e migliora la trasparenza nelle operazioni globali. Comprenderli e usarli correttamente significa rendere la propria supply chain più resiliente, efficiente e competitiva. Per approfondimenti si raccomanda di fare riferimento a fonti ufficiali quali ad esempio il sito italiano della Camera di Commercio Internazionale [https://iccitalia.org/incoterms/] dal quale è anche possibile acquistare il testo completo degli Incoterms ® 2020.

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseLe categorie degli Incoterms® 2020

Quali sono le migliori aziende di logistica in Italia

on 3 Settembre 2026

Parafrasando Top Peters che definiva “L’ultimo baluardo all’ingresso della concorrenza: la comune cortesia” credo che si potrebbe benissimo contestualizzare in un “buon livello di servizio”.

Le 20 migliori aziende italiane di logistica [2025]

Fonte: Zaccaria Shipping – Classifica delle 20 migliori aziende di logistica italiane. La fonte non riporta l’elenco in forma di lista numerata, ma descrive i principali operatori che dominano il mercato. Incrociando i dati con altre classifiche autorevoli [Top 10 2024] , si ottiene una ricostruzione solida delle aziende che rientrano stabilmente nella Top 20.

Top 20 Logistica & Trasporti – Italia 2025

[in ordine alfabetico, perché le fonti non forniscono un ranking numerico]

  1. Amazon Italia Logistica
  2. BRT – Bartolini
  3. DHL Express Italy
  4. FERCAM
  5. FedEx Express Italy
  6. Fratelli Cosulich Group
  7. GEFCO Italia [storicamente tra i leader; citata in analisi di settore]
  8. Gruppo Arcese [tra i principali operatori multimodali]
  9. Gruppo Autotrasporti F.lli Di Martino [rilevante nel trasporto merci]
  10. Gruppo Ceva Logistics [operatore globale con forte presenza italiana]
  11. Gruppo DSV Italia [tra i top player internazionali]
  12. Gruppo Fiege Italia [logistica integrata]
  13. Gruppo Fisiologica / Number1 Logistics [leader nella GDO]
  14. Gruppo GLS Italy [corriere espresso nazionale]
  15. Gruppo JET AIR SERVICE
  16. Gruppo SDA Express Courier
  17. Gruppo Schenker Italiana [DB Schenker]
  18. Italtrans [tra i più grandi operatori italiani]
  19. Savino Del Bene – il più citato come leader assoluto
  20. TNT/FedEx Supply Chain Italia [presenza storica nel mercato]

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

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Stefano MIlaneseQuali sono le migliori aziende di logistica in Italia

Storia: una start-up italiana di successo

on 3 Settembre 2026

Quanto incide il prezzo sulle decisioni di acquisto on‑line? Ancora oggi, la leva prezzo rimane uno dei fattori più determinanti: circa l’80% degli acquirenti digitali sceglie il negozio basandosi sul prezzo, confrontando in pochi secondi decine di offerte. Per i venditori diventa quindi essenziale monitorare con precisione il proprio posizionamento competitivo.

Parallelamente, l’e‑commerce continua a crescere a ritmi sostenuti. In Italia, negli ultimi anni, l’incremento medio si è attestato intorno al 20% annuo, pur rappresentando ancora una quota relativamente contenuta del commercio totale [circa il 5–7%, a seconda dei settori]. Ciò non toglie che nessuna strategia distributiva moderna possa prescindere dal canale digitale, sempre più integrato con le forme tradizionali.

Oggi si parla infatti di multicanalità o, più correttamente, di omnicanalità per indicare la necessità per le aziende di essere presenti su tutti i canali:

  • off‑line, tramite wholesale e retail;
  • on‑line, sia diretto [e‑commerce proprietario] sia indiretto [marketplace, piattaforme terze].

Questa evoluzione porta con sé sfide complesse: logistiche, tecnologiche, ma soprattutto strategiche, legate alla definizione e alla coerenza della politica di prezzo. Più i canali aumentano, più diventa difficile mantenere un pricing chiaro, uniforme e sostenibile.

Di conseguenza, due competenze diventano imprescindibili:

  • monitorare i prezzi dei concorrenti;
  • monitorare i prezzi dei propri prodotti nei diversi canali on‑line, evitando incoerenze che erodono marginalità e credibilità.

La risposta del mercato: una start‑up italiana che anticipa i bisogni

In questo contesto è significativo osservare che esiste una start‑up italiana che, già da alcuni anni, ha intercettato questa esigenza e l’ha trasformata in un servizio ad alto valore aggiunto: Competitoor, realtà modenese nata nel 2015 e cresciuta all’interno dell’incubatore H‑Farm.

Competitoor sviluppa soluzioni B2B di price intelligence per l’e‑commerce, permettendo alle aziende di:

  • monitorare i prezzi dei competitor in tempo reale;
  • controllare la coerenza dei propri listini sui diversi canali;
  • ottimizzare la marginalità senza sacrificare la competitività.

La start‑up ha saputo distinguersi non solo per la capacità di leggere un bisogno emergente, ma anche per un elemento raro nel panorama delle nuove imprese: ha generato utili fin dal primo anno di attività, smentendo il paradigma secondo cui le start‑up, anche quelle di successo, non producono ritorni economici nel breve periodo. Non sorprende quindi che abbia chiuso un recente aumento di capitale pari a 469 mila euro, a conferma della fiducia degli investitori e della solidità del modello di business. Le aziende che utilizzano le soluzioni di Competitoor hanno registrato incrementi di marginalità compresi tra l’8% e il 20%, un risultato tutt’altro che trascurabile in un mercato dove spesso si sacrifica il margine in favore del fatturato.

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseStoria: una start-up italiana di successo

Misurarsi per migliorare

on 3 Settembre 2026

Nell’attuale contesto economico, le imprese si trovano ad operare in mercati competitivi e dinamici, caratterizzati da fenomeni di turbolenza ambientale difficilmente prevedibili, di rapida manifestazione e di elevata intensità.

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adminMisurarsi per migliorare

Formazione: il ruolo dell’educatore ponte

on 3 Settembre 2026

Da sempre mi ha appassionato l’attività di formazione, credo sia un’attività importante per ciascuno di noi dato che in un modo o nell’altro ci accompagna da bambini fino all’età adulta. Da alcuni anni me ne occupo direttamente sia in ambito professionale sia in ambito personale [leggasi “figli”].

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adminFormazione: il ruolo dell’educatore ponte

Andamento dei noli marittimi durante il 2025

on 3 Settembre 2026

[Container, Bulk, Tanker – trend globali e regionali]

Il 2025 è stato un anno di marcata normalizzazione dei noli marittimi, dopo la forte volatilità legata al Mar Rosso e alla ripresa post-pandemia. Le dinamiche principali sono state: domanda debole, sovracapacità, deviazioni delle rotte, instabilità geopolitica e politiche tariffarie USA.

Di seguito i principali trend.

1. Container: forte calo dei noli nella seconda metà del 2025

Trend generali

  • I noli oceanici hanno registrato riduzioni superiori al 50% su base annua nelle principali rotte Asia–Europa e Transpacifiche nel Q4 2025, tornando vicini ai livelli pre-2020.
  • Trasporto marittimo in fase di raffreddamento, con domanda stagnante in Europa e debole in Asia; migliore tenuta del mercato nordamericano.

Esempi di noli spot [Drewry / Xeneta / Logistica News]

  • Shanghai → Rotterdam: 1.735 USD/FEU, minimo da dicembre 2023.
  • Shanghai → Los Angeles: 2.311 USD/FEU [minimo da fine 2023].
  • Far East → Mediterraneo: -11% a luglio 2025, 3.662 USD/FEU.
  • US West Coast: 2.264 USD/FEU [-59% dal picco del 5 giugno].

Cause principali

  • Sovracapacità: flotta +9% YoY, ordini pari al 30% della capacità esistente.
  • Rotte modificate dal Mar Rosso, ma effetti in esaurimento entro metà 2025.
  • Domanda debole causa rallentamento economico in Europa e Asia.
  • Competizione elevata tra vettori: difficoltà a mantenere GRIs stabili.

2. Rotte e geopolitica: impatti differenziati

Mar Rosso e Canale di Suez

  • Ancora deviazioni via Capo di Buona Speranza per MSC, Maersk e altri, con brusca riduzione dei transiti nel Canale di Suez:
    17 transiti il 21/9/2025 contro 47/giorno nel 2023.

Effetti sulle tariffe

  • Picchi di rialzo in alcuni periodi del 2025, seguiti da rapide correzioni.
  • Le deviazioni hanno aumentato percorrenze e costi, ma il rallentamento della domanda ha prevalso, comprimendo i noli entro fine anno.

3. Bulk [Dry]: rallentamento nel 2025

Secondo UNCTAD, nel 2024 il dry bulk aveva avuto un boom per carbone, fertilizzanti e grano, ma:

  • Inizio 2025: rallentamento dovuto a attività industriale debole e crescita della flotta.

Il Baltic Dry Index ha mostrato volatilità, con punte stagionali ma tendenza al ridimensionamento.

4. Tanker: forte sensibilità alle tensioni geopolitiche

  • Le tariffe tanker hanno avuto picchi a giugno 2025 a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz.
  • Il comparto rimane il più “geopolitical-sensitive” dell’intero settore.

5. Altre osservazioni significative per il 2025

Bunker fuel in calo

  • Prezzi del bunker in riduzione a doppia cifra, contribuendo a contenere i costi operativi.

Volatilità continua

  • UNCTAD evidenzia come nel 2025 la volatilità dei noli sia “la nuova normalità”, causata da tensioni geopolitiche, dazi USA, regolazioni ambientali e squilibri domanda/offerta.

Port congestion e supply chain

  • Nel 2025 congestionamento meno grave rispetto al 2021–2022, ma ancora irregolare.
  • Alcuni porti asiatici ed europei hanno avuto congestioni locali per meteo e scioperi.

Sintesi finale

Nel 2025 i noli marittimi hanno mostrato:

Segmento Trend 2025 Driver principali
Container 📉 Forte calo dei noli nel secondo semestre Sovracapacità, domanda debole, riduzione deviazioni sul Capo
Dry Bulk 📉 Leggera contrazione Industria debole, aumento flotta
Tanker 📈 Picchi di aumento [giugno] Tensioni in Medio Oriente
Port congestion ⚖️ In calo ma variabile Meteo, scioperi, logistica
Costi bunker 📉 In diminuzione Prezzo petrolio in calo

Conclusione:
Il 2025 è stato un anno di netta correzione dei noli, con ritorno verso livelli pre-pandemici, dominato da sovracapacità navale e domanda globale fragile. Un contesto in cui le tensioni geopolitiche hanno prodotto solo rialzi temporanei.

Autore: Stefano Milanese Settembre 2026

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Stefano MIlaneseAndamento dei noli marittimi durante il 2025

Delivering Happiness

on 3 Settembre 2026

Riflessioni aggiornate su profitto, passione e purpose

“Deliberino happiness”. Ho trascorso gran parte della mia vita professionale convivendo felicemente con il verbo deliver, quasi sempre legato a elementi materiali, processi, risultati. Mai avrei immaginato di incontrarlo accostato alla parola happiness. È stato proprio questo abbinamento inatteso – più ancora della conoscenza del “caso Zappos”, a convincermi a leggere il libro di Tony Hsieh. Forse mi ha colpito la tensione tra un verbo operativo, concreto, e uno stato d’animo sfuggente. O forse la capacità dell’autore di sintetizzare in modo sorprendentemente semplice la missione di un’azienda: “a path to profits, passion and purpose”. Tre elementi che non si compensano tra loro: se manca uno, l’impresa resta incompiuta. Lo stesso Hsieh lo aveva sperimentato con la sua precedente avventura imprenditoriale, LinkExchange: profitto abbondante, ma poca passione e nessun vero purpose. Da quella insoddisfazione – e da una lunga serie di tentativi giovanili, creativi e talvolta bizzarri – nasce la filosofia che ha reso Zappos un caso di studio globale.

Una cultura che nasce dal basso

Lo stile di Hsieh è diretto, autentico, quasi disarmante. Dalle sue parole emerge un’idea di imprenditoria come progetto di vita, non come semplice attività economica. Il desiderio di sperimentare, creare, condividere: con dipendenti, clienti, fornitori, partner. Alla base c’è un concetto semplice e rivoluzionario: la cultura aziendale non si impone, si costruisce insieme. Mentre la maggior parte delle aziende definisce i valori in modo top-down, Zappos ha scelto un percorso opposto: un processo bottom-up, lungo, partecipato, a tratti persino divertente. Il famoso Culture Book non è un manifesto scritto dal CEO, ma un documento vivo, aggiornato ogni anno, alimentato dai contributi dei collaboratori. Senza filtri, senza censure, almeno nelle intenzioni.

Quanti CEO conoscete che dedicano tempo a discutere con i propri team quali valori meritano di entrare nella “short list” dell’azienda? In Zappos questo non è un esercizio di stile, ma il cuore del modello.

Il lungo periodo come bussola

Ciò che colpisce, leggendo Hsieh, è la sua ossessione per il lungo periodo. Nonostante crisi, difficoltà finanziarie e momenti di incertezza, l’obiettivo non è mai cambiato: lavorare in modo trasparente, offrire un servizio eccellente, costruire relazioni autentiche.

È l’opposto di ciò che spesso accade nel mercato:

  • aziende che comprimono i costi sacrificando il servizio;
  • aziende con prodotti eccellenti ma incapaci di offrire un’esperienza coerente con il proprio posizionamento;
  • aziende che inseguono il breve periodo e perdono di vista il senso del proprio lavoro.

Zappos ha dimostrato che un altro approccio è possibile.

Le lezioni che funzionano davvero

Non esiste una ricetta universale, ma alcuni principi emergono con chiarezza:

  • Decidi chi vuoi essere: un’azienda che dura o un’azienda che “spreme e scappa”.
  • Definisci i valori: personali e aziendali devono essere allineati, altrimenti la cultura non regge.
  • Sii trasparente: autenticità come vantaggio competitivo.
  • Insegui una visione, non il denaro: il denaro arriva come conseguenza.
  • Crea relazioni: essere interessati è più potente che essere interessanti.
  • Forma la tua squadra: assumere lentamente, licenziare velocemente, crescere insieme.
  • Pensa al lungo periodo: e nel frattempo rendi felici i tuoi clienti.

Le aziende esistono per generare profitto, ma sopravvivono solo se sanno generare felicità, prima internamente, poi verso l’esterno. Non è un concetto romantico: è un modello operativo.

Non solo Zappos: il caso Southwest Airlines

Il principio vale anche in settori lontanissimi dall’e-commerce. Southwest Airlines, leader dei voli low cost, ha costruito il proprio vantaggio competitivo non sulle tariffe, ma sul servizio. E il servizio nasce dalle persone. Il loro motto lo riassume perfettamente: “Without a heart, it’s just a machine.”

Il punto di arrivo [e di partenza]

Fare impresa significa costruire un percorso – a path – fatto di valori condivisi, relazioni autentiche, visione di lungo periodo. Zappos lo ha fatto attraverso un modello culturale partecipato, vivo, imperfetto ma coerente. La domanda finale, allora, resta la stessa: quali sono i vostri valori? E soprattutto: li state vivendo davvero?

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseDelivering Happiness

L’incertezza nella Supply Chain 2010 – 2025

on 3 Settembre 2026

L’incertezza nella supply chain è un tema cruciale, specialmente in periodi di crisi. Questa incertezza può derivare da vari fattori, tra cui:

  1. Interruzioni nella produzione: Le chiusure di fabbriche e le restrizioni di movimento hanno causato ritardi nella produzione e nella consegna dei materiali.
  2. Carenze di materiali: La difficoltà nel reperire materie prime essenziali ha portato a ritardi e aumenti dei costi.
  3. Volatilità della domanda: Le fluttuazioni nella domanda dei consumatori rendono difficile prevedere le necessità future e pianificare di conseguenza2.
  4. Problemi logistici: Blocchi nei porti e ritardi nei trasporti hanno ulteriormente complicato la gestione della supply chain2.

Per affrontare queste sfide, le aziende possono adottare diverse strategie, come migliorare la pianificazione della domanda, diversificare i fornitori, e investire in tecnologie per una maggiore visibilità e flessibilità della supply chain

Instabilità, incertezza, ritardi delle forniture, rincari delle materie prime sono termini a cui, anche i non addetti ai lavori, negli ultimi anni si sono abituati. D’altronde le conseguenze di questi fenomeni si fanno sentire anche nella vita privata di tutti noi. La loro entità, per il passato, è ben sintetizzata dal report sottostante di JP Morgan.

AnnoPMI New Orders (gialla)PMI Delivery Times (verde, invertito)PMI Input Prices (azzurra)Commento sintetico
201052,349,858,5Ripresa post-crisi, ordini in crescita
201151,750,262,0Pressioni sui costi energetici
201249,550,156,8Rallentamento globale
201350,850,555,2Stabilizzazione
201452,150,754,9Espansione moderata
201551,950,853,7Equilibrio nelle supply chain
201651,350,652,8Crescita contenuta
201753,050,956,0Ripresa manifatturiera
201852,750,459,1Aumento costi materie prime
201950,549,957,0Rallentamento pre-pandemia
202042,845,070,5Shock COVID‑19
202154,247,285,0Ripresa con forti ritardi
202251,848,572,3Normalizzazione parziale
202350,949,265,8Stabilità
202451,549,068,0Tensioni geopolitiche
202552,048,870,2Lieve risalita dei prezzi e dei tempi di consegna

Analizzando l’andamento degli ultimi vent’anni ed a voler essere critici, si potrebbe affermare che, seppur con motivazioni ed entità differenti, questi fenomeni non siano del tutto nuovi. Ciononostante, è indubbio che attualmente la maggior parte delle aziende si sia fatta trovare impreparata e stia attraversando un periodo di crisi. Non dimentichiamo che “crisi” (dal greco krisis) ha anche il significato di scelta o cambiamento. Quindi vediamo come le aziende stanno affrontando questa crisi, quali azioni stanno attuando per tentare di minimizzare gli effetti negativi di questa situazione.

Innanzitutto, analizzando la curva gialla del suddetto grafico si evince anche un apparente lato positivo, ossia l’aumento dell’ordinato da parte delle aziende, che potrebbe far pensare ad una domanda in crescita. In realtà questo dato spiega la principale misura con cui le aziende stanno fronteggiando questa crisi, ossia l’aumento delle scorte (o il tentativo di aumentarle) soprattutto sui prodotti con un lungo ciclo di approvvigionamento. Questa conclusione è deducibile anche dal grafico sottostante che mostra l’aumento del livello di scorte (di sicurezza) da parte delle aziende nel passato.

Possiamo considerare questa risposta da parte delle aziende come assolutamente comprensibile. Nel breve periodo, derogare ai principi lean di gestione dei magazzini, consente (nel momento in cui lo stock si sarà costituito) di migliorare la capacità di reazione in caso di necessità.

Tale azione, tuttavia, non è esente da insidie. Innanzitutto, il rischio principale è che, considerato l’elevato backlog manifatturiero-logistico, lo stock si costituisca solo nel momento in cui questo non sia più strettamente necessario. Inoltre, se all’aumento delle scorte sommiamo anche il succitato aumento dei prezzi risulta immediato il potenziale rischio a livello finanziario da parte delle aziende. Infatti, pur immaginando un conseguente rincaro dei prezzi finali, rimane insoluto il problema legato ad un ciclo monetario sbilanciato. In ultima analisi l’aumento degli ordinativi nel tentativo di aumentare le scorte di sicurezza si potrebbe considerare anche come un’alterazione fittizia della reale domanda di mercato che sappiamo genera complessivamente un ulteriore peggioramento della reattività della supply chain. Analoghe riflessioni si potrebbero fare relativamente alle misure attuate dal governo italiano (Superbonus) ad (apparente) sostegno del settore edilizio. Aumento incontrollato dei prezzi (a scapito della comunità) ed impossibilità di reperire sufficiente manodopera da parte di chi realmente necessità di opere edilizie sono le vere dirette conseguenze che queste manovre, a mio personale avviso, hanno portato. 

Altre attività che potrebbero agevolare in questo momento sono proprio le basi che stanno dietro al concetto di Supply Chain. Ricordiamo che il termine non è nato semplicemente come una traduzione anglofona di logistica, bensì per ribadire l’importanza di integrazione e collaborazione tra le aziende all’interno della stessa filiera. Condividere i rischi di fornitura e gestire previsioni collaborative di medio-lungo termine con i fornitori oggi è più che mai è importante in quanto è dimostrato che si tratta di attività che permettono di mitigare l’instabilità lungo la supply chain. Altra attività di contenimento dei rischi è sicuramente l’inserimento in fase contrattuale di clausole di indicizzazione dei prezzi di acquisto al fine di avere un controllo analitico e meno isterico dell’andamento dei prezzi di acquisto e mettersi al sicuro dai rischi di mancate forniture. Per quanto riguarda la negoziazione dei contratti di trasporto, ricordiamo che l’indicizzazione dei prezzi sulla base delle quotazioni del carburante risulta attività obbligatoria per legge.

Altre leve che alcune aziende da tempo stanno tentando di attivare sono quelle di accorciare la supply chain e il reshoring. Si tratta di un fenomeno opposto alla globalizzazione delle forniture.

Al pari della precedente, la diversificazione delle fonti di fornitura rappresenta forse la più classica strategia di minimizzazione del rischio, almeno nei casi di quelle forniture che non necessitino di elevati costi di set up.  

Ovviamente, prima di avvicinare la produzione alla regione della domanda, è necessario anche in questo caso interrogarsi sulla sostenibilità finanziaria di questa delocalizzazione.

Un esempio che possiamo citare in questo senso è quello di Ikea che negli ultimi mesi ha sia attuato un riposizionamento di parte della produzione di mobili dall’Asia all’Europa sia ha messo in partica saltuariamente la strategia di noleggiare direttamente alcune navi portacontainer per avere un maggior controllo su una fase estremamente critica della supply chain. Tale attività ovviamente può risultare attuabile, seppur saltuariamente, da gruppi delle dimensioni di Ikea e non dalla maggior parte delle aziende. Tuttavia, ritengo che per la maggior parte delle aziende, tanto più in periodo in cui l’affidabilità del trasporto marittimo è ai minimi storici, la scelta del partner logistico sia fondamentale. Se analizziamo il grafico sottostante, si evince come, seppur globalmente le performance di puntualità siano negative per tutti, esistono compagnie marittime che performano nettamente meglio di altre.

Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, da una decina d’anni si occupa di formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseL’incertezza nella Supply Chain 2010 – 2025

Corporate e Personal Storytelling

on 3 Settembre 2026

Raccontare per capire: riflessioni sui libri di Andrea Bettini e sullo storytelling nel 2026

Nel corso dell’ultimo anno ho avuto il piacere di approfondire due testi dedicati allo storytelling firmati da Andrea Bettini:

  • Non siamo mica la Coca‑Cola ma abbiamo una bella storia da raccontare
  • Personal Storytelling – costruire narrazioni di sé efficaci (scritto con Andrea Gavatorta)

Sono due libri che potremmo definire “manuali pratici”, o – come probabilmente li descriverebbe l’autore – due manuali pop: accessibili, scorrevoli, poco accademici nel tono ma ricchi di spunti, esempi e riflessioni che parlano direttamente al lettore.

Corporate Storytelling: non serve essere una multinazionale per avere una storia

Il primo volume affronta il tema del Corporate Storytelling, che Bettini definisce come:

l’applicazione della tecnica narrativa alle diverse funzioni aziendali: Risorse Umane, Prodotto, Marketing Strategico e Comunicazione.

L’idea più originale del libro è semplice ma rivoluzionaria: lo storytelling non è un privilegio delle grandi aziende, ma uno strumento potentissimo anche per realtà piccole, medie o addirittura individuali.

L’autore insiste su un punto spesso trascurato: prima di raccontare, bisogna progettare. Serve una strategia, un’inventio ciceroniana che chiarisca:

  • cosa vogliamo dire
  • perché lo vogliamo dire
  • a chi ci stiamo rivolgendo

I casi citati – molti dei quali provenienti da imprese artigiane, PMI o vere e proprie one‑man company – dimostrano che la forza di una storia non dipende dalla dimensione dell’azienda, ma dalla sua autenticità. Il caso di Solo Surfboards, ad esempio, è uno di quelli che più colpiscono per la capacità di trasformare un mestiere in un racconto identitario.

Uno dei temi ricorrenti è il rapporto tra impresa e territorio:

la contaminazione positiva tra aziende e territorio, una volta avviata, si autoalimenta, si diffonde e si amplifica.

Il libro alterna narrazione e analisi, mostrando come le tecniche dello storytelling possano diventare strumenti concreti di comunicazione e posizionamento.

Personal Storytelling: raccontare sé stessi è ormai inevitabile

Il secondo testo porta lo stesso approccio nel campo del Personal Storytelling. A prima vista potrebbe sembrare un tema per biografi, consulenti d’immagine o professionisti della comunicazione. In realtà riguarda tutti noi.

Nel 2026, ogni volta che:

  • pubblichiamo un contenuto sui social
  • scriviamo un Curriculum Vitae
  • affrontiamo un colloquio
  • presentiamo un progetto
  • costruiamo la nostra reputazione digitale

stiamo facendo Personal Storytelling.

Il libro mostra come costruire una narrazione di sé coerente, credibile e soprattutto utile, senza scivolare nell’autopromozione vuota o nella retorica motivazionale.

Due libri che parlano al presente

Sono testi che mi sento di consigliare non solo per la qualità dei contenuti, ma anche per lo stile – una vera elocutio ciceroniana moderna, piacevole e mai artificiosa.

In un’epoca in cui le aziende cercano autenticità e le persone cercano senso, lo storytelling non è più un esercizio creativo: è una competenza professionale e umana.

Conclusione

Ora, come suggerisce Bettini, il punto non è più capire se abbiamo una storia da raccontare, ma come decidiamo di raccontarla. Perché – parafrasando l’autore – Le storie funzionano solo quando siamo noi i primi a crederci.

Le storie non si concludono con un punto

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseCorporate e Personal Storytelling