Raccontare per capire: riflessioni sui libri di Andrea Bettini e sullo storytelling nel 2026
Nel corso dell’ultimo anno ho avuto il piacere di approfondire due testi dedicati allo storytelling firmati da Andrea Bettini:
- Non siamo mica la Coca‑Cola ma abbiamo una bella storia da raccontare
- Personal Storytelling – costruire narrazioni di sé efficaci (scritto con Andrea Gavatorta)
Sono due libri che potremmo definire “manuali pratici”, o – come probabilmente li descriverebbe l’autore – due manuali pop: accessibili, scorrevoli, poco accademici nel tono ma ricchi di spunti, esempi e riflessioni che parlano direttamente al lettore.
Corporate Storytelling: non serve essere una multinazionale per avere una storia
Il primo volume affronta il tema del Corporate Storytelling, che Bettini definisce come:
l’applicazione della tecnica narrativa alle diverse funzioni aziendali: Risorse Umane, Prodotto, Marketing Strategico e Comunicazione.
L’idea più originale del libro è semplice ma rivoluzionaria: lo storytelling non è un privilegio delle grandi aziende, ma uno strumento potentissimo anche per realtà piccole, medie o addirittura individuali.
L’autore insiste su un punto spesso trascurato: prima di raccontare, bisogna progettare. Serve una strategia, un’inventio ciceroniana che chiarisca:
- cosa vogliamo dire
- perché lo vogliamo dire
- a chi ci stiamo rivolgendo
I casi citati – molti dei quali provenienti da imprese artigiane, PMI o vere e proprie one‑man company – dimostrano che la forza di una storia non dipende dalla dimensione dell’azienda, ma dalla sua autenticità. Il caso di Solo Surfboards, ad esempio, è uno di quelli che più colpiscono per la capacità di trasformare un mestiere in un racconto identitario.
Uno dei temi ricorrenti è il rapporto tra impresa e territorio:
la contaminazione positiva tra aziende e territorio, una volta avviata, si autoalimenta, si diffonde e si amplifica.
Il libro alterna narrazione e analisi, mostrando come le tecniche dello storytelling possano diventare strumenti concreti di comunicazione e posizionamento.
Personal Storytelling: raccontare sé stessi è ormai inevitabile
Il secondo testo porta lo stesso approccio nel campo del Personal Storytelling. A prima vista potrebbe sembrare un tema per biografi, consulenti d’immagine o professionisti della comunicazione. In realtà riguarda tutti noi.
Nel 2026, ogni volta che:
- pubblichiamo un contenuto sui social
- scriviamo un Curriculum Vitae
- affrontiamo un colloquio
- presentiamo un progetto
- costruiamo la nostra reputazione digitale
stiamo facendo Personal Storytelling.
Il libro mostra come costruire una narrazione di sé coerente, credibile e soprattutto utile, senza scivolare nell’autopromozione vuota o nella retorica motivazionale.
Due libri che parlano al presente
Sono testi che mi sento di consigliare non solo per la qualità dei contenuti, ma anche per lo stile – una vera elocutio ciceroniana moderna, piacevole e mai artificiosa.
In un’epoca in cui le aziende cercano autenticità e le persone cercano senso, lo storytelling non è più un esercizio creativo: è una competenza professionale e umana.
Conclusione
Ora, come suggerisce Bettini, il punto non è più capire se abbiamo una storia da raccontare, ma come decidiamo di raccontarla. Perché – parafrasando l’autore – Le storie funzionano solo quando siamo noi i primi a crederci.
Le storie non si concludono con un punto
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Autore: Stefano Milanese
Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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