Trasporto sostenibile, si può fare

on 9 Giugno 2026

Trasporto transfrontaliero: perché la Svizzera continua a essere un modello [e cosa stanno facendo gli altri Paesi] – Aggiornamento 2026

Circa il 70% del traffico merci transfrontaliero attraverso la Svizzera viaggia su ferrovia. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con i Paesi confinanti, Italia compresa, che non riescono nemmeno ad avvicinarsi a queste percentuali. Come è possibile mantenere risultati così elevati in un contesto europeo caratterizzato da congestione, aumento dei costi energetici e pressioni ambientali? La risposta sta in scelte politiche coerenti, investimenti pluridecennali e un sistema di incentivi/disincentivi stabile nel tempo.

  1. Le politiche svizzere: continuità, infrastrutture e disincentivo alla gomma

1.1 Le grandi opere: San Gottardo, Ceneri e la rete AlpTransit

Negli ultimi anni la Svizzera ha completato il più grande progetto ferroviario europeo:

  • Galleria di base del San Gottardo [57 km]
  • Galleria di base del Monte Ceneri
  • Potenziamento dei corridoi di accesso nord e sud

Queste opere consentono oggi [2026]:

  • fino a 260 treni merci/giorno
  • sagoma P400 su tutto il corridoio
  • riduzione dei tempi di transito e maggiore affidabilità
  • interoperabilità con i corridoi TEN‑T Reno‑Alpi

La Svizzera ha fatto ciò che molti Paesi annunciano ma raramente completano: ha costruito prima l’infrastruttura, poi ha chiesto alle imprese di usarla.

1.2 La leva fiscale: TTPCP sempre più incisiva

La Tassa sul Traffico Pesante commisurata alle Prestazioni [TTPCP] resta il pilastro della politica svizzera. Dal 2017 in poi la Svizzera ha:

  • aumentato progressivamente le aliquote per i veicoli più inquinanti
  • eliminato agevolazioni per gli Euro VI
  • introdotto nel 2024–2025 ulteriori adeguamenti legati alle emissioni reali [misurazioni RDE]
  • collegato la tassa agli obiettivi climatici 2030

Il messaggio è chiaro: chi usa la strada paga il costo reale esterno che genera.

  1. E gli altri Paesi alpini? Italia, Austria, Francia [2020–2026]

2.1 Italia: incentivi sì, ma infrastrutture lente

Nel 2016 l’Italia aveva introdotto contributi per:

  • veicoli a basso impatto ambientale
  • rottamazione e acquisto Euro VI
  • semirimorchi intermodali
  • casse mobili e attrezzature per il combinato

Dal 2020 al 2026 questi strumenti sono stati rinnovati e ampliati:

  • Ferrobonus [rifinanziato più volte]
  • Marebonus
  • incentivi per semirimorchi P400
  • contributi per digitalizzazione e e‑CMR
  • sostegno ai terminal intermodali

Tuttavia, il limite resta sempre lo stesso: la lentezza infrastrutturale. Il Terzo Valico e il potenziamento del nodo di Genova avanzano, ma non con la velocità necessaria per competere con la Svizzera.

2.2 Austria: pedaggi elevati e politica coerente

L’Austria ha continuato a:

  • aumentare i pedaggi autostradali per i mezzi pesanti
  • investire nel tunnel di base del Brennero [BBT], in apertura prevista nel 2032
  • introdurre limiti ambientali e divieti settoriali nel Tirolo

È il Paese che più si avvicina alla logica svizzera.

2.3 Francia: focus su porti e autostrade ferroviarie

La Francia ha puntato su:

  • sviluppo delle autostrade ferroviarie [Calais–Le Boulou, Aiton–Orbassano]
  • investimenti nei porti [Le Havre, Marsiglia]
  • incentivi per il trasporto combinato

Risultati positivi, ma ancora lontani dagli standard elvetici.

  1. Perché la Svizzera continua a vincere?

Per tre motivi:

3.1 Coerenza politica

La Svizzera non cambia direzione a ogni legislatura. La strategia è la stessa dagli anni ’90: meno camion, più treni.

3.2 Infrastrutture completate, non solo annunciate

La Svizzera ha costruito ciò che altri Paesi stanno ancora progettando.

3.3 Disincentivi reali alla strada

La TTPCP è un meccanismo semplice: più pesi, più inquini, più paghi.

  1. Conclusione: la lezione del 2026

Il 70% del traffico merci transalpino su ferrovia non è un miracolo svizzero: è il risultato di scelte coerenti, investimenti costanti e politiche integrate.

Gli altri Paesi stanno recuperando terreno, ma con velocità diverse:

  • Italia: incentivi utili, infrastrutture lente
  • Austria: politiche restrittive e investimenti forti
  • Francia: sviluppo intermodale in crescita
  • Svizzera: modello consolidato

La domanda per il futuro è semplice: vogliamo seguire il modello svizzero o continuare a rincorrerlo?

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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