Andamento dei noli marittimi durante il 2025

on 9 Giugno 2026

[Container, Bulk, Tanker – trend globali e regionali]

Il 2025 è stato un anno di marcata normalizzazione dei noli marittimi, dopo la forte volatilità legata al Mar Rosso e alla ripresa post-pandemia. Le dinamiche principali sono state: domanda debole, sovracapacità, deviazioni delle rotte, instabilità geopolitica e politiche tariffarie USA.

Di seguito i principali trend.

1. Container: forte calo dei noli nella seconda metà del 2025

Trend generali

  • I noli oceanici hanno registrato riduzioni superiori al 50% su base annua nelle principali rotte Asia–Europa e Transpacifiche nel Q4 2025, tornando vicini ai livelli pre-2020.
  • Trasporto marittimo in fase di raffreddamento, con domanda stagnante in Europa e debole in Asia; migliore tenuta del mercato nordamericano.

Esempi di noli spot [Drewry / Xeneta / Logistica News]

  • Shanghai → Rotterdam: 1.735 USD/FEU, minimo da dicembre 2023.
  • Shanghai → Los Angeles: 2.311 USD/FEU [minimo da fine 2023].
  • Far East → Mediterraneo: -11% a luglio 2025, 3.662 USD/FEU.
  • US West Coast: 2.264 USD/FEU [-59% dal picco del 5 giugno].

Cause principali

  • Sovracapacità: flotta +9% YoY, ordini pari al 30% della capacità esistente.
  • Rotte modificate dal Mar Rosso, ma effetti in esaurimento entro metà 2025.
  • Domanda debole causa rallentamento economico in Europa e Asia.
  • Competizione elevata tra vettori: difficoltà a mantenere GRIs stabili.

2. Rotte e geopolitica: impatti differenziati

Mar Rosso e Canale di Suez

  • Ancora deviazioni via Capo di Buona Speranza per MSC, Maersk e altri, con brusca riduzione dei transiti nel Canale di Suez:
    17 transiti il 21/9/2025 contro 47/giorno nel 2023.

Effetti sulle tariffe

  • Picchi di rialzo in alcuni periodi del 2025, seguiti da rapide correzioni.
  • Le deviazioni hanno aumentato percorrenze e costi, ma il rallentamento della domanda ha prevalso, comprimendo i noli entro fine anno.

3. Bulk [Dry]: rallentamento nel 2025

Secondo UNCTAD, nel 2024 il dry bulk aveva avuto un boom per carbone, fertilizzanti e grano, ma:

  • Inizio 2025: rallentamento dovuto a attività industriale debole e crescita della flotta.

Il Baltic Dry Index ha mostrato volatilità, con punte stagionali ma tendenza al ridimensionamento.

4. Tanker: forte sensibilità alle tensioni geopolitiche

  • Le tariffe tanker hanno avuto picchi a giugno 2025 a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz.
  • Il comparto rimane il più “geopolitical-sensitive” dell’intero settore.

5. Altre osservazioni significative per il 2025

Bunker fuel in calo

  • Prezzi del bunker in riduzione a doppia cifra, contribuendo a contenere i costi operativi.

Volatilità continua

  • UNCTAD evidenzia come nel 2025 la volatilità dei noli sia “la nuova normalità”, causata da tensioni geopolitiche, dazi USA, regolazioni ambientali e squilibri domanda/offerta.

Port congestion e supply chain

  • Nel 2025 congestionamento meno grave rispetto al 2021–2022, ma ancora irregolare.
  • Alcuni porti asiatici ed europei hanno avuto congestioni locali per meteo e scioperi.

Sintesi finale

Nel 2025 i noli marittimi hanno mostrato:

Segmento Trend 2025 Driver principali
Container 📉 Forte calo dei noli nel secondo semestre Sovracapacità, domanda debole, riduzione deviazioni sul Capo
Dry Bulk 📉 Leggera contrazione Industria debole, aumento flotta
Tanker 📈 Picchi di aumento [giugno] Tensioni in Medio Oriente
Port congestion ⚖️ In calo ma variabile Meteo, scioperi, logistica
Costi bunker 📉 In diminuzione Prezzo petrolio in calo

Conclusione:
Il 2025 è stato un anno di netta correzione dei noli, con ritorno verso livelli pre-pandemici, dominato da sovracapacità navale e domanda globale fragile. Un contesto in cui le tensioni geopolitiche hanno prodotto solo rialzi temporanei.

Autore: Stefano Milanese Giugno 2026

Leggi tutto
Stefano MIlaneseAndamento dei noli marittimi durante il 2025

Corporate e Personal Storytelling

on 9 Giugno 2026

Raccontare per capire: riflessioni sui libri di Andrea Bettini e sullo storytelling nel 2026

Nel corso dell’ultimo anno ho avuto il piacere di approfondire due testi dedicati allo storytelling firmati da Andrea Bettini:

  • Non siamo mica la Coca‑Cola ma abbiamo una bella storia da raccontare
  • Personal Storytelling – costruire narrazioni di sé efficaci (scritto con Andrea Gavatorta)

Sono due libri che potremmo definire “manuali pratici”, o – come probabilmente li descriverebbe l’autore – due manuali pop: accessibili, scorrevoli, poco accademici nel tono ma ricchi di spunti, esempi e riflessioni che parlano direttamente al lettore.

Corporate Storytelling: non serve essere una multinazionale per avere una storia

Il primo volume affronta il tema del Corporate Storytelling, che Bettini definisce come:

l’applicazione della tecnica narrativa alle diverse funzioni aziendali: Risorse Umane, Prodotto, Marketing Strategico e Comunicazione.

L’idea più originale del libro è semplice ma rivoluzionaria: lo storytelling non è un privilegio delle grandi aziende, ma uno strumento potentissimo anche per realtà piccole, medie o addirittura individuali.

L’autore insiste su un punto spesso trascurato: prima di raccontare, bisogna progettare. Serve una strategia, un’inventio ciceroniana che chiarisca:

  • cosa vogliamo dire
  • perché lo vogliamo dire
  • a chi ci stiamo rivolgendo

I casi citati – molti dei quali provenienti da imprese artigiane, PMI o vere e proprie one‑man company – dimostrano che la forza di una storia non dipende dalla dimensione dell’azienda, ma dalla sua autenticità. Il caso di Solo Surfboards, ad esempio, è uno di quelli che più colpiscono per la capacità di trasformare un mestiere in un racconto identitario.

Uno dei temi ricorrenti è il rapporto tra impresa e territorio:

la contaminazione positiva tra aziende e territorio, una volta avviata, si autoalimenta, si diffonde e si amplifica.

Il libro alterna narrazione e analisi, mostrando come le tecniche dello storytelling possano diventare strumenti concreti di comunicazione e posizionamento.

Personal Storytelling: raccontare sé stessi è ormai inevitabile

Il secondo testo porta lo stesso approccio nel campo del Personal Storytelling. A prima vista potrebbe sembrare un tema per biografi, consulenti d’immagine o professionisti della comunicazione. In realtà riguarda tutti noi.

Nel 2026, ogni volta che:

  • pubblichiamo un contenuto sui social
  • scriviamo un Curriculum Vitae
  • affrontiamo un colloquio
  • presentiamo un progetto
  • costruiamo la nostra reputazione digitale

stiamo facendo Personal Storytelling.

Il libro mostra come costruire una narrazione di sé coerente, credibile e soprattutto utile, senza scivolare nell’autopromozione vuota o nella retorica motivazionale.

Due libri che parlano al presente

Sono testi che mi sento di consigliare non solo per la qualità dei contenuti, ma anche per lo stile – una vera elocutio ciceroniana moderna, piacevole e mai artificiosa.

In un’epoca in cui le aziende cercano autenticità e le persone cercano senso, lo storytelling non è più un esercizio creativo: è una competenza professionale e umana.

Conclusione

Ora, come suggerisce Bettini, il punto non è più capire se abbiamo una storia da raccontare, ma come decidiamo di raccontarla. Perché – parafrasando l’autore – Le storie funzionano solo quando siamo noi i primi a crederci.

Le storie non si concludono con un punto

misurarsi-per-migliorare-05

misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

Leggi tutto
Stefano MIlaneseCorporate e Personal Storytelling