Trasporto sostenibile, si può fare

on 9 Giugno 2026

Trasporto transfrontaliero: perché la Svizzera continua a essere un modello [e cosa stanno facendo gli altri Paesi] – Aggiornamento 2026

Circa il 70% del traffico merci transfrontaliero attraverso la Svizzera viaggia su ferrovia. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con i Paesi confinanti, Italia compresa, che non riescono nemmeno ad avvicinarsi a queste percentuali. Come è possibile mantenere risultati così elevati in un contesto europeo caratterizzato da congestione, aumento dei costi energetici e pressioni ambientali? La risposta sta in scelte politiche coerenti, investimenti pluridecennali e un sistema di incentivi/disincentivi stabile nel tempo.

  1. Le politiche svizzere: continuità, infrastrutture e disincentivo alla gomma

1.1 Le grandi opere: San Gottardo, Ceneri e la rete AlpTransit

Negli ultimi anni la Svizzera ha completato il più grande progetto ferroviario europeo:

  • Galleria di base del San Gottardo [57 km]
  • Galleria di base del Monte Ceneri
  • Potenziamento dei corridoi di accesso nord e sud

Queste opere consentono oggi [2026]:

  • fino a 260 treni merci/giorno
  • sagoma P400 su tutto il corridoio
  • riduzione dei tempi di transito e maggiore affidabilità
  • interoperabilità con i corridoi TEN‑T Reno‑Alpi

La Svizzera ha fatto ciò che molti Paesi annunciano ma raramente completano: ha costruito prima l’infrastruttura, poi ha chiesto alle imprese di usarla.

1.2 La leva fiscale: TTPCP sempre più incisiva

La Tassa sul Traffico Pesante commisurata alle Prestazioni [TTPCP] resta il pilastro della politica svizzera. Dal 2017 in poi la Svizzera ha:

  • aumentato progressivamente le aliquote per i veicoli più inquinanti
  • eliminato agevolazioni per gli Euro VI
  • introdotto nel 2024–2025 ulteriori adeguamenti legati alle emissioni reali [misurazioni RDE]
  • collegato la tassa agli obiettivi climatici 2030

Il messaggio è chiaro: chi usa la strada paga il costo reale esterno che genera.

  1. E gli altri Paesi alpini? Italia, Austria, Francia [2020–2026]

2.1 Italia: incentivi sì, ma infrastrutture lente

Nel 2016 l’Italia aveva introdotto contributi per:

  • veicoli a basso impatto ambientale
  • rottamazione e acquisto Euro VI
  • semirimorchi intermodali
  • casse mobili e attrezzature per il combinato

Dal 2020 al 2026 questi strumenti sono stati rinnovati e ampliati:

  • Ferrobonus [rifinanziato più volte]
  • Marebonus
  • incentivi per semirimorchi P400
  • contributi per digitalizzazione e e‑CMR
  • sostegno ai terminal intermodali

Tuttavia, il limite resta sempre lo stesso: la lentezza infrastrutturale. Il Terzo Valico e il potenziamento del nodo di Genova avanzano, ma non con la velocità necessaria per competere con la Svizzera.

2.2 Austria: pedaggi elevati e politica coerente

L’Austria ha continuato a:

  • aumentare i pedaggi autostradali per i mezzi pesanti
  • investire nel tunnel di base del Brennero [BBT], in apertura prevista nel 2032
  • introdurre limiti ambientali e divieti settoriali nel Tirolo

È il Paese che più si avvicina alla logica svizzera.

2.3 Francia: focus su porti e autostrade ferroviarie

La Francia ha puntato su:

  • sviluppo delle autostrade ferroviarie [Calais–Le Boulou, Aiton–Orbassano]
  • investimenti nei porti [Le Havre, Marsiglia]
  • incentivi per il trasporto combinato

Risultati positivi, ma ancora lontani dagli standard elvetici.

  1. Perché la Svizzera continua a vincere?

Per tre motivi:

3.1 Coerenza politica

La Svizzera non cambia direzione a ogni legislatura. La strategia è la stessa dagli anni ’90: meno camion, più treni.

3.2 Infrastrutture completate, non solo annunciate

La Svizzera ha costruito ciò che altri Paesi stanno ancora progettando.

3.3 Disincentivi reali alla strada

La TTPCP è un meccanismo semplice: più pesi, più inquini, più paghi.

  1. Conclusione: la lezione del 2026

Il 70% del traffico merci transalpino su ferrovia non è un miracolo svizzero: è il risultato di scelte coerenti, investimenti costanti e politiche integrate.

Gli altri Paesi stanno recuperando terreno, ma con velocità diverse:

  • Italia: incentivi utili, infrastrutture lente
  • Austria: politiche restrittive e investimenti forti
  • Francia: sviluppo intermodale in crescita
  • Svizzera: modello consolidato

La domanda per il futuro è semplice: vogliamo seguire il modello svizzero o continuare a rincorrerlo?

misurarsi-per-migliorare-05

misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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adminTrasporto sostenibile, si può fare

Misurarsi per migliorare

on 9 Giugno 2026

Nell’attuale contesto economico, le imprese si trovano ad operare in mercati competitivi e dinamici, caratterizzati da fenomeni di turbolenza ambientale difficilmente prevedibili, di rapida manifestazione e di elevata intensità.

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adminMisurarsi per migliorare

Formazione: il ruolo dell’educatore ponte

on 9 Giugno 2026

Da sempre mi ha appassionato l’attività di formazione, credo sia un’attività importante per ciascuno di noi dato che in un modo o nell’altro ci accompagna da bambini fino all’età adulta. Da alcuni anni me ne occupo direttamente sia in ambito professionale sia in ambito personale [leggasi “figli”].

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adminFormazione: il ruolo dell’educatore ponte

Delivering Happiness

on 9 Giugno 2026

Riflessioni aggiornate su profitto, passione e purpose

“Deliberino happiness”. Ho trascorso gran parte della mia vita professionale convivendo felicemente con il verbo deliver, quasi sempre legato a elementi materiali, processi, risultati. Mai avrei immaginato di incontrarlo accostato alla parola happiness. È stato proprio questo abbinamento inatteso – più ancora della conoscenza del “caso Zappos”, a convincermi a leggere il libro di Tony Hsieh. Forse mi ha colpito la tensione tra un verbo operativo, concreto, e uno stato d’animo sfuggente. O forse la capacità dell’autore di sintetizzare in modo sorprendentemente semplice la missione di un’azienda: “a path to profits, passion and purpose”. Tre elementi che non si compensano tra loro: se manca uno, l’impresa resta incompiuta. Lo stesso Hsieh lo aveva sperimentato con la sua precedente avventura imprenditoriale, LinkExchange: profitto abbondante, ma poca passione e nessun vero purpose. Da quella insoddisfazione – e da una lunga serie di tentativi giovanili, creativi e talvolta bizzarri – nasce la filosofia che ha reso Zappos un caso di studio globale.

Una cultura che nasce dal basso

Lo stile di Hsieh è diretto, autentico, quasi disarmante. Dalle sue parole emerge un’idea di imprenditoria come progetto di vita, non come semplice attività economica. Il desiderio di sperimentare, creare, condividere: con dipendenti, clienti, fornitori, partner. Alla base c’è un concetto semplice e rivoluzionario: la cultura aziendale non si impone, si costruisce insieme. Mentre la maggior parte delle aziende definisce i valori in modo top-down, Zappos ha scelto un percorso opposto: un processo bottom-up, lungo, partecipato, a tratti persino divertente. Il famoso Culture Book non è un manifesto scritto dal CEO, ma un documento vivo, aggiornato ogni anno, alimentato dai contributi dei collaboratori. Senza filtri, senza censure, almeno nelle intenzioni.

Quanti CEO conoscete che dedicano tempo a discutere con i propri team quali valori meritano di entrare nella “short list” dell’azienda? In Zappos questo non è un esercizio di stile, ma il cuore del modello.

Il lungo periodo come bussola

Ciò che colpisce, leggendo Hsieh, è la sua ossessione per il lungo periodo. Nonostante crisi, difficoltà finanziarie e momenti di incertezza, l’obiettivo non è mai cambiato: lavorare in modo trasparente, offrire un servizio eccellente, costruire relazioni autentiche.

È l’opposto di ciò che spesso accade nel mercato:

  • aziende che comprimono i costi sacrificando il servizio;
  • aziende con prodotti eccellenti ma incapaci di offrire un’esperienza coerente con il proprio posizionamento;
  • aziende che inseguono il breve periodo e perdono di vista il senso del proprio lavoro.

Zappos ha dimostrato che un altro approccio è possibile.

Le lezioni che funzionano davvero

Non esiste una ricetta universale, ma alcuni principi emergono con chiarezza:

  • Decidi chi vuoi essere: un’azienda che dura o un’azienda che “spreme e scappa”.
  • Definisci i valori: personali e aziendali devono essere allineati, altrimenti la cultura non regge.
  • Sii trasparente: autenticità come vantaggio competitivo.
  • Insegui una visione, non il denaro: il denaro arriva come conseguenza.
  • Crea relazioni: essere interessati è più potente che essere interessanti.
  • Forma la tua squadra: assumere lentamente, licenziare velocemente, crescere insieme.
  • Pensa al lungo periodo: e nel frattempo rendi felici i tuoi clienti.

Le aziende esistono per generare profitto, ma sopravvivono solo se sanno generare felicità, prima internamente, poi verso l’esterno. Non è un concetto romantico: è un modello operativo.

Non solo Zappos: il caso Southwest Airlines

Il principio vale anche in settori lontanissimi dall’e-commerce. Southwest Airlines, leader dei voli low cost, ha costruito il proprio vantaggio competitivo non sulle tariffe, ma sul servizio. E il servizio nasce dalle persone. Il loro motto lo riassume perfettamente: “Without a heart, it’s just a machine.”

Il punto di arrivo [e di partenza]

Fare impresa significa costruire un percorso – a path – fatto di valori condivisi, relazioni autentiche, visione di lungo periodo. Zappos lo ha fatto attraverso un modello culturale partecipato, vivo, imperfetto ma coerente. La domanda finale, allora, resta la stessa: quali sono i vostri valori? E soprattutto: li state vivendo davvero?

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseDelivering Happiness

Incentivi per il trasporto intermodale

on 9 Giugno 2026

Dopo le polemiche e i blocchi europei ad analoghi tentativi avvenuti negli anni scorsi, quest’anno la Legge di Stabilità 2016 ha previsto e confermato importanti incentivi all’intermodalità con stanziamenti nel 2016 di 45 milioni per il marebonus [trasporto combinato strada-mare] e 20 milioni per il ferrobonus (trasporto combinato strada-ferrovia), per il 2026 di 44 e 20 milioni e per il 2027 di 48 e 20 milioni.

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adminIncentivi per il trasporto intermodale

Le Certificazioni ESG della sostenibilità 2026

on 9 Giugno 2026

Le certificazioni e i rating ESG [Environmental, Social e Governance] nel 2026 sono diventati i parametri definitivi per valutare la solidità di un’azienda. Non si tratta più solo di “ispirarsi” a standard operativi, ma di integrare la sostenibilità nel DNA strategico per garantire l’accesso ai capitali, la partecipazione agli appalti e la stabilità della catena di fornitura.

Le tre dimensioni della sostenibilità nel 2026

L’acronimo ESG definisce oggi la “pagella” globale di un’organizzazione:

  • Environmental [E]: Focus sulla decarbonizzazione, l’economia circolare e la gestione delle risorse idriche. Nel 2026, il peso della biodiversità è diventato centrale.
  • Social [S]: Valutazione dei diritti umani, della parità di genere [Gender Equality], della sicurezza sul lavoro e, soprattutto, dell’etica lungo tutta la filiera [Supply Chain].
  • Governance [G]: Riguarda la trasparenza dei board, la lotta alla corruzione, l’etica nelle retribuzioni e la protezione dei dati [Cyber-resilience].

Come ottenere la certificazione o il rating ESG?

Oggi il processo è molto più tecnico e basato sui dati [data-driven] rispetto al passato.

  1. Comprendere gli standard prevalenti

Non c’è più confusione: l’Europa ha imposto gli ESRS [European Sustainability Reporting Standards] come linguaggio comune. Restano riferimenti globali il GRI [per l’impatto] e l’IFRS/ISSB [per il valore finanziario].

  1. Valutazione interna e GAP Analysis

Le aziende utilizzano oggi software di intelligenza artificiale per condurre una valutazione interna, confrontando le proprie performance con i requisiti della direttiva CSRD.

  1. Implementazione e “Doppia Materialità”

La strategia non può prescindere dalla Doppia Materialità: capire come l’azienda impatta il mondo e come i cambiamenti del mondo [es. crisi climatica] impattano il bilancio aziendale.

Chi rilascia certificazioni e Rating?

È fondamentale distinguere tra Rating [valutazione del rischio] e Certificazioni [conformità a uno standard]:

  • B Corp: Rimane lo standard più elevato per le aziende che vogliono certificare il loro impatto positivo globale.
  • Certificazioni ISO: La ISO 14001 [Ambiente], la ISO 45001 [Sicurezza] e la ISO 37001 [Anticorruzione] sono oggi i mattoni fondamentali su cui si costruisce un punteggio ESG.
  • Certificazione della Parità di Genere [UNI/PdR 125:2022]: In Italia è diventata un pilastro della sfera “Social”, garantendo sgravi contributivi e premialità nei bandi.
  • Agenzie di Rating: Moody’s, S&P Global, MSCI e specialisti come EcoVadis [per la filiera] sono gli arbitri che decidono il “voto” ESG dell’azienda.

Costi e benefici della certificazione

Nel 2026, la certificazione non è più vista come un costo, ma come un investimento per la continuità aziendale.

  1. Tariffe di Valutazione: Variano in base alla dimensione [dalle poche migliaia di euro per una PMI a cifre importanti per le Corporate].
  2. Costi di Adeguamento: Investire in macchinari meno inquinanti o software di tracciabilità.
  3. Il beneficio del “Green Premium”: Le aziende certificate accedono a finanziamenti agevolati e pagano meno interessi sul debito [Sustainability-Linked Loans].

Chi ha l’obbligo del Bilancio di Sostenibilità nel 2026?

Qui c’è stata la svolta maggiore. Non è più una scelta volontaria per molti:

  • Grandi Imprese: Tutte le aziende con oltre 250 dipendenti e fatturati rilevanti hanno l’obbligo di redigere il report di sostenibilità secondo la direttiva CSRD.
  • PMI Quotate: Dal 1° gennaio 2026 hanno l’obbligo di rendicontazione [seppur semplificata].
  • PMI non quotate [Effetto Cascata]: Sebbene non obbligate per legge, le PMI devono fornire dati ESG per poter lavorare come fornitori delle grandi aziende o per ottenere prestiti in banca. Di fatto, l’obbligo è diventato commerciale e finanziario.

Il consiglio dello Studio: Nel 2026, ignorare i criteri ESG significa rischiare l’esclusione dal mercato. Iniziare con un’analisi di pre-assessment è il primo passo per trasformare un obbligo burocratico in un vantaggio competitivo reale.

gianni-milaneseGiugno 2026

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adminLe Certificazioni ESG della sostenibilità 2026

Storia una start-up italiana di successo

on 9 Giugno 2026

Quanto incide il prezzo sulle decisioni di acquisto on-line? L’80% degli acquirenti on-line sceglie il negozio basandosi sul prezzo. Risulta quindi fondamentale per il venditore monitorare attentamente il proprio posizionamento rispetto ai competitors.

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Stefano MIlaneseStoria una start-up italiana di successo

Il nuovo Codice deontologico forense

on 9 Giugno 2026

Le nuove regole deontologiche del C.N.Forense

Con la delibera n. 636, il Consiglio Nazionale Forense ha introdotto un intervento organico sul Codice deontologico forense, modificando gli artt. 48, 50, 51, 56, 61, 62 e 62-bis e ridefinendo la titolazione del Titolo IV, ora dedicato ai “Doveri dell’avvocato nel processo e nei procedimenti di risoluzione alternativa e complementare delle controversie”. Si tratta di un aggiornamento strutturale che recepisce l’evoluzione della professione, il crescente ricorso alle ADR e l’esigenza di rafforzare riservatezza, indipendenza e lealtà professionale.

  1. Riservatezza e rapporti tra colleghi: un rafforzamento necessario

Le modifiche agli artt. 48, 50 e 51 consolidano il principio di correttezza nei rapporti interni alla categoria e nella gestione del cliente.

  • Corrispondenza riservata

È confermato il divieto di consegnare direttamente al cliente comunicazioni riservate: tali atti possono essere trasmessi solo al collega subentrante, che rimane vincolato agli stessi obblighi di riservatezza.

  • Trasparenza nelle istanze

L’avvocato deve dichiarare l’esistenza di precedenti provvedimenti, anche di rigetto, quando presenta nuove istanze. Una misura che rafforza la lealtà processuale e previene comportamenti elusivi.

  • Divieto di testimoniare su colloqui riservati

Viene ampliato il divieto di rendere testimonianza su colloqui confidenziali, proposte transattive o comunicazioni tra colleghi, a tutela della fiducia reciproca e dell’integrità del contraddittorio.

  1. Ascolto del minore e indipendenza nell’arbitrato: nuove garanzie

Due interventi particolarmente significativi riguardano gli artt. 56 e 61.

Ascolto del minore [art. 56]

La norma viene riscritta per garantire un approccio più rigoroso e rispettoso:

  • l’ascolto è possibile solo con il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale,
  • salvo situazioni di conflitto di interessi,
  • e deve avvenire con modalità idonee a tutelare il preminente interesse del minore.

Si tratta di un allineamento alle migliori prassi psicoforensi e ai principi della Convenzione di Strasburgo.

Indipendenza nell’arbitrato [art. 61]

L’articolo amplia i casi di incompatibilità:

  • l’avvocato non può assumere incarichi arbitrali se ha rapporti professionali, diretti o indiretti, con i difensori delle parti;
  • l’incompatibilità si estende a soci, associati e collaboratori abituali;
  • è introdotto l’obbligo di comunicare per iscritto ogni circostanza potenzialmente idonea a incidere sull’indipendenza;
  • la prosecuzione dell’incarico è subordinata al consenso espresso delle parti.

Un rafforzamento che mira a prevenire conflitti di interesse e a garantire la terzietà dell’arbitro.

  1. ADR e negoziazione assistita: un Titolo IV completamente rinnovato

La novità più rilevante è l’introduzione dell’art. 62-bis, dedicato alla negoziazione assistita.

Obblighi e divieti specifici

L’avvocato deve rispettare:

  • obblighi di lealtà, riservatezza e correttezza durante l’intero procedimento;
  • divieto di impugnare accordi cui abbia contribuito, salvo fatti sopravvenuti;
  • divieto di influenzare indebitamente testimoni o parti;
  • obbligo di mantenere un comportamento collaborativo e non dilatorio.

Sanzioni graduate

  • Violazione di lealtà e correttezza → censura
  • Violazione della riservatezza → sospensione da 2 a 6 mesi

Il nuovo Titolo IV estende formalmente i doveri dell’avvocato anche ai procedimenti di risoluzione alternativa e complementare delle controversie, riconoscendo il ruolo ormai centrale delle ADR nel sistema giustizia.

  1. Considerazioni conclusive

La delibera n. 636 rappresenta un passo evolutivo della deontologia forense, che si adegua alle trasformazioni della professione e alle esigenze di un sistema giudiziario sempre più orientato alla composizione stragiudiziale dei conflitti.

Le modifiche:

  • rafforzano la riservatezza come valore fondante della professione;
  • tutelano l’indipendenza dell’avvocato, soprattutto nei ruoli di terzietà;
  • proteggono il superiore interesse del minore;
  • riconoscono il ruolo dell’avvocato come garante di correttezza anche nelle ADR;
  • aggiornano il Codice a prassi ormai consolidate nella realtà professionale.

L’avvocato del 2026 è chiamato a essere non solo difensore in giudizio, ma custode di lealtà, trasparenza e integrità in ogni percorso di gestione del conflitto.

gianni-milaneseGiugno 2026

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adminIl nuovo Codice deontologico forense

L’incertezza nella Supply Chain 2010 – 2025

on 9 Giugno 2026

L’incertezza nella supply chain è un tema cruciale, specialmente in periodi di crisi. Questa incertezza può derivare da vari fattori, tra cui:

  1. Interruzioni nella produzione: Le chiusure di fabbriche e le restrizioni di movimento hanno causato ritardi nella produzione e nella consegna dei materiali.
  2. Carenze di materiali: La difficoltà nel reperire materie prime essenziali ha portato a ritardi e aumenti dei costi.
  3. Volatilità della domanda: Le fluttuazioni nella domanda dei consumatori rendono difficile prevedere le necessità future e pianificare di conseguenza2.
  4. Problemi logistici: Blocchi nei porti e ritardi nei trasporti hanno ulteriormente complicato la gestione della supply chain2.

Per affrontare queste sfide, le aziende possono adottare diverse strategie, come migliorare la pianificazione della domanda, diversificare i fornitori, e investire in tecnologie per una maggiore visibilità e flessibilità della supply chain

Instabilità, incertezza, ritardi delle forniture, rincari delle materie prime sono termini a cui, anche i non addetti ai lavori, negli ultimi anni si sono abituati. D’altronde le conseguenze di questi fenomeni si fanno sentire anche nella vita privata di tutti noi. La loro entità, per il passato, è ben sintetizzata dal report sottostante di JP Morgan.

AnnoPMI New Orders (gialla)PMI Delivery Times (verde, invertito)PMI Input Prices (azzurra)Commento sintetico
201052,349,858,5Ripresa post-crisi, ordini in crescita
201151,750,262,0Pressioni sui costi energetici
201249,550,156,8Rallentamento globale
201350,850,555,2Stabilizzazione
201452,150,754,9Espansione moderata
201551,950,853,7Equilibrio nelle supply chain
201651,350,652,8Crescita contenuta
201753,050,956,0Ripresa manifatturiera
201852,750,459,1Aumento costi materie prime
201950,549,957,0Rallentamento pre-pandemia
202042,845,070,5Shock COVID‑19
202154,247,285,0Ripresa con forti ritardi
202251,848,572,3Normalizzazione parziale
202350,949,265,8Stabilità
202451,549,068,0Tensioni geopolitiche
202552,048,870,2Lieve risalita dei prezzi e dei tempi di consegna

Analizzando l’andamento degli ultimi vent’anni ed a voler essere critici, si potrebbe affermare che, seppur con motivazioni ed entità differenti, questi fenomeni non siano del tutto nuovi. Ciononostante, è indubbio che attualmente la maggior parte delle aziende si sia fatta trovare impreparata e stia attraversando un periodo di crisi. Non dimentichiamo che “crisi” (dal greco krisis) ha anche il significato di scelta o cambiamento. Quindi vediamo come le aziende stanno affrontando questa crisi, quali azioni stanno attuando per tentare di minimizzare gli effetti negativi di questa situazione.

Innanzitutto, analizzando la curva gialla del suddetto grafico si evince anche un apparente lato positivo, ossia l’aumento dell’ordinato da parte delle aziende, che potrebbe far pensare ad una domanda in crescita. In realtà questo dato spiega la principale misura con cui le aziende stanno fronteggiando questa crisi, ossia l’aumento delle scorte (o il tentativo di aumentarle) soprattutto sui prodotti con un lungo ciclo di approvvigionamento. Questa conclusione è deducibile anche dal grafico sottostante che mostra l’aumento del livello di scorte (di sicurezza) da parte delle aziende nel passato.

Grafico tecnico Global Manufacturing PMI 2010-2025 stile IHS Markit JPMorgan

Possiamo considerare questa risposta da parte delle aziende come assolutamente comprensibile. Nel breve periodo, derogare ai principi lean di gestione dei magazzini, consente (nel momento in cui lo stock si sarà costituito) di migliorare la capacità di reazione in caso di necessità.

Tale azione, tuttavia, non è esente da insidie. Innanzitutto, il rischio principale è che, considerato l’elevato backlog manifatturiero-logistico, lo stock si costituisca solo nel momento in cui questo non sia più strettamente necessario. Inoltre, se all’aumento delle scorte sommiamo anche il succitato aumento dei prezzi risulta immediato il potenziale rischio a livello finanziario da parte delle aziende. Infatti, pur immaginando un conseguente rincaro dei prezzi finali, rimane insoluto il problema legato ad un ciclo monetario sbilanciato. In ultima analisi l’aumento degli ordinativi nel tentativo di aumentare le scorte di sicurezza si potrebbe considerare anche come un’alterazione fittizia della reale domanda di mercato che sappiamo genera complessivamente un ulteriore peggioramento della reattività della supply chain. Analoghe riflessioni si potrebbero fare relativamente alle misure attuate dal governo italiano (Superbonus) ad (apparente) sostegno del settore edilizio. Aumento incontrollato dei prezzi (a scapito della comunità) ed impossibilità di reperire sufficiente manodopera da parte di chi realmente necessità di opere edilizie sono le vere dirette conseguenze che queste manovre, a mio personale avviso, hanno portato. 

Altre attività che potrebbero agevolare in questo momento sono proprio le basi che stanno dietro al concetto di Supply Chain. Ricordiamo che il termine non è nato semplicemente come una traduzione anglofona di logistica, bensì per ribadire l’importanza di integrazione e collaborazione tra le aziende all’interno della stessa filiera. Condividere i rischi di fornitura e gestire previsioni collaborative di medio-lungo termine con i fornitori oggi è più che mai è importante in quanto è dimostrato che si tratta di attività che permettono di mitigare l’instabilità lungo la supply chain. Altra attività di contenimento dei rischi è sicuramente l’inserimento in fase contrattuale di clausole di indicizzazione dei prezzi di acquisto al fine di avere un controllo analitico e meno isterico dell’andamento dei prezzi di acquisto e mettersi al sicuro dai rischi di mancate forniture. Per quanto riguarda la negoziazione dei contratti di trasporto, ricordiamo che l’indicizzazione dei prezzi sulla base delle quotazioni del carburante risulta attività obbligatoria per legge.

Altre leve che alcune aziende da tempo stanno tentando di attivare sono quelle di accorciare la supply chain e il reshoring. Si tratta di un fenomeno opposto alla globalizzazione delle forniture.

Al pari della precedente, la diversificazione delle fonti di fornitura rappresenta forse la più classica strategia di minimizzazione del rischio, almeno nei casi di quelle forniture che non necessitino di elevati costi di set up.  

Ovviamente, prima di avvicinare la produzione alla regione della domanda, è necessario anche in questo caso interrogarsi sulla sostenibilità finanziaria di questa delocalizzazione.

Un esempio che possiamo citare in questo senso è quello di Ikea che negli ultimi mesi ha sia attuato un riposizionamento di parte della produzione di mobili dall’Asia all’Europa sia ha messo in partica saltuariamente la strategia di noleggiare direttamente alcune navi portacontainer per avere un maggior controllo su una fase estremamente critica della supply chain. Tale attività ovviamente può risultare attuabile, seppur saltuariamente, da gruppi delle dimensioni di Ikea e non dalla maggior parte delle aziende. Tuttavia, ritengo che per la maggior parte delle aziende, tanto più in periodo in cui l’affidabilità del trasporto marittimo è ai minimi storici, la scelta del partner logistico sia fondamentale. Se analizziamo il grafico sottostante, si evince come, seppur globalmente le performance di puntualità siano negative per tutti, esistono compagnie marittime che performano nettamente meglio di altre.

Aggiornamento grafico punteggi vettori febbraio 2025

Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, da una decina d’anni si occupa di formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseL’incertezza nella Supply Chain 2010 – 2025

Dalla prima partenza, riapre la via della seta

on 9 Giugno 2026

Dalla prima partenza del 2017 ai corridoi euro‑asiatici del 2026: l’evoluzione del treno merci Italia‑Cina

Il 28 novembre 2017 è partito dall’interporto di Mortara [Pavia] il primo treno merci diretto Italia‑Cina, riaprendo simbolicamente la Via della Seta ferroviaria. Il convoglio, composto da 17 vagoni e 34 container da 40’, ha percorso 10.800 km attraversando Polonia, Bielorussia, Russia e Kazakistan, raggiungendo Chengdu in circa 18 giorni: un tempo record rispetto ai circa 40 giorni del trasporto marittimo.

Quella partenza rappresentò un momento storico: per la prima volta l’Italia entrava stabilmente nei corridoi ferroviari euro‑asiatici, offrendo alle imprese una nuova opzione logistica più rapida e competitiva.

Dal 2018 al 2020: crescita dei volumi e diversificazione dei settori

Nei primi anni il servizio ha registrato:

  • un aumento delle frequenze [fino a 2–3 treni a settimana];
  • l’ingresso di nuovi settori oltre a meccanica, automotive, ceramica e arredo;
  • l’interesse crescente di moda, agroalimentare, vino e prodotti ad alto valore aggiunto.

La ferrovia si è affermata come soluzione intermedia tra nave e aereo: più veloce della prima, molto meno costosa del secondo.

2020–2022: pandemia, congestione portuale e boom della ferrovia

Durante la pandemia:

  • i porti asiatici ed europei hanno subito congestioni senza precedenti;
  • i noli marittimi sono aumentati fino a 10 volte;
  • molte aziende hanno scelto la ferrovia per garantire continuità alle supply chain.

Il traffico ferroviario euro‑asiatico ha toccato i massimi storici, con oltre 15.000 treni all’anno lungo la “New Silk Railway”.

2022–2024: guerra in Ucraina e riposizionamento dei corridoi

L’invasione russa dell’Ucraina ha modificato profondamente le rotte:

  • il corridoio tradizionale via Bielorussia–Russia è diventato più complesso per ragioni geopolitiche e assicurative;
  • sono cresciute le alternative sud‑caucasiche (Georgia–Azerbaijan–Kazakhstan) e centrasiatiche;
  • l’Italia ha puntato su collegamenti più stabili via Trieste, Duisburg e Budapest.

Il servizio Mortara–Chengdu ha subito rallentamenti e riorganizzazioni, ma non è stato abbandonato: si è trasformato.

2025–2026: una nuova fase della logistica euro‑asiatica

Nel 2026 il quadro è molto diverso rispetto al 2017:

  1. Corridoi più diversificati

Le aziende italiane utilizzano oggi:

  • il Middle Corridor (Turchia–Georgia–Caspio–Kazakhstan), più stabile dal punto di vista geopolitico;
  • i collegamenti ferroviari misti mare+treno via Pireo, Istanbul e Baku;
  • i servizi diretti da Trieste e Verona verso hub logistici cinesi.
  1. Tempi di transito più competitivi

Grazie a investimenti tecnologici e doganali:

  • i transit time sono scesi a 15–18 giorni sulle tratte più efficienti;
  • i servizi premium arrivano a 12–14 giorni.
  1. Settori coinvolti sempre più ampi

Oltre ai comparti storici, oggi utilizzano la ferrovia:

  • moda e lusso (per collezioni stagionali e capsule)
  • elettronica e componentistica
  • food & beverage premium
  • farmaceutico e biomedicale
  • e‑commerce B2B
  1. Italia più integrata nei corridoi europei

Trieste, Verona, Piacenza e Bologna sono diventati nodi strategici per i flussi ferroviari verso la Cina.

Perché la ferrovia resta competitiva nel 2026

I vantaggi sono ancora evidenti:

  • Velocità: 15–18 giorni contro i 35–45 del mare
  • Affidabilità: minore variabilità dei tempi rispetto al trasporto marittimo
  • Sostenibilità: riduzione delle emissioni fino al 70% rispetto all’aereo
  • Costi intermedi: più economica dell’aereo, più veloce della nave
  • Maggiore sicurezza: tracking continuo e minori rischi di congestione portuale

Conclusione: dal primo treno del 2017 a una nuova geografia logistica

Il primo treno Mortara–Chengdu del 2017 è stato più di un evento simbolico: ha aperto la strada a un nuovo modo di concepire la logistica tra Italia e Cina. Oggi, nel 2026, i collegamenti ferroviari euro‑asiatici sono maturati, si sono adattati alle crisi geopolitiche e rappresentano una leva strategica per le supply chain italiane, soprattutto per i settori ad alto valore aggiunto.

La “nuova Via della Seta” non è più un progetto: è una rete logistica in continua evoluzione, nella quale l’Italia può giocare un ruolo sempre più centrale.

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseDalla prima partenza, riapre la via della seta