Trasporto transfrontaliero: perché la Svizzera continua a essere un modello [e cosa stanno facendo gli altri Paesi] – Aggiornamento 2026
Circa il 70% del traffico merci transfrontaliero attraverso la Svizzera viaggia su ferrovia. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con i Paesi confinanti, Italia compresa, che non riescono nemmeno ad avvicinarsi a queste percentuali. Come è possibile mantenere risultati così elevati in un contesto europeo caratterizzato da congestione, aumento dei costi energetici e pressioni ambientali? La risposta sta in scelte politiche coerenti, investimenti pluridecennali e un sistema di incentivi/disincentivi stabile nel tempo.
- Le politiche svizzere: continuità, infrastrutture e disincentivo alla gomma
1.1 Le grandi opere: San Gottardo, Ceneri e la rete AlpTransit
Negli ultimi anni la Svizzera ha completato il più grande progetto ferroviario europeo:
- Galleria di base del San Gottardo [57 km]
- Galleria di base del Monte Ceneri
- Potenziamento dei corridoi di accesso nord e sud
Queste opere consentono oggi [2026]:
- fino a 260 treni merci/giorno
- sagoma P400 su tutto il corridoio
- riduzione dei tempi di transito e maggiore affidabilità
- interoperabilità con i corridoi TEN‑T Reno‑Alpi
La Svizzera ha fatto ciò che molti Paesi annunciano ma raramente completano: ha costruito prima l’infrastruttura, poi ha chiesto alle imprese di usarla.
1.2 La leva fiscale: TTPCP sempre più incisiva
La Tassa sul Traffico Pesante commisurata alle Prestazioni [TTPCP] resta il pilastro della politica svizzera. Dal 2017 in poi la Svizzera ha:
- aumentato progressivamente le aliquote per i veicoli più inquinanti
- eliminato agevolazioni per gli Euro VI
- introdotto nel 2024–2025 ulteriori adeguamenti legati alle emissioni reali [misurazioni RDE]
- collegato la tassa agli obiettivi climatici 2030
Il messaggio è chiaro: chi usa la strada paga il costo reale esterno che genera.
- E gli altri Paesi alpini? Italia, Austria, Francia [2020–2026]
2.1 Italia: incentivi sì, ma infrastrutture lente
Nel 2016 l’Italia aveva introdotto contributi per:
- veicoli a basso impatto ambientale
- rottamazione e acquisto Euro VI
- semirimorchi intermodali
- casse mobili e attrezzature per il combinato
Dal 2020 al 2026 questi strumenti sono stati rinnovati e ampliati:
- Ferrobonus [rifinanziato più volte]
- Marebonus
- incentivi per semirimorchi P400
- contributi per digitalizzazione e e‑CMR
- sostegno ai terminal intermodali
Tuttavia, il limite resta sempre lo stesso: la lentezza infrastrutturale. Il Terzo Valico e il potenziamento del nodo di Genova avanzano, ma non con la velocità necessaria per competere con la Svizzera.
2.2 Austria: pedaggi elevati e politica coerente
L’Austria ha continuato a:
- aumentare i pedaggi autostradali per i mezzi pesanti
- investire nel tunnel di base del Brennero [BBT], in apertura prevista nel 2032
- introdurre limiti ambientali e divieti settoriali nel Tirolo
È il Paese che più si avvicina alla logica svizzera.
2.3 Francia: focus su porti e autostrade ferroviarie
La Francia ha puntato su:
- sviluppo delle autostrade ferroviarie [Calais–Le Boulou, Aiton–Orbassano]
- investimenti nei porti [Le Havre, Marsiglia]
- incentivi per il trasporto combinato
Risultati positivi, ma ancora lontani dagli standard elvetici.
- Perché la Svizzera continua a vincere?
Per tre motivi:
3.1 Coerenza politica
La Svizzera non cambia direzione a ogni legislatura. La strategia è la stessa dagli anni ’90: meno camion, più treni.
3.2 Infrastrutture completate, non solo annunciate
La Svizzera ha costruito ciò che altri Paesi stanno ancora progettando.
3.3 Disincentivi reali alla strada
La TTPCP è un meccanismo semplice: più pesi, più inquini, più paghi.
- Conclusione: la lezione del 2026
Il 70% del traffico merci transalpino su ferrovia non è un miracolo svizzero: è il risultato di scelte coerenti, investimenti costanti e politiche integrate.
Gli altri Paesi stanno recuperando terreno, ma con velocità diverse:
- Italia: incentivi utili, infrastrutture lente
- Austria: politiche restrittive e investimenti forti
- Francia: sviluppo intermodale in crescita
- Svizzera: modello consolidato
La domanda per il futuro è semplice: vogliamo seguire il modello svizzero o continuare a rincorrerlo?
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Autore: Stefano Milanese
Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.
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