Dalla prima partenza, riapre la via della seta

on 30 Settembre 2026

Dalla prima partenza del 2017 ai corridoi euro‑asiatici del 2026: l’evoluzione del treno merci Italia‑Cina

Il 28 novembre 2017 è partito dall’interporto di Mortara [Pavia] il primo treno merci diretto Italia‑Cina, riaprendo simbolicamente la Via della Seta ferroviaria. Il convoglio, composto da 17 vagoni e 34 container da 40’, ha percorso 10.800 km attraversando Polonia, Bielorussia, Russia e Kazakistan, raggiungendo Chengdu in circa 18 giorni: un tempo record rispetto ai circa 40 giorni del trasporto marittimo.

Quella partenza rappresentò un momento storico: per la prima volta l’Italia entrava stabilmente nei corridoi ferroviari euro‑asiatici, offrendo alle imprese una nuova opzione logistica più rapida e competitiva.

Dal 2018 al 2020: crescita dei volumi e diversificazione dei settori

Nei primi anni il servizio ha registrato:

  • un aumento delle frequenze [fino a 2–3 treni a settimana];
  • l’ingresso di nuovi settori oltre a meccanica, automotive, ceramica e arredo;
  • l’interesse crescente di moda, agroalimentare, vino e prodotti ad alto valore aggiunto.

La ferrovia si è affermata come soluzione intermedia tra nave e aereo: più veloce della prima, molto meno costosa del secondo.

2020–2022: Pandemia, congestione portuale e boom della ferrovia

Durante la pandemia:

  • i porti asiatici ed europei hanno subito congestioni senza precedenti;
  • i noli marittimi sono aumentati fino a 10 volte;
  • molte aziende hanno scelto la ferrovia per garantire continuità alle supply chain.

Il traffico ferroviario euro‑asiatico ha toccato i massimi storici, con oltre 15.000 treni all’anno lungo la “New Silk Railway”.

2022–2024: guerra in Ucraina e riposizionamento dei corridoi

L’invasione russa dell’Ucraina ha modificato profondamente le rotte:

  • il corridoio tradizionale via Bielorussia–Russia è diventato più complesso per ragioni geopolitiche e assicurative;
  • sono cresciute le alternative sud‑caucasiche (Georgia–Azerbaijan–Kazakhstan) e centrasiatiche;
  • l’Italia ha puntato su collegamenti più stabili via Trieste, Duisburg e Budapest.

Il servizio Mortara–Chengdu ha subito rallentamenti e riorganizzazioni, ma non è stato abbandonato: si è trasformato.

2025–2026: una nuova fase della logistica euro‑asiatica

Nel 2026 il quadro è molto diverso rispetto al 2017:

  1. Corridoi più diversificati

Le aziende italiane utilizzano oggi:

  • il Middle Corridor (Turchia–Georgia–Caspio–Kazakhstan), più stabile dal punto di vista geopolitico;
  • i collegamenti ferroviari misti mare+treno via Pireo, Istanbul e Baku;
  • i servizi diretti da Trieste e Verona verso hub logistici cinesi.
  1. Tempi di transito più competitivi

Grazie a investimenti tecnologici e doganali:

  • i transit time sono scesi a 15–18 giorni sulle tratte più efficienti;
  • i servizi premium arrivano a 12–14 giorni.
  1. Settori coinvolti sempre più ampi

Oltre ai comparti storici, oggi utilizzano la ferrovia:

  • moda e lusso (per collezioni stagionali e capsule)
  • elettronica e componentistica
  • food & beverage premium
  • farmaceutico e biomedicale
  • e‑commerce B2B
  1. Italia più integrata nei corridoi europei

Trieste, Verona, Piacenza e Bologna sono diventati nodi strategici per i flussi ferroviari verso la Cina.

Perché la ferrovia resta competitiva nel 2026

I vantaggi sono ancora evidenti:

  • Velocità: 15–18 giorni contro i 35–45 del mare
  • Affidabilità: minore variabilità dei tempi rispetto al trasporto marittimo
  • Sostenibilità: riduzione delle emissioni fino al 70% rispetto all’aereo
  • Costi intermedi: più economica dell’aereo, più veloce della nave
  • Maggiore sicurezza: tracking continuo e minori rischi di congestione portuale

Conclusione: dal primo treno del 2017 a una nuova geografia logistica

Il primo treno Mortara–Chengdu del 2017 è stato più di un evento simbolico: ha aperto la strada a un nuovo modo di concepire la logistica tra Italia e Cina. Oggi, nel 2026, i collegamenti ferroviari euro‑asiatici sono maturati, si sono adattati alle crisi geopolitiche e rappresentano una leva strategica per le supply chain italiane, soprattutto per i settori ad alto valore aggiunto.

La “nuova Via della Seta” non è più un progetto: è una rete logistica in continua evoluzione, nella quale l’Italia può giocare un ruolo sempre più centrale.

misurarsi-per-migliorare-05

misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Incentivi per il trasporto intermodale

on 30 Settembre 2026

Negli ultimi anni il tema degli incentivi all’intermodalità è tornato al centro del dibattito europeo. Dopo le polemiche e i blocchi comunitari che avevano frenato analoghi tentativi in passato, l’Italia ha scelto di confermare una strategia di sostegno economico stabile e pluriennale, ritenendo l’intermodalità un tassello essenziale per la competitività logistica e per la transizione ambientale.

La Legge di Stabilità 2016 aveva introdotto due misure cardine:

  • Marebonus, dedicato al trasporto combinato strada–mare;
  • Ferrobonus, rivolto al trasporto combinato strada–ferrovia.

Questi strumenti sono stati progressivamente rinnovati e rifinanziati. Gli stanziamenti oggi previsti ammontano a:

  • 45 milioni per il marebonus e 20 milioni per il ferrobonus nel 2016;
  • 44 milioni e 20 milioni nel 2026;
  • 48 milioni e 20 milioni nel 2027.

Si tratta di risorse significative, che confermano la volontà di sostenere modalità di trasporto a minor impatto ambientale e di favorire un riequilibrio modale coerente con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.

La fine della sperimentazione e la stabilizzazione delle deroghe

Con il calendario dei divieti al traffico pesante 2016 è terminato il periodo sperimentale della deroga per i trasporti combinati. La deroga è ora strutturale, riconoscendo formalmente il ruolo dell’intermodalità come componente stabile dell’ecosistema logistico nazionale.

Obiettivi dichiarati e interrogativi aperti

Le due misure perseguono un obiettivo chiaro: sviluppare un’offerta di trasporto merci più sostenibile, più efficiente e più competitiva, sia in termini di rese operative sia di costi complessivi.

Tuttavia, un’analisi critica impone una domanda che il Consiglio europeo ha già affrontato negli anni scorsi: è davvero possibile rendere competitiva l’alternativa intermodale senza un sostegno economico pubblico? La risposta, finora, è stata prudente. L’intermodalità è considerata strategica, ma ancora non pienamente in grado di competere con la flessibilità del trasporto stradale senza un adeguato sistema di incentivi.

La domanda che conta davvero

A mio avviso, la vera domanda da porsi è un’altra: quando parliamo di intermodalità, la consideriamo solo uno strumento tecnico per rendere più efficienti i nostri trasporti, oppure la guardiamo come un investimento sul futuro e sulla salute dei nostri figli?

Perché la scelta non riguarda soltanto la logistica: riguarda il modello di sviluppo che vogliamo sostenere, la qualità dell’aria che respiriamo, la sicurezza delle infrastrutture e la responsabilità che abbiamo verso le generazioni che verranno.

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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