La ragionevole durata dei Processi

on 21 Luglio 2026

Dalla Riforma Cartabia agli sviluppi del 2026:

Il tema della giustizia continua a essere centrale nel dibattito pubblico. Nonostante gli interventi degli ultimi anni, i tempi dei processi in Italia restano tra i più lunghi d’Europa e gli arretrati continuano a pesare sull’efficienza del sistema. La Riforma Cartabia, avviata nel 2021 e attuata tramite decreti legislativi, ha rappresentato il tentativo più organico degli ultimi decenni di intervenire sulla durata dei procedimenti, in particolare nel processo penale.

L’obiettivo dichiarato – ridurre del 25% la durata dei processi penali – era ambizioso e non immediatamente raggiungibile. La riforma, infatti, ha introdotto un insieme di misure strutturali che richiedono tempo per produrre effetti concreti.

  1. Durata delle indagini preliminari: tempi certi e maggiore trasparenza

La riforma ha ridefinito i termini massimi delle indagini preliminari:

  • 6 mesi per le contravvenzioni
  • 1 anno per i delitti
  • 1 anno e 6 mesi per i delitti più gravi

È prevista una sola proroga di 6 mesi, motivata dalla complessità del caso.

Se il pubblico ministero supera il termine massimo:

  • deve revocare il segreto investigativo;
  • indagato e persona offesa possono accedere agli atti;
  • le parti possono sollecitare il GIP a imporre al PM una decisione (archiviazione o rinvio a giudizio).

Non si tratta di una riduzione diretta dei tempi, ma di un meccanismo che evita stalli procedurali e aumenta la responsabilità dell’ufficio del PM.

  1. Priorità ai reati più gravi

La riforma ha introdotto una corsia preferenziale per reati come:

  • associazione mafiosa
  • terrorismo
  • violenza sessuale
  • traffico internazionale di stupefacenti

Le procure devono garantire un esercizio tempestivo dell’azione penale. Questa scelta, pur comprensibile sul piano della sicurezza, ha sollevato critiche per il rischio di creare vittime di “serie A” e “serie B”, con procedimenti meno gravi che rischiano ulteriori rallentamenti.

  1. Riti alternativi: leva strategica per ridurre i tempi

Per alleggerire il carico dei tribunali, la riforma ha potenziato i riti alternativi:

Patteggiamento

  • esteso alle pene accessorie e alla confisca facoltativa
  • riduzione degli effetti extra-penali
  • per le contravvenzioni, riduzione della pena fino alla metà

Giudizio abbreviato

  • ulteriore riduzione di un sesto della pena se l’imputato rinuncia all’appello

Messa alla prova

  • estesa ai reati puniti fino a sei anni

L’obiettivo è incentivare la definizione anticipata dei procedimenti, riducendo il numero di processi ordinari.

  1. Più reati a citazione diretta e più procedibilità a querela

Per snellire il sistema:

  • è stato ampliato il catalogo dei reati a citazione diretta davanti al tribunale monocratico (fino a 6 anni di pena massima)
  • è aumentato il numero dei reati procedibili a querela, così da celebrare processi solo quando la vittima ha un reale interesse
  1. Particolare tenuità del fatto

La riforma ha esteso l’istituto dell’art. 131-bis c.p.:

  • esclusione della punibilità per reati con pena minima non superiore a due anni

Questo consente di definire rapidamente procedimenti di scarsa offensività, liberando risorse per i casi più rilevanti.

  1. Prescrizione processuale: il nodo più discusso

Dal 2020 la prescrizione del reato si blocca dopo la sentenza di primo grado. Per evitare processi infiniti, la Riforma Cartabia ha introdotto termini massimi di durata del giudizio:

  • 3 anni per il primo grado
  • 2 anni per l’appello (prorogabili a 3 nei casi complessi)
  • 1 anno per la Cassazione (prorogabili a 18 mesi)

Se i termini non vengono rispettati, il processo diventa improcedibile.

Per i reati più gravi sono previste ulteriori proroghe, su richiesta del giudice.

  1. Quanto durano oggi i processi in Italia

I dati più recenti mostrano che i tempi restano elevati:

  • Processi civili: circa 8 anni per i tre gradi
  • Processi penali: circa 3 anni e 9 mesi
  • Processi amministrativi: oltre 5 anni

La riforma ha iniziato a produrre effetti, ma la riduzione strutturale richiede interventi organizzativi e risorse.

Gli sviluppi 2024–2026: un cantiere ancora aperto

Negli ultimi due anni il legislatore è tornato a intervenire con nuove misure, segno che il percorso di riforma è ancora in evoluzione.

Decreto Giustizia 2025

  • potenziamento degli organici
  • ampliamento delle udienze da remoto
  • riforma della legge Pinto sugli indennizzi per irragionevole durata

Separazione delle carriere

La riforma costituzionale è in fase avanzata e prevede:

  • distinzione netta tra giudici e pubblici ministeri
  • istituzione di una Alta Corte disciplinare
  • riorganizzazione del CSM

Riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie

  • razionalizzazione delle sedi
  • accorpamenti mirati
  • obiettivo: ridurre tempi e dispersione di risorse

Sistema penitenziario

  • nuovo Piano Carceri
  • interventi su sovraffollamento, edilizia penitenziaria e percorsi di reinserimento

Obiettivi e criticità

Gli obiettivi fissati dal PNRR e dalle riforme sono chiari:

  • –40% durata dei processi civili entro il 2026
  • –25% durata dei processi penali entro il 2026

Tuttavia, i dati mostrano che:

  • i tempi si stanno riducendo, ma non in modo uniforme
  • permangono differenze territoriali significative
  • l’impatto delle riforme dipende molto dall’organizzazione degli uffici e dalle risorse disponibili

La sfida, dunque, non è solo normativa ma strutturale: digitalizzazione, personale, gestione dei flussi, specializzazione degli uffici.

Conclusione

La Riforma Cartabia ha segnato un cambio di paradigma, introducendo tempi certi, incentivi ai riti alternativi e un nuovo equilibrio tra efficienza e garanzie. Gli interventi successivi del 2024–2026 confermano che la giustizia italiana è ancora un cantiere aperto, ma con una direzione chiara: ridurre i tempi, aumentare la prevedibilità delle decisioni e rendere il sistema più vicino ai cittadini.

gianni-milanese

Luglio 2026

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adminLa ragionevole durata dei Processi

Le novità per il Decreto legislativo 231/2001

on 21 Luglio 2026

Impatto delle recenti riforme legislative su Modelli 231, responsabilità degli enti e sistemi di controllo interno

  1. Premessa

Nel biennio 2023–2025 il quadro normativo di riferimento per la responsabilità amministrativa degli enti ha subito un’evoluzione significativa. Numerosi interventi legislativi, tra cui Legge 143/2024, Legge 6/2024, D.Lgs. 24/2023, Legge 238/2021, D.Lgs. 13/2022, D.Lgs. 195/2021, hanno ampliato il catalogo dei reati presupposto, inasprito le sanzioni e introdotto nuovi obblighi organizzativi per imprese ed enti pubblici. Questi cambiamenti rendono necessario un aggiornamento strutturale dei Modelli Organizzativi 231, dei sistemi di whistleblowing e delle procedure di controllo interno.

  1. Legge 143/2024 e D.L. 113/2024: nuovi obblighi di segnalazione e reati informatici

Il Decreto-legge 113/2024, convertito con modificazioni dalla Legge 143/2024, introduce un rafforzamento delle misure di prevenzione dei reati informatici e del trattamento illecito dei dati.

2.1 Obblighi di segnalazione

Dal documento emerge chiaramente che:

“Le aziende devono segnalare tempestivamente condotte illecite, in particolare nel trattamento dei dati.” “La mancata segnalazione costituisce ora un reato punibile con la reclusione fino a un anno.”

L’obbligo riguarda in particolare:

  • imprese che trattano dati personali;
  • soggetti operanti in settori regolamentati;
  • enti dotati di sistemi di whistleblowing.

2.2 Impatti sull’art. 24-bis D.Lgs. 231/01

La norma amplia il perimetro dei reati informatici, includendo:

  • trattamento illecito dei dati;
  • omissione di segnalazione di condotte illecite;
  • nuove fattispecie di danneggiamento di sistemi informatici di pubblico interesse.
  1. Rafforzamento della cybersicurezza nazionale [Legge 19 giugno 2024]

La nuova legge introduce:

“Obblighi di notifica di incidenti entro 24 ore e notifica completa entro 72 ore.” “Adozione di interventi risolutivi entro 15 giorni.”

3.1 Nuove responsabilità per gli enti

  • obbligo di gestione strutturata degli incidenti informatici;
  • obbligo di cooperazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale;
  • inasprimento delle pene per accesso abusivo, diffusione di codici, danneggiamento di sistemi informatici.

3.2 Impatti sul Modello 231

  • aggiornamento del Sistema di Gestione degli Incidenti;
  • revisione delle procedure IT e dei protocolli di sicurezza;
  • integrazione di KPI e registri di monitoraggio.
  1. Modifiche al D.Lgs. 231/01: ampliamento del catalogo reati presupposto

Il documento elenca numerosi interventi che impattano direttamente sul catalogo 231.

4.1 Aumento delle sanzioni pecuniarie

“Per reati informatici, le sanzioni pecuniarie sono aumentate da duecento a settecento quote.” “In caso di estorsione informatica, si applica una sanzione da trecento a ottocento quote.”

4.2 Nuovi reati informatici [art. 24-bis]

  • danneggiamento di sistemi informatici di pubblico interesse;
  • installazione abusiva di dispositivi o programmi diretti a danneggiare sistemi informatici;
  • aggravante per trasferimento di denaro o valuta virtuale tramite alterazione del sistema.

4.3 Reati contro il patrimonio culturale [Legge 6/2024]

Il documento ricorda che:

“Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici” sono ora inclusi nell’art. 25-septiesdecies.

4.4 Reati contro l’industria e il commercio [Lex 206/2023]

Modifica dell’art. 517 c.p. con impatto su:

  • 25-bis.1 D.Lgs. 231/01;
  • responsabilità degli enti ex L. 9/2013.

4.5 Reati in materia edilizia e Superbonus [D.Lgs. 13/2022]

Nuove fattispecie di frodi e abusi legati agli incentivi edilizi entrano nel catalogo 231.

4.6 Riciclaggio e autoriciclaggio [D.Lgs. 195/2021]

Il documento evidenzia che:

“La rilevante novità risiede nell’ampliamento dell’ambito di applicazione ai proventi derivanti da qualsiasi tipologia di reato, anche contravvenzioni.”

  1. Whistleblowing [D.Lgs. 24/2023]

Il Decreto recepisce la Direttiva UE 2019/1937 e introduce:

obbligo di canali interni per tutti i datori di lavoro pubblici e privati;

possibilità di segnalazione esterna all’ANAC;

tutela rafforzata del segnalante;

gestione del canale anche tramite soggetti esterni.

  1. Impatti operativi sui Modelli Organizzativi 231

Alla luce delle novità, gli enti devono aggiornare:

6.1 Parte Generale

  • mappatura dei nuovi reati presupposto;
  • aggiornamento del sistema disciplinare;
  • revisione del risk assessment.

6.2 Parti Speciali

  • reati informatici [art. 24-bis];
  • reati contro il patrimonio culturale;
  • reati contro industria e commercio;
  • riciclaggio e autoriciclaggio;
  • reati legati al Superbonus.

6.3 Procedure e protocolli

  • gestione incidenti informatici;
  • segnalazioni interne ed esterne (whistleblowing);
  • monitoraggio IT e cybersecurity;
  • controlli su appalti e contratti pubblici.

6.4 Formazione

Il documento sottolinea:

“La formazione del personale e il monitoraggio interno rappresentano aspetti essenziali per garantire aderenza alla normativa.”

  1. Conclusioni

Le modifiche normative 2023–2026 rafforzano il ruolo del Modello 231 come strumento di prevenzione e gestione del rischio. Gli enti devono procedere a un aggiornamento strutturale del proprio sistema di controllo interno, con particolare attenzione a:

  • cybersecurity;
  • whistleblowing;
  • reati informatici;
  • reati contro il patrimonio culturale;
  • riciclaggio e frodi.

gianni-milanese

Luglio 2026

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adminLe novità per il Decreto legislativo 231/2001

Dalla CSR alla Sostenibilità Regolata

on 13 Luglio 2026

Dalla CSR alla Sostenibilità Regolata

La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), o CSR, non è più una “consapevolezza attiva” né un’integrazione volontaria nelle strategie aziendali. Nel 2026 l’Unione Europea ha completato la transizione verso un modello in cui la sostenibilità è un obbligo giuridico, non un’opzione reputazionale. Il paradigma è cambiato: non è più tempo di “fare solo soldi”, come provocatoriamente sintetizzava Edward Freeman. Oggi creare valore significa condividere valore e valori, perché la sostenibilità è diventata la condizione per restare sul mercato.

La Svolta: dalla CSR alla Due Diligence Obbligatoria

Per anni la CSR è stata una scelta strategica, spesso confinata a progetti sociali o ambientali a latere del business. Con l’arrivo delle nuove direttive europee, questo approccio non è più sufficiente.

La grande novità del 2026 è la piena operatività della CSDDD – Corporate Sustainability Due Diligence Directive. Questa norma introduce un vero e proprio Dovere di Diligenza: le grandi imprese devono identificare, prevenire, mitigare e rendicontare gli impatti negativi non solo delle proprie attività, ma anche di quelli generati lungo l’intera catena del valore.

Non basta più essere “responsabili” in casa propria: occorre garantire che lo siano anche fornitori, subfornitori e partner commerciali, ovunque nel mondo.

Perché la RSI è vitale oggi

Le consultazioni pubbliche e i più recenti Multistakeholder Forum confermano un dato inequivocabile: l’85% degli attori economici considera la sostenibilità un fattore essenziale per la stabilità dell’Eurozona. Non è un tema etico: è un tema di competitività sistemica.

Vantaggi per le imprese

  • Gestione dei rischi: individuazione precoce di criticità ambientali, sociali e reputazionali.
  • Attrattività del talento: le migliori risorse scelgono aziende con scopi chiari e coerenti.
  • Licenza sociale e finanziaria: banche e investitori ESG premiano chi dimostra sostenibilità reale con condizioni di credito migliori.
  • Rating ESG: un punteggio elevato è ormai un requisito per partecipare ad appalti pubblici e bandi europei.

Impatto sulla società

  • Riduzione delle disuguaglianze e tutela dei diritti lungo tutta la filiera.
  • Contributo concreto agli obiettivi del Green Deal e alla neutralità climatica entro il 2050.

La Rendicontazione di Sostenibilità: la CSRD è pienamente operativa

Siamo nel cuore del calendario di applicazione della CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive. Ad aprile 2026 la situazione è la seguente:

  • Grandi imprese già soggette alla NFRD: hanno pubblicato nel 2025 il primo bilancio integrato sui dati 2024.
  • Altre grandi imprese: stanno pubblicando ora (2026) la rendicontazione sui dati 2025.
  • PMI quotate: dal 1° gennaio 2026 sono entrate nell’obbligo di rendicontazione, con standard ESRS semplificati.

La novità più rilevante è l’integrazione: i dati di sostenibilità non sono più un documento separato, ma parte integrante della Relazione sulla Gestione, redatti secondo gli ESRS. Questo garantisce confrontabilità, verificabilità e trasparenza a livello europeo.

Doppia Materialità e Carbon Footprint: il cuore del nuovo reporting

La CSRD introduce la Doppia Materialità, oggi il criterio cardine della rendicontazione:

  • Impact Materiality: come l’azienda influenza ambiente, persone e diritti.
  • Financial Materiality: come i rischi ambientali e sociali influenzano la performance economico-finanziaria.

In questo quadro, la Carbon Footprint rimane l’indicatore principe. Misurata in tonnellate di CO₂ equivalente, è il parametro che consente di valutare la credibilità della strategia di decarbonizzazione. Dal 2026 questi dati sono pubblici e accessibili tramite l’ESAP – European Single Access Point, l’archivio unico europeo.

Buone pratiche e ruolo dei governi

L’Italia sta avanzando con iniziative come il portale INAIL sulle condotte responsabili e con un crescente impegno del mondo accademico. La sfida principale resta il supporto alle PMI, che devono adeguarsi agli standard richiesti dai grandi committenti.

Per questo il Governo è chiamato a potenziare strumenti come il Credito d’Imposta per la Certificazione ESG, essenziale per sostenere la transizione delle imprese più piccole.

Conclusione: il richiamo della Costituzione

In un contesto di trasformazione climatica, tecnologica e geopolitica, risuona più attuale che mai l’Articolo 41 della Costituzione:

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”

Oggi l’utilità sociale coincide con sostenibilità, trasparenza e responsabilità lungo tutta la catena del valore. Non c’è più margine di errore: la responsabilità sociale non è un’opzione, è l’unica via per un’impresa che voglia avere un futuro.

gianni-milaneseLuglio 2026

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adminDalla CSR alla Sostenibilità Regolata

Lo standard ISO 9001 rinnova il modello di Industria 5.0

on 13 Luglio 2026

Come è noto, l’Industria 5.0 nasce per includere la risoluzione dei problemi socio-ambientali che la quarta rivoluzione industriale o Industria 5.0 tralascia per definizione:

  • l’aumento delle disuguaglianze,
  • l’inquinamento,
  • le minacce ai diritti fondamentali della persona e alla democrazia.

Pertanto, l’Industria 5.0 è definita anche Società 5.0 poiché rappresenta la quinta rivoluzione industriale, una fase di evoluzione del sistema produttivo che si basa sull’integrazione uomo-macchina e sulla centralità dell’essere umano.

L’Industria 5.0 definita dalla Commissione Europea come completamento dell’Industria 4.0, è una rivoluzione culturale che ricolloca l’industria nella contemporaneità in cui agisce.

La norma UNI EN ISO 9001 può essere riletta per rinnovare il modello di Industria 5.0, in base ai principi dello standard di certificazione della qualità: nel dettaglio vediamo i quattro pilastri da considerare per attuare questo approccio. La cara vecchia ISO 9001 può essere riletta per portare in attuazione il modello Industria 5.0, rinnovando i principi su cui poggia lo standard della “certificazione qualità”. In sintesi l’idea di fondo su cui si basa l’Industria 5.0 è che si possa sviluppare un luogo di lavoro “smart”, dove l’interazione e l’interconnessione tra i processi aziendali attraverso la trasformazione digitale possa far evolvere le aziende. Attraverso la digitalizzazione dei processi “from cradle to grave”, la raccolta e l’analisi efficiente dei dati è possibile per le Aziende ottenere maggiori capacità predittive e sistemi decisionali più veloci e più dettagliati; lungo lo stesso percorso si muove lo standard ISO 9001. I sistemi di gestione per la qualità secondo lo standard ISO 9001:2015, dovrebbero recepire questi elementi di cambiamento del “sistema azienda”, evolvere da Sistema “prescrittivo” a Sistema “prestazionale” e linearmente con il modello di Industria 4.0 apportare un supporto ad una visione adattativa dei modelli manageriali, in continua evoluzione rispetto al contesto di mercato, alla concorrenza, al settore regolatorio, sociale, economico e politico di riferimento. In questa breve disamina delle assonanze tra Industria 5.0 e ISO 9001:2015 i principali elementi sono i capisaldi su cui si poggia lo standard dei “Sistemi di Gestione della Qualità”.

Primo elemento fondamentale: adattare i processi al contesto

La prima e ultima regola di un Sistema di qualità è soddisfare i requisiti dei clienti; più che in requisito direi che questo è un dogma irrinunciabile. Ogni sistema di gestione della qualità che si rispetti dovrebbe orientare le aziende a migliorare la customer experience, ad interpretare, analizzare e soddisfare le esigenze e le aspettative degli stakeholder. Lo standard ISO 9001 introduce l’analisi del contesto interno ed esterno [par 4.1 ISO 9001] e delle aspettative delle parti interessate [par 4.2 ISO 9001] come determinati della valutazione del rischio, come elementi evolutivi per la gestione del cambiamento e come input del “disegno” dei processi aziendali. Come per Industria 5.0 comprendere le esigenze presenti e future degli stakeholders contribuisce a fare di un’organizzazione una organizzazione innovativa e di successo. L’analisi del contesto così come la stakeholder analysis deve essere letta sia in relazione ai fattori interni che ai fattori esterni all’organizzazione e al loro impatto sui processi aziendali. Rispetto a questa forte interconnessione si citano alcuni esempi:

  • gli investimenti in nuove tecnologie devono poter allinearsi con le evoluzioni del mercato e della concorrenza;
  • Il clima aziendale e le aspettative delle risorse devono essere saper letti anche per incentivare in Azienda l’innovazione tecnologica e per rompere le resistenze interne;
  • l’impatto della trasformazione digitale deve avere una ricaduta sulle competenze del personale che deve sapersi adattare al cambiamento;
  • la gestione della supply chain e la selezione dei fornitori deve saper supportare l’evoluzione tecnologica;
  • gli investitori devono poter essere “garantiti” da adeguati Business Plan e da un monitoraggio costante dei risultati.

Questa interazione tra contesto, portatori d’interasse e processi per i sistemi di gestione della Qualità, così come per il Modello Industria 5.0, devono comportare una ridefinizione ed un miglioramento continuo dei processi aziendali, evolvendo con un percorso di continuos improvement l’interazione tra uomo, organizzazione, macchina e tecnologia [par. 4.4 della ISO 9001:2015]

Secondo elemento fondamentale: la leadership deve supportare l’innovazione

Per questo motivo Il management aziendale deve saper individuare degli strumenti di coinvolgimento e condivisione delle strategie aziendali e dei follow up dei risultati raggiunti. Nella ISO 9001:2015 è dedicato uno specifico paragrafo relativo all’impegno della Leadership [par. 5.1 ISO 9001] con particolare riguardo alla consapevolezza delle risorse e alla responsabilità della Direzione rispetto agli obiettivi del miglioramento continuo. Per mettere sul campo un modello orientato al miglioramento continuo secondo lo standard ISO 9001:2015 la Leadership deve:

  • definire e tenere aggiornata una Politica per la Qualità [par. 5.2 ISO 9001], in cui richiamare con obiettivi misurabili, con risorse, strumenti, tempistiche e metriche ben definite;
  • definire un’unità di propositi e creare le condizioni per far sì che le persone si impegnino nel raggiungere gli obiettivi stabiliti dell’organizzazione;
  • determinare ruoli, responsabilità ed autorità nell’organizzazione [5.3 ISO 9001:2015] che concorrano agli obiettivi prefissati e che in una logica di integrazione con il Modello INDUSTRIA 5.0 compartecipino nella messa in opera dell’innovazione tecnologica e della trasformazione digitale.

Secondo lo Standard ISO 9001:2015 senza una leadership ispirata da una vision orientata al miglioramento continuo non può esserci un sistema di gestione. Allo stesso modo il modello Industria 5.0. deve saldarsi su una leadership che adotti un approccio manageriale che rompa gli schemi tradizionali dell’organizzazione, che supporti l’avvio, lo sviluppo e la diffusione delle nuove idee garantendo allo stesso tempo la corretta decentralizzazione del potere.

Terzo elemento fondamentale: analisi dei dati interrelati

Il modello Industria 4.0 deve strutturarsi attraverso un forte processo di digitalizzazione ed interconnessione dei processi aziendali, migliorando l’efficienza e l’efficacia del presidio dei processi stessi, ridefinendo delle linee produttive per far fronte alle nuove esigenze. Lo standard ISO 9001:2015 si fonda allo stesso modo sul principio che l’ottimizzazione dell’efficienza e dell’efficacia dei processi sia ottenibile solo attraverso e gestione interconnessa degli stessi. Una gestione dei dati di processo informatizzato ed integrato consente di garantire di stabilire metodologie efficaci di Identificazione e rintracciabilità [par. 8.5.2 ISO 9001] con le quali, ad esempio è possibile tracciare i prodotti, attuare campagne di richiamo, gestire non conformità, migliorare le performance. Per la gestione dei fornitori e degli outsourcer [par. 8.4 ISO 9001] una integrazione tra ISO 9001 e Industria 4.0 vuol dire requisiti di qualifica, SLA [Service Level Agreement] e strumenti di monitoraggio in grado di dimostrare che il supplier sia in grado di sostenere il passo dell’innovazione e della trasformazione digitale. Rispetto alla Supply chain, un elemento importante nell’interazione tra Industria 4.0 e sistemi qualità è l’integrazione fra la gestione dei dati dei fornitori e quelli dell’azienda committente e quelli dell’azienda, al fine di poter utilizzare metodi uniformi ed efficienti di data integration.

Quarto elemento fondamentale: l’analisi per il miglioramento continuo

Le Aziende che adottano un modello 5.0 sono orientate al miglioramento continuo come obiettivo permanente dell’organizzazione. Il processo decisionale delle organizzazioni e la riqualificazione dei processi verso la trasformazione digitale deve potersi basare sull’analisi e la valutazione dei dati e delle informazioni. L’analisi e valutazione delle informazioni attraverso le tecnologie ICT di Industria 5.0 consente di avere molti più dati a disposizione, e quindi di avere una base informativa maggiore per calcolare KPI realmente in grado di misurare le performance aziendali. L’analisi e valutazione delle performance aziendali [par 9.1.3 ISO 9001] attraverso gli strumenti della trasformazione digitale consente di venire in possesso di una massa importante di dati che deve saper essere incanalata, analizzata e misurata; pertanto l’azienda deve saper definire delle metriche per poter determinare il livello di conformità delle proprie prestazioni, sapendo anche, sulla base della evoluzione dei processi digitalizzati, verificare la validità delle metriche utilizzate aggiornandole opportunamente. Il Riesame della Direzione [9.3 ISO 9001] rappresenta la review dell’analisi dei dati e delle metriche che sono a disposizione dell’azienda; Tale importante fase di rivalutazione deve saper orientare le decisioni aziendali su dati ed elementi di valutazione oggettivi.

Conclusione

Adottare un modello Industria 5.0 attraverso l’evoluzione di un sistema di gestione della Qualità significa rivalutare in modo critico strumenti organizzativi “spesso sottovalutati” e vissuti come meri adempimenti di cui l’azienda già dispone. Il modello comporta la messa a disposizione di una grande quantità di dati da processare e da archiviare che, in assenza di una approccio gestionale, di strategie chiare e condivise, possono non solo diventare inutili ma essere dannosi in quanto posso fuorviare rispetto alle decisioni intraprendere e agli obiettivi verso i quali orientare le proprie strategie.

L’implementazione in senso innovativo dello standard ISO 9001 non solo consente di rivalutare un “costo burocratico” in un uno strumento di gestione predittiva, di efficienza e di efficacia organizzativa, ma può rappresentare un grande supporto per le scelte strategiche aziendali e nel determinare modelli previsionali attraverso gli strumenti dell’intelligenza artificiale.

La ISO 9001, pilastro dei Sistemi di Gestione per la Qualità [SGQ], è attualmente in fase di revisione, la pubblicazione della nuova edizione è prevista per Settembre 2026.

La revisione della norma ISO 9001 mira ad adattare la norma alle evoluzioni del contesto aziendale globale, affrontando sfide emergenti e integrando nuove pratiche di gestione.​

Perché una Revisione?

L’ultima versione della ISO 9001 risale al 2015. Negli anni successivi, il panorama economico e tecnologico ha subito trasformazioni significative, rendendo necessaria un aggiornamento della norma per mantenerla pertinente ed efficace. Fattori come l’innovazione tecnologica, la crescente attenzione alla sostenibilità e le nuove modalità di lavoro hanno evidenziato la necessità di un SGQ più flessibile e reattivo.

Possibili novità della ISO 9001:2026

Sebbene i dettagli definitivi della revisione siano ancora in fase di definizione, alcune aree chiave potrebbero subire modifiche significative:

  • Gestione del Rischio e Resilienza: Si prevede un rafforzamento dell’enfasi sulla gestione proattiva dei rischi e sulla capacità delle aziende di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, garantendo la continuità operativa anche in situazioni avverse.​
  • Sostenibilità e Responsabilità Sociale: L’integrazione di considerazioni ambientali e sociali nei processi aziendali diventerà sempre più centrale, riflettendo l’importanza crescente della sostenibilità nel contesto globale.​
  • Gestione del Cambiamento: La norma potrebbe fornire linee guida più dettagliate su come implementare e gestire efficacemente i cambiamenti all’interno dell’organizzazione, assicurando che le transizioni avvengano in modo strutturato e controllato.​
  • Conoscenza Organizzativa: L’accento sulla gestione e valorizzazione della conoscenza interna potrebbe essere ampliato, riconoscendo il know-how come un asset fondamentale per l’innovazione e la competitività.​

Tempistiche della Revisione

Il processo di revisione ha seguito diverse tappe fondamentali:

  • Gennaio 2025: Completamento della seconda bozza del comitato [CD] e distribuzione ai membri per la raccolta di commenti.​
  • Marzo 2025: Periodo dedicato alla raccolta e analisi dei feedback ricevuti.
  • Marzo-Aprile 2025: Riunione del Working Group 29 per esaminare i commenti e preparare la bozza della norma internazionale [DIS].
  • Settembre 2026: Pubblicazione ufficiale della ISO 9001:2026.

Come Prepararsi alla Transizione

Per affrontare con successo l’aggiornamento della norma, le aziende devono:

  • Monitorare gli aggiornamenti: Mantenersi informati sugli sviluppi della revisione attraverso fonti ufficiali e partecipare a seminari o workshop dedicati.
  • Valutare l’impatto: Analizzare come le potenziali modifiche potrebbero influenzare i processi esistenti e identificare le aree che richiederanno adeguamenti.​
  • Formazione: Preparare il personale ai cambiamenti previsti, fornendo formazione specifica e promuovendo una cultura aziendale orientata alla qualità e all’innovazione.​
  • Collaborare con esperti: Consultare/contattare i professionisti esperti LRQA in sistemi di gestione per ricevere supporto nella transizione e assicurare la conformità ai nuovi requisiti.​

L’aggiornamento alla ISO 9001:2026 rappresenta un’opportunità per le aziende di rafforzare i propri sistemi di gestione della qualità, allineandoli alle esigenze contemporanee e preparandosi alle sfide future. Un approccio proattivo e informato faciliterà una transizione efficace, garantendo il mantenimento della certificazione e il miglioramento continuo delle performance aziendali.

Oltre alla ISO 9001, anche le norme ISO 14001 [Sistema di Gestione Ambientale] e ISO 45001 [Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza sul Lavoro] sono attualmente in fase di aggiornamento, delineando un’evoluzione coordinata dei principali standard di gestione.

gianni-milanese

Luglio 2026

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adminLo standard ISO 9001 rinnova il modello di Industria 5.0

Trasporto sostenibile, si può fare

on 13 Luglio 2026

Trasporto transfrontaliero: perché la Svizzera continua a essere un modello [e cosa stanno facendo gli altri Paesi] – Aggiornamento 2026

Circa il 70% del traffico merci transfrontaliero attraverso la Svizzera viaggia su ferrovia. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con i Paesi confinanti, Italia compresa, che non riescono nemmeno ad avvicinarsi a queste percentuali. Come è possibile mantenere risultati così elevati in un contesto europeo caratterizzato da congestione, aumento dei costi energetici e pressioni ambientali? La risposta sta in scelte politiche coerenti, investimenti pluridecennali e un sistema di incentivi/disincentivi stabile nel tempo.

  1. Le politiche svizzere: continuità, infrastrutture e disincentivo alla gomma

1.1 Le grandi opere: San Gottardo, Ceneri e la rete AlpTransit

Negli ultimi anni la Svizzera ha completato il più grande progetto ferroviario europeo:

  • Galleria di base del San Gottardo [57 km]
  • Galleria di base del Monte Ceneri
  • Potenziamento dei corridoi di accesso nord e sud

Queste opere consentono oggi [2026]:

  • fino a 260 treni merci/giorno
  • sagoma P400 su tutto il corridoio
  • riduzione dei tempi di transito e maggiore affidabilità
  • interoperabilità con i corridoi TEN‑T Reno‑Alpi

La Svizzera ha fatto ciò che molti Paesi annunciano ma raramente completano: ha costruito prima l’infrastruttura, poi ha chiesto alle imprese di usarla.

1.2 La leva fiscale: TTPCP sempre più incisiva

La Tassa sul Traffico Pesante commisurata alle Prestazioni [TTPCP] resta il pilastro della politica svizzera. Dal 2017 in poi la Svizzera ha:

  • aumentato progressivamente le aliquote per i veicoli più inquinanti
  • eliminato agevolazioni per gli Euro VI
  • introdotto nel 2024–2025 ulteriori adeguamenti legati alle emissioni reali [misurazioni RDE]
  • collegato la tassa agli obiettivi climatici 2030

Il messaggio è chiaro: chi usa la strada paga il costo reale esterno che genera.

  1. E gli altri Paesi alpini? Italia, Austria, Francia [2020–2026]

2.1 Italia: incentivi sì, ma infrastrutture lente

Nel 2016 l’Italia aveva introdotto contributi per:

  • veicoli a basso impatto ambientale
  • rottamazione e acquisto Euro VI
  • semirimorchi intermodali
  • casse mobili e attrezzature per il combinato

Dal 2020 al 2026 questi strumenti sono stati rinnovati e ampliati:

  • Ferrobonus [rifinanziato più volte]
  • Marebonus
  • incentivi per semirimorchi P400
  • contributi per digitalizzazione e e‑CMR
  • sostegno ai terminal intermodali

Tuttavia, il limite resta sempre lo stesso: la lentezza infrastrutturale. Il Terzo Valico e il potenziamento del nodo di Genova avanzano, ma non con la velocità necessaria per competere con la Svizzera.

2.2 Austria: pedaggi elevati e politica coerente

L’Austria ha continuato a:

  • aumentare i pedaggi autostradali per i mezzi pesanti
  • investire nel tunnel di base del Brennero [BBT], in apertura prevista nel 2032
  • introdurre limiti ambientali e divieti settoriali nel Tirolo

È il Paese che più si avvicina alla logica svizzera.

2.3 Francia: focus su porti e autostrade ferroviarie

La Francia ha puntato su:

  • sviluppo delle autostrade ferroviarie [Calais–Le Boulou, Aiton–Orbassano]
  • investimenti nei porti [Le Havre, Marsiglia]
  • incentivi per il trasporto combinato

Risultati positivi, ma ancora lontani dagli standard elvetici.

  1. Perché la Svizzera continua a vincere?

Per tre motivi:

3.1 Coerenza politica

La Svizzera non cambia direzione a ogni legislatura. La strategia è la stessa dagli anni ’90: meno camion, più treni.

3.2 Infrastrutture completate, non solo annunciate

La Svizzera ha costruito ciò che altri Paesi stanno ancora progettando.

3.3 Disincentivi reali alla strada

La TTPCP è un meccanismo semplice: più pesi, più inquini, più paghi.

  1. Conclusione: la lezione del 2026

Il 70% del traffico merci transalpino su ferrovia non è un miracolo svizzero: è il risultato di scelte coerenti, investimenti costanti e politiche integrate.

Gli altri Paesi stanno recuperando terreno, ma con velocità diverse:

  • Italia: incentivi utili, infrastrutture lente
  • Austria: politiche restrittive e investimenti forti
  • Francia: sviluppo intermodale in crescita
  • Svizzera: modello consolidato

La domanda per il futuro è semplice: vogliamo seguire il modello svizzero o continuare a rincorrerlo?

misurarsi-per-migliorare-05

misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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adminTrasporto sostenibile, si può fare

Le Certificazioni ESG della sostenibilità 2026

on 13 Luglio 2026

Le certificazioni e i rating ESG [Environmental, Social e Governance] nel 2026 sono diventati i parametri definitivi per valutare la solidità di un’azienda. Non si tratta più solo di “ispirarsi” a standard operativi, ma di integrare la sostenibilità nel DNA strategico per garantire l’accesso ai capitali, la partecipazione agli appalti e la stabilità della catena di fornitura.

Le tre dimensioni della sostenibilità nel 2026

L’acronimo ESG definisce oggi la “pagella” globale di un’organizzazione:

  • Environmental [E]: Focus sulla decarbonizzazione, l’economia circolare e la gestione delle risorse idriche. Nel 2026, il peso della biodiversità è diventato centrale.
  • Social [S]: Valutazione dei diritti umani, della parità di genere [Gender Equality], della sicurezza sul lavoro e, soprattutto, dell’etica lungo tutta la filiera [Supply Chain].
  • Governance [G]: Riguarda la trasparenza dei board, la lotta alla corruzione, l’etica nelle retribuzioni e la protezione dei dati [Cyber-resilience].

Come ottenere la certificazione o il rating ESG?

Oggi il processo è molto più tecnico e basato sui dati [data-driven] rispetto al passato.

  1. Comprendere gli standard prevalenti

Non c’è più confusione: l’Europa ha imposto gli ESRS [European Sustainability Reporting Standards] come linguaggio comune. Restano riferimenti globali il GRI [per l’impatto] e l’IFRS/ISSB [per il valore finanziario].

  1. Valutazione interna e GAP Analysis

Le aziende utilizzano oggi software di intelligenza artificiale per condurre una valutazione interna, confrontando le proprie performance con i requisiti della direttiva CSRD.

  1. Implementazione e “Doppia Materialità”

La strategia non può prescindere dalla Doppia Materialità: capire come l’azienda impatta il mondo e come i cambiamenti del mondo [es. crisi climatica] impattano il bilancio aziendale.

Chi rilascia certificazioni e Rating?

È fondamentale distinguere tra Rating [valutazione del rischio] e Certificazioni [conformità a uno standard]:

  • B Corp: Rimane lo standard più elevato per le aziende che vogliono certificare il loro impatto positivo globale.
  • Certificazioni ISO: La ISO 14001 [Ambiente], la ISO 45001 [Sicurezza] e la ISO 37001 [Anticorruzione] sono oggi i mattoni fondamentali su cui si costruisce un punteggio ESG.
  • Certificazione della Parità di Genere [UNI/PdR 125:2022]: In Italia è diventata un pilastro della sfera “Social”, garantendo sgravi contributivi e premialità nei bandi.
  • Agenzie di Rating: Moody’s, S&P Global, MSCI e specialisti come EcoVadis [per la filiera] sono gli arbitri che decidono il “voto” ESG dell’azienda.

Costi e benefici della certificazione

Nel 2026, la certificazione non è più vista come un costo, ma come un investimento per la continuità aziendale.

  1. Tariffe di Valutazione: Variano in base alla dimensione [dalle poche migliaia di euro per una PMI a cifre importanti per le Corporate].
  2. Costi di Adeguamento: Investire in macchinari meno inquinanti o software di tracciabilità.
  3. Il beneficio del “Green Premium”: Le aziende certificate accedono a finanziamenti agevolati e pagano meno interessi sul debito [Sustainability-Linked Loans].

Chi ha l’obbligo del Bilancio di Sostenibilità nel 2026?

Qui c’è stata la svolta maggiore. Non è più una scelta volontaria per molti:

  • Grandi Imprese: Tutte le aziende con oltre 250 dipendenti e fatturati rilevanti hanno l’obbligo di redigere il report di sostenibilità secondo la direttiva CSRD.
  • PMI Quotate: Dal 1° gennaio 2026 hanno l’obbligo di rendicontazione [seppur semplificata].
  • PMI non quotate [Effetto Cascata]: Sebbene non obbligate per legge, le PMI devono fornire dati ESG per poter lavorare come fornitori delle grandi aziende o per ottenere prestiti in banca. Di fatto, l’obbligo è diventato commerciale e finanziario.

Il consiglio dello Studio: Nel 2026, ignorare i criteri ESG significa rischiare l’esclusione dal mercato. Iniziare con un’analisi di pre-assessment è il primo passo per trasformare un obbligo burocratico in un vantaggio competitivo reale.

gianni-milaneseLuglio 2026

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adminLe Certificazioni ESG della sostenibilità 2026

Storia: una start-up italiana di successo

on 13 Luglio 2026

Quanto incide il prezzo sulle decisioni di acquisto on‑line? Ancora oggi, la leva prezzo rimane uno dei fattori più determinanti: circa l’80% degli acquirenti digitali sceglie il negozio basandosi sul prezzo, confrontando in pochi secondi decine di offerte. Per i venditori diventa quindi essenziale monitorare con precisione il proprio posizionamento competitivo.

Parallelamente, l’e‑commerce continua a crescere a ritmi sostenuti. In Italia, negli ultimi anni, l’incremento medio si è attestato intorno al 20% annuo, pur rappresentando ancora una quota relativamente contenuta del commercio totale [circa il 5–7%, a seconda dei settori]. Ciò non toglie che nessuna strategia distributiva moderna possa prescindere dal canale digitale, sempre più integrato con le forme tradizionali.

Oggi si parla infatti di multicanalità o, più correttamente, di omnicanalità per indicare la necessità per le aziende di essere presenti su tutti i canali:

  • off‑line, tramite wholesale e retail;
  • on‑line, sia diretto [e‑commerce proprietario] sia indiretto [marketplace, piattaforme terze].

Questa evoluzione porta con sé sfide complesse: logistiche, tecnologiche, ma soprattutto strategiche, legate alla definizione e alla coerenza della politica di prezzo. Più i canali aumentano, più diventa difficile mantenere un pricing chiaro, uniforme e sostenibile.

Di conseguenza, due competenze diventano imprescindibili:

  • monitorare i prezzi dei concorrenti;
  • monitorare i prezzi dei propri prodotti nei diversi canali on‑line, evitando incoerenze che erodono marginalità e credibilità.

La risposta del mercato: una start‑up italiana che anticipa i bisogni

In questo contesto è significativo osservare che esiste una start‑up italiana che, già da alcuni anni, ha intercettato questa esigenza e l’ha trasformata in un servizio ad alto valore aggiunto: Competitoor, realtà modenese nata nel 2015 e cresciuta all’interno dell’incubatore H‑Farm.

Competitoor sviluppa soluzioni B2B di price intelligence per l’e‑commerce, permettendo alle aziende di:

  • monitorare i prezzi dei competitor in tempo reale;
  • controllare la coerenza dei propri listini sui diversi canali;
  • ottimizzare la marginalità senza sacrificare la competitività.

La start‑up ha saputo distinguersi non solo per la capacità di leggere un bisogno emergente, ma anche per un elemento raro nel panorama delle nuove imprese: ha generato utili fin dal primo anno di attività, smentendo il paradigma secondo cui le start‑up, anche quelle di successo, non producono ritorni economici nel breve periodo. Non sorprende quindi che abbia chiuso un recente aumento di capitale pari a 469 mila euro, a conferma della fiducia degli investitori e della solidità del modello di business. Le aziende che utilizzano le soluzioni di Competitoor hanno registrato incrementi di marginalità compresi tra l’8% e il 20%, un risultato tutt’altro che trascurabile in un mercato dove spesso si sacrifica il margine in favore del fatturato.

misurarsi-per-migliorare-05

misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseStoria: una start-up italiana di successo

Misurarsi per migliorare

on 13 Luglio 2026

Nell’attuale contesto economico, le imprese si trovano ad operare in mercati competitivi e dinamici, caratterizzati da fenomeni di turbolenza ambientale difficilmente prevedibili, di rapida manifestazione e di elevata intensità.

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adminMisurarsi per migliorare

Il nuovo Codice deontologico forense

on 13 Luglio 2026

Le nuove regole deontologiche del C.N.Forense

Con la delibera n. 636, il Consiglio Nazionale Forense ha introdotto un intervento organico sul Codice deontologico forense, modificando gli artt. 48, 50, 51, 56, 61, 62 e 62-bis e ridefinendo la titolazione del Titolo IV, ora dedicato ai “Doveri dell’avvocato nel processo e nei procedimenti di risoluzione alternativa e complementare delle controversie”. Si tratta di un aggiornamento strutturale che recepisce l’evoluzione della professione, il crescente ricorso alle ADR e l’esigenza di rafforzare riservatezza, indipendenza e lealtà professionale.

  1. Riservatezza e rapporti tra colleghi: un rafforzamento necessario

Le modifiche agli artt. 48, 50 e 51 consolidano il principio di correttezza nei rapporti interni alla categoria e nella gestione del cliente.

  • Corrispondenza riservata

È confermato il divieto di consegnare direttamente al cliente comunicazioni riservate: tali atti possono essere trasmessi solo al collega subentrante, che rimane vincolato agli stessi obblighi di riservatezza.

  • Trasparenza nelle istanze

L’avvocato deve dichiarare l’esistenza di precedenti provvedimenti, anche di rigetto, quando presenta nuove istanze. Una misura che rafforza la lealtà processuale e previene comportamenti elusivi.

  • Divieto di testimoniare su colloqui riservati

Viene ampliato il divieto di rendere testimonianza su colloqui confidenziali, proposte transattive o comunicazioni tra colleghi, a tutela della fiducia reciproca e dell’integrità del contraddittorio.

  1. Ascolto del minore e indipendenza nell’arbitrato: nuove garanzie

Due interventi particolarmente significativi riguardano gli artt. 56 e 61.

Ascolto del minore [art. 56]

La norma viene riscritta per garantire un approccio più rigoroso e rispettoso:

  • l’ascolto è possibile solo con il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale,
  • salvo situazioni di conflitto di interessi,
  • e deve avvenire con modalità idonee a tutelare il preminente interesse del minore.

Si tratta di un allineamento alle migliori prassi psicoforensi e ai principi della Convenzione di Strasburgo.

Indipendenza nell’arbitrato [art. 61]

L’articolo amplia i casi di incompatibilità:

  • l’avvocato non può assumere incarichi arbitrali se ha rapporti professionali, diretti o indiretti, con i difensori delle parti;
  • l’incompatibilità si estende a soci, associati e collaboratori abituali;
  • è introdotto l’obbligo di comunicare per iscritto ogni circostanza potenzialmente idonea a incidere sull’indipendenza;
  • la prosecuzione dell’incarico è subordinata al consenso espresso delle parti.

Un rafforzamento che mira a prevenire conflitti di interesse e a garantire la terzietà dell’arbitro.

  1. ADR e negoziazione assistita: un Titolo IV completamente rinnovato

La novità più rilevante è l’introduzione dell’art. 62-bis, dedicato alla negoziazione assistita.

Obblighi e divieti specifici

L’avvocato deve rispettare:

  • obblighi di lealtà, riservatezza e correttezza durante l’intero procedimento;
  • divieto di impugnare accordi cui abbia contribuito, salvo fatti sopravvenuti;
  • divieto di influenzare indebitamente testimoni o parti;
  • obbligo di mantenere un comportamento collaborativo e non dilatorio.

Sanzioni graduate

  • Violazione di lealtà e correttezza → censura
  • Violazione della riservatezza → sospensione da 2 a 6 mesi

Il nuovo Titolo IV estende formalmente i doveri dell’avvocato anche ai procedimenti di risoluzione alternativa e complementare delle controversie, riconoscendo il ruolo ormai centrale delle ADR nel sistema giustizia.

  1. Considerazioni conclusive

La delibera n. 636 rappresenta un passo evolutivo della deontologia forense, che si adegua alle trasformazioni della professione e alle esigenze di un sistema giudiziario sempre più orientato alla composizione stragiudiziale dei conflitti.

Le modifiche:

  • rafforzano la riservatezza come valore fondante della professione;
  • tutelano l’indipendenza dell’avvocato, soprattutto nei ruoli di terzietà;
  • proteggono il superiore interesse del minore;
  • riconoscono il ruolo dell’avvocato come garante di correttezza anche nelle ADR;
  • aggiornano il Codice a prassi ormai consolidate nella realtà professionale.

L’avvocato del 2026 è chiamato a essere non solo difensore in giudizio, ma custode di lealtà, trasparenza e integrità in ogni percorso di gestione del conflitto.

gianni-milaneseLuglio 2026

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adminIl nuovo Codice deontologico forense

Formazione: il ruolo dell’educatore ponte

on 13 Luglio 2026

Da sempre mi ha appassionato l’attività di formazione, credo sia un’attività importante per ciascuno di noi dato che in un modo o nell’altro ci accompagna da bambini fino all’età adulta. Da alcuni anni me ne occupo direttamente sia in ambito professionale sia in ambito personale [leggasi “figli”].

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adminFormazione: il ruolo dell’educatore ponte