Trasporto sostenibile, si può fare

on 12 Agosto 2026

Trasporto transfrontaliero: perché la Svizzera continua a essere un modello [e cosa stanno facendo gli altri Paesi] – Aggiornamento 2026

Circa il 70% del traffico merci transfrontaliero attraverso la Svizzera viaggia su ferrovia. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con i Paesi confinanti, Italia compresa, che non riescono nemmeno ad avvicinarsi a queste percentuali. Come è possibile mantenere risultati così elevati in un contesto europeo caratterizzato da congestione, aumento dei costi energetici e pressioni ambientali? La risposta sta in scelte politiche coerenti, investimenti pluridecennali e un sistema di incentivi/disin- centivi stabile nel tempo.

01. Le politiche svizzere: continuità, infrastrutture e disincentivo alla gomma

1.1 Le grandi opere: San Gottardo, Ceneri e la rete AlpTransit

Negli ultimi anni la Svizzera ha completato il più grande progetto ferroviario europeo:

  • Galleria di base del San Gottardo [57 km]
  • Galleria di base del Monte Ceneri
  • Potenziamento dei corridoi di accesso nord e sud

Queste opere consentono oggi [2026]:

  • fino a 260 treni merci/giorno
  • sagoma P400 su tutto il corridoio
  • riduzione dei tempi di transito e maggiore affidabilità
  • interoperabilità con i corridoi TEN‑T Reno‑Alpi

La Svizzera ha fatto ciò che molti Paesi annunciano ma raramente completano: ha costruito prima l’infrastruttura, poi ha chiesto alle imprese di usarla.

1.2 La leva fiscale: TTPCP sempre più incisiva

La Tassa sul Traffico Pesante commisurata alle Prestazioni [TTPCP] resta il pilastro della politica svizzera. Dal 2017 in poi la Svizzera ha:

  • aumentato progressivamente le aliquote per i veicoli più inquinanti
  • eliminato agevolazioni per gli Euro VI
  • introdotto nel 2024–2025 ulteriori adeguamenti legati alle emissioni reali [misurazioni RDE]
  • collegato la tassa agli obiettivi climatici 2030

Il messaggio è chiaro: chi usa la strada paga il costo reale esterno che genera.

02. E gli altri Paesi alpini? Italia, Austria, Francia [2020–2026]

2.1 Italia: incentivi sì, ma infrastrutture lente

Nel 2016 l’Italia aveva introdotto contributi per:

  • veicoli a basso impatto ambientale
  • rottamazione e acquisto Euro VI
  • semirimorchi intermodali
  • casse mobili e attrezzature per il combinato

Dal 2020 al 2026 questi strumenti sono stati rinnovati e ampliati:

  • Ferrobonus [rifinanziato più volte]
  • Marebonus
  • incentivi per semirimorchi P400
  • contributi per digitalizzazione e e‑CMR
  • sostegno ai terminal intermodali

Tuttavia, il limite resta sempre lo stesso: la lentezza infrastrutturale. Il Terzo Valico e il potenziamento del nodo di Genova avanzano, ma non con la velocità necessaria per competere con la Svizzera.

2.2 Austria: pedaggi elevati e politica coerente

L’Austria ha continuato a:

  • aumentare i pedaggi autostradali per i mezzi pesanti
  • investire nel tunnel di base del Brennero [BBT], in apertura prevista nel 2032
  • introdurre limiti ambientali e divieti settoriali nel Tirolo

È il Paese che più si avvicina alla logica svizzera.

2.3 Francia: focus su porti e autostrade ferroviarie

La Francia ha puntato su:

  • sviluppo delle autostrade ferroviarie [Calais–Le Boulou, Aiton–Orbassano]
  • investimenti nei porti [Le Havre, Marsiglia]
  • incentivi per il trasporto combinato

Risultati positivi, ma ancora lontani dagli standard elvetici.

03. Perché la Svizzera continua a vincere?

Per tre motivi:

3.1 Coerenza politica

La Svizzera non cambia direzione a ogni legislatura. La strategia è la stessa dagli anni ’90: meno camion, più treni.

3.2 Infrastrutture completate, non solo annunciate

La Svizzera ha costruito ciò che altri Paesi stanno ancora progettando.

3.3 Disincentivi reali alla strada

La TTPCP è un meccanismo semplice: più pesi, più inquini, più paghi.

04. Conclusione: la lezione del 2026

Il 70% del traffico merci transalpino su ferrovia non è un miracolo svizzero: è il risultato di scelte coerenti, investimenti costanti e politiche integrate.

Gli altri Paesi stanno recuperando terreno, ma con velocità diverse:

  • Italia: incentivi utili, infrastrutture lente
  • Austria: politiche restrittive e investimenti forti
  • Francia: sviluppo intermodale in crescita
  • Svizzera: modello consolidato

La domanda per il futuro è semplice: vogliamo seguire il modello svizzero o continuare a rincorrerlo?

misurarsi-per-migliorare-05

misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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adminTrasporto sostenibile, si può fare

Dalla CSR alla Sostenibilità Regolata

on 12 Agosto 2026

Dalla CSR alla Sostenibilità Regolata

La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), o CSR, non è più una “consapevolezza attiva” né un’integrazione volontaria nelle strategie aziendali. Nel 2026 l’Unione Europea ha completato la transizione verso un modello in cui la sostenibilità è un obbligo giuridico, non un’opzione reputazionale. Il paradigma è cambiato: non è più tempo di “fare solo soldi”, come provocatoriamente sintetizzava Edward Freeman. Oggi creare valore significa condividere valore e valori, perché la sostenibilità è diventata la condizione per restare sul mercato.

La Svolta: dalla CSR alla Due Diligence Obbligatoria

Per anni la CSR è stata una scelta strategica, spesso confinata a progetti sociali o ambientali a latere del business. Con l’arrivo delle nuove direttive europee, questo approccio non è più sufficiente.

La grande novità del 2026 è la piena operatività della CSDDD – Corporate Sustainability Due Diligence Directive. Questa norma introduce un vero e proprio Dovere di Diligenza: le grandi imprese devono identificare, prevenire, mitigare e rendicontare gli impatti negativi non solo delle proprie attività, ma anche di quelli generati lungo l’intera catena del valore.

Non basta più essere “responsabili” in casa propria: occorre garantire che lo siano anche fornitori, subfornitori e partner commerciali, ovunque nel mondo.

Perché la RSI è vitale oggi

Le consultazioni pubbliche e i più recenti Multistakeholder Forum confermano un dato inequivocabile: l’85% degli attori economici considera la sostenibilità un fattore essenziale per la stabilità dell’Eurozona. Non è un tema etico: è un tema di competitività sistemica.

Vantaggi per le imprese

  • Gestione dei rischi: individuazione precoce di criticità ambientali, sociali e reputazionali.
  • Attrattività del talento: le migliori risorse scelgono aziende con scopi chiari e coerenti.
  • Licenza sociale e finanziaria: banche e investitori ESG premiano chi dimostra sostenibilità reale con condizioni di credito migliori.
  • Rating ESG: un punteggio elevato è ormai un requisito per partecipare ad appalti pubblici e bandi europei.

Impatto sulla società

  • Riduzione delle disuguaglianze e tutela dei diritti lungo tutta la filiera.
  • Contributo concreto agli obiettivi del Green Deal e alla neutralità climatica entro il 2050.

La Rendicontazione di Sostenibilità: la CSRD è pienamente operativa

Siamo nel cuore del calendario di applicazione della CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive. Ad aprile 2026 la situazione è la seguente:

  • Grandi imprese già soggette alla NFRD: hanno pubblicato nel 2025 il primo bilancio integrato sui dati 2024.
  • Altre grandi imprese: stanno pubblicando ora (2026) la rendicontazione sui dati 2025.
  • PMI quotate: dal 1° gennaio 2026 sono entrate nell’obbligo di rendicontazione, con standard ESRS semplificati.

La novità più rilevante è l’integrazione: i dati di sostenibilità non sono più un documento separato, ma parte integrante della Relazione sulla Gestione, redatti secondo gli ESRS. Questo garantisce confrontabilità, verificabilità e trasparenza a livello europeo.

Doppia Materialità e Carbon Footprint: il cuore del nuovo reporting

La CSRD introduce la Doppia Materialità, oggi il criterio cardine della rendicontazione:

  • Impact Materiality: come l’azienda influenza ambiente, persone e diritti.
  • Financial Materiality: come i rischi ambientali e sociali influenzano la performance economico-finanziaria.

In questo quadro, la Carbon Footprint rimane l’indicatore principe. Misurata in tonnellate di CO₂ equivalente, è il parametro che consente di valutare la credibilità della strategia di decarbonizzazione. Dal 2026 questi dati sono pubblici e accessibili tramite l’ESAP – European Single Access Point, l’archivio unico europeo.

Buone pratiche e ruolo dei governi

L’Italia sta avanzando con iniziative come il portale INAIL sulle condotte responsabili e con un crescente impegno del mondo accademico. La sfida principale resta il supporto alle PMI, che devono adeguarsi agli standard richiesti dai grandi committenti.

Per questo il Governo è chiamato a potenziare strumenti come il Credito d’Imposta per la Certificazione ESG, essenziale per sostenere la transizione delle imprese più piccole.

Conclusione: il richiamo della Costituzione

In un contesto di trasformazione climatica, tecnologica e geopolitica, risuona più attuale che mai l’Articolo 41 della Costituzione:

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”

Oggi l’utilità sociale coincide con sostenibilità, trasparenza e responsabilità lungo tutta la catena del valore. Non c’è più margine di errore: la responsabilità sociale non è un’opzione, è l’unica via per un’impresa che voglia avere un futuro.

gianni-milaneseAgosto 2026

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adminDalla CSR alla Sostenibilità Regolata

Quali sono le migliori aziende di logistica in Italia

on 12 Agosto 2026

Parafrasando Top Peters che definiva “L’ultimo baluardo all’ingresso della concorrenza: la comune cortesia” credo che si potrebbe benissimo contestualizzare in un “buon livello di servizio”.

Le 20 migliori aziende italiane di logistica [2025]

Fonte: Zaccaria Shipping – Classifica delle 20 migliori aziende di logistica italiane. La fonte non riporta l’elenco in forma di lista numerata, ma descrive i principali operatori che dominano il mercato. Incrociando i dati con altre classifiche autorevoli [Top 10 2024] , si ottiene una ricostruzione solida delle aziende che rientrano stabilmente nella Top 20.

Top 20 Logistica & Trasporti – Italia 2025

[in ordine alfabetico, perché le fonti non forniscono un ranking numerico]

  1. Amazon Italia Logistica
  2. BRT – Bartolini
  3. DHL Express Italy
  4. FERCAM
  5. FedEx Express Italy
  6. Fratelli Cosulich Group
  7. GEFCO Italia [storicamente tra i leader; citata in analisi di settore]
  8. Gruppo Arcese [tra i principali operatori multimodali]
  9. Gruppo Autotrasporti F.lli Di Martino [rilevante nel trasporto merci]
  10. Gruppo Ceva Logistics [operatore globale con forte presenza italiana]
  11. Gruppo DSV Italia [tra i top player internazionali]
  12. Gruppo Fiege Italia [logistica integrata]
  13. Gruppo Fisiologica / Number1 Logistics [leader nella GDO]
  14. Gruppo GLS Italy [corriere espresso nazionale]
  15. Gruppo JET AIR SERVICE
  16. Gruppo SDA Express Courier
  17. Gruppo Schenker Italiana [DB Schenker]
  18. Italtrans [tra i più grandi operatori italiani]
  19. Savino Del Bene – il più citato come leader assoluto
  20. TNT/FedEx Supply Chain Italia [presenza storica nel mercato]

misurarsi-per-migliorare-05

misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseQuali sono le migliori aziende di logistica in Italia

Pivacy-Aggiornamento GDPR 2026

on 12 Agosto 2026

Il General Data Protection Regulation [GDPR] è stato un punto di svolta nella gestione dei dati personali in Europa. Entrato in vigore nel maggio 2018, il GDPR ha introdotto nuove norme rigide per la protezione dei dati personali, imponendo ai responsabili del trattamento dati [data controller] e ai responsabili del trattamento [data processor] di adottare misure adeguate per garantire la sicurezza e la riservatezza delle informazioni personali.

Con il 2026, è fondamentale comprendere come queste normative si sono evolute e quali sfide emergono per le aziende e i cittadini. In questo articolo approfondito, esploreremo le modifiche previste dal GDPR nel 2026, le implicazioni per le organizzazioni e i cittadini, nonché le migliori pratiche per garantire la conformità e la sicurezza dei dati personali.

Il Contesto del GDPR

Prima di entrare nei dettagli specifici dell’aggiornamento del 2026, è utile fare una breve panoramica del contesto in cui il GDPR è nato. L’aumento esponenziale della raccolta e del trattamento dei dati personali negli ultimi decenni ha sollevato preoccupazioni significative riguardanti la privacy e la sicurezza. I casi di violazione dei dati e abusi da parte di grandi aziende tecnologiche hanno portato all’esigenza di regolamenti più severi.

Il GDPR è stato progettato per affrontare queste problematiche, stabilendo principi chiari e obblighi rigorosi per la gestione dei dati personali. Tra questi principi ci sono:

  • Licitudine, correttezza e trasparenza: Le persone devono essere informate chiaramente su come i loro dati vengono raccolti e utilizzati.
  • Limitazione della finalità: I dati possono essere raccolti solo per scopi specifici e legittimi.
  • Minimizzazione dei dati: Solo i dati strettamente necessari devono essere raccolti e trattati.
  • Esattezza: I dati devono essere accurati e aggiornati.
  • Limitazione della conservazione: I dati non vanno conservati più a lungo del necessario.
  • Integrità e riservatezza: I dati devono essere protetti contro accessi non autorizzati e perdite accidentali.

Questi principi sono stati fondamentali per garantire che i cittadini europei avessero maggiore controllo sui propri dati personali e che le aziende fossero tenute a rispettare std elevati di sicurezza.

Evoluzione del GDPR: Cosa Cambia nel 2026?

Il 2026 segna un importante passaggio nell’evoluzione del GDPR, con diverse modifiche e aggiornamenti previsti. Questi cambiamenti riflettono l’evoluzione continua del panorama digitale e delle minacce alla sicurezza dei dati.

  1. Maggiore Focus sulla Sicurezza dei Dati

Uno dei temi centrali dell’aggiornamento del 2065 sarà un maggiore focus sulla sicurezza dei dati. Con l’aumento delle minacce cyber e degli attacchi ransomware, le organizzazioni dovranno adottare misure ancora più robuste per proteggere i dati personali.

Le modifiche previste includono:

  • Requisiti di crittografia avanzata : Le aziende saranno tenute a implementare metodi di crittografia più avanzati per proteggere i dati durante la trasmissione e la memorizzazione.
  • Monitoraggio continuo delle vulnerabilità : Le organizzazioni dovranno adottare sistemi di monitoraggio automatico per identificare e mitigare potenziali vulnerabilità.
  • Piani di risposta agli incidenti: Sarà richiesto un piano di risposta agli incidenti più dettagliato e strutturato, con tempi di reazione più rapidi.
  1. Espansione delle Competenze delle Autorità di Controllo

Un altro aspetto significativo dell’aggiornamento del 2025 sarà l’espansione delle competenze delle Autorità Nazionali di Protezione Dati [DPA]. Queste agenzie avranno maggiori poteri di supervisione e sanzioni, con l’intento di garantire una maggiore conformità alle normative. Le modifiche:

  • Maggiori multe per le violazioni: Le sanzioni per le violazioni del GDPR potrebbero aumentare significativamente, raggiungendo fino al 6% del fatturato annuo globale delle aziende.
  • Audit più frequenti: Le DPAs potranno condurre audit più frequenti e approfonditi sulle pratiche di gestione dei dati delle organizzazioni.
  • Collaborazione internazionale: Le DPAs avranno maggiore facilità nel collaborare tra loro, specialmente nelle indagini transfrontaliere.
  1. Maggiore Trasparenza per i Cittadini

Un altro tema chiave dell’aggiornamento del 2025 sarà la maggiore trasparenza per i cittadini. I consumatori avranno diritti ampliati per quanto riguarda l’accesso e il controllo dei propri dati personali. Le modifiche previste includono:

  • Diritto all’oblio rafforzato: I cittadini avranno diritto a richiedere la cancellazione dei propri dati personali in modo più rapido e semplice.
  • Accesso ai dati migliorato: Le aziende saranno tenute a fornire ai cittadini un accesso più facile e completo ai propri dati personali.
  • Notifiche tempestive: Le organizzazioni dovranno notificare immediatamente i cittadini in caso di violazione dei dati che possano comportare un rischio significativo per i loro diritti e libertà.
  1. Adattamento alle Nuove Tecnologie

L’aggiornamento del 2026 terrà conto delle nuove tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale [AI], il machine learning e l’Internet delle Cose [IoT]. Queste tecnologie presentano nuove sfide per la protezione dei dati, ma anche opportunità per migliorare la sicurezza.

Le modifiche previste includono:

  • Regole specifiche per l’AI: Saranno introdotte regole specifiche per l’utilizzo dell’AI nel trattamento dei dati personali, con particolare attenzione alla trasparenza e alla spiegabilità delle decisioni automatizzate.
  • Sicurezza IoT: Le aziende che sviluppano dispositivi IoT saranno tenute a implementare misure di sicurezza più robuste per proteggere i dati raccolti dai dispositivi.
  • Privacy by Design e Privacy by Default: Le aziende saranno incoraggiate a adottare un approccio “privacy by design” e “privacy by default”, integrando la protezione dei dati fin dall’inizio dello sviluppo dei prodotti e dei servizi.

Implicazioni per le Organizzazioni

Le modifiche previste dal GDPR nel 2026 avranno importanti implicazioni per le organizzazioni. Le aziende dovranno adottare strategie investendo in tecnologie/formazione per garantire la conformità.

  1. Miglioramento delle Pratiche di Gestione dei Dati

Una delle principali sfide per le organizzazioni sarà migliorare le proprie pratiche di gestione dei dati. Ciò richiederà una revisione completa dei processi esistenti e l’adozione di nuove tecniche e strumenti per garantire la sicurezza e la conformità.

Le organizzazioni dovrebbero considerare:

  • Implementazione di sistemi di gestione dei dati: Investire in piattaforme e strumenti per la gestione efficace dei dati personali, garantendo che i dati siano raccolti, trattati e conservati in modo conforme alle normative.
  • Formazione del personale: Fornire formazione regolare al personale per garantire che tutti siano consapevoli delle normative e delle best practice per la protezione dei dati.
  • Audit interni: Condurre audit interni regolari per identificare eventuali vulnerabilità e assicurarsi che tutte le misure di sicurezza siano efficaci.
  1. Incremento degli Investimenti in Sicurezza

Un’altra sfida importante sarà l’incremento degli investimenti in sicurezza. Le aziende dovranno dedicare risorse significative per garantire che i propri sistemi siano protetti contro le minacce cyber e che i dati personali siano sicuri.

Le organizzazioni dovrebbero considerare:

  • Investimento in tecnologie di sicurezza: Acquistare e implementare tecnologie avanzate per la sicurezza dei dati, come sistemi di rilevamento delle intrusioni, firewall di nuova generazione e soluzioni di criptazione avanzate.
  • Assunzione di esperti in sicurezza : Assumere esperti in sicurezza dei dati per guidare gli sforzi di protezione e garantire che tutte le misure siano all’altezza degli standard più elevati.
  • Piani di continuità operativa : Sviluppare piani di continuità operativa per garantire che le operazioni possano continuare senza interruzioni in caso di violazione dei dati o altre emergenze.
  1. Miglioramento della Comunicazione con i Clienti

Infine, le organizzazioni dovranno migliorare la propria comunicazione con i clienti per garantire la trasparenza e costruire fiducia. I cittadini avranno sempre maggiore interesse e preoccupazione per la sicurezza dei propri dati, e le aziende dovranno dimostrare di prendere seriamente queste questioni. Le organizzazioni dovrebbero considerare:

  • Comunicazione chiara e trasparente : Comunicare chiaramente ai clienti come i loro dati vengono raccolti, trattati e utilizzati, e fornire informazioni aggiornate sugli sforzi di sicurezza.
  • Canali di supporto efficienti: Fornire canali di supporto efficienti per rispondere alle domande e alle preoccupazioni dei clienti in merito alla protezione dei dati.
  • Programmi di sensibilizzazione: Lanciare programmi per educare i clienti sui rischi associati alla condivisione dei dati personali e sulle misure che possono prendere per proteggersi.

Implicazioni per i Cittadini

Le modifiche previste dal GDPR nel 2026 avranno anche importanti implicazioni per i cittadini. I consumatori avranno maggiore controllo sui propri dati personali e più strumenti a disposizione per proteggere la propria privacy.

  1. Maggiore Controllo sui Dati Personali

I cittadini avranno diritti ampliati per quanto riguarda il controllo dei propri dati personali. Sarà più facile accedere, modificare e cancellare i propri dati, e le aziende saranno tenute a rispondere in modo tempestivo alle richieste. I cittadini dovrebbero considerare:

  • Utilizzo dei diritti GDPR: Familiarizzare con i propri diritti sotto il GDPR e utilizzarli per ottenere maggiore controllo sui propri dati personali.
  • Richiesta di trasparenza: Chiedere alle aziende di fornire informazioni chiare e trasparenti su come i loro dati vengono raccolti e utilizzati.
  • Rapporto di violazioni: Segnalare immediatamente qualsiasi violazione dei dati osservata e richiedere azioni correttive.
  1. Educazione e Formazione

Un’altra sfida importante per i cittadini sarà l’educazione e la formazione. Con l’aumento delle minacce cyber e la complessità delle tecnologie digitali, è essenziale che i consumatori siano informati e preparati per proteggere i propri dati.

I cittadini dovrebbero considerare:

  • Partecipazione a corsi di formazione: Partecipare a corsi di formazione e webinar per apprendere le migliori pratiche per la protezione dei dati personali.
  • Letture informative: Leggere articoli e pubblicazioni informative per rimanere aggiornati sugli sviluppi più recenti nel campo della sicurezza dei dati.
  • Utilizzo di strumenti di sicurezza: Utilizzare strumenti di sicurezza come password manager, software antivirus e browser sicuri per proteggere i propri dati online.
  1. Responsabilità Personale

Infine, i cittadini dovranno assumersi una maggiore responsabilità personale per la protezione dei propri dati. Anche se le aziende hanno un ruolo fondamentale nella sicurezza dei dati, i consumatori devono fare la propria parte per minimizzare i rischi.

I cittadini dovrebbero considerare:

  • Gestione sicura delle credenziali: Utilizzare password forti e uniche per ogni account, e attivare l’autenticazione a due fattori [2FA] per ulteriore sicurezza.
  • Attenzione agli scambi di dati : Essere cauti quando si condividono dati personali online, specialmente su piattaforme social e siti web poco affidabili.
  • Report di attività sospette: Rapportare immediatamente qualsiasi attività sospetta o tentativo di phishing per prevenire danni futuri.

Il GDPR ha rappresentato un passo cruciale verso la protezione dei dati personali in Europa, e le modifiche previste per il 2026 ne rafforzeranno ulteriormente l’impatto. Le organizzazioni dovranno adottare nuove strategie e investire in tecnologie e formazione per garantire la conformità, mentre i cittadini avranno maggiore controllo e responsabilità per la protezione dei propri dati. È chiaro che la sicurezza dei dati è un tema complesso e dinamico, che richiede una costante attenzione e adattamento. Tuttavia, attraverso la collaborazione tra governi, aziende e cittadini, è possibile creare un ambiente digitale più sicuro e protetto per tutti. In conclusione, il GDPR del 2026 offre un’opportunità per migliorare ulteriormente la sicurezza dei dati personali e garantire che i diritti dei cittadini siano rispettati. È ora di prepararsi per queste nuove sfide e cogliere le opportunità che esse offrono.

gianni-milaneseAgosto 2026

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adminPivacy-Aggiornamento GDPR 2026

Le Certificazioni ESG della sostenibilità 2026

on 12 Agosto 2026

Le certificazioni e i rating ESG [Environmental, Social e Governance] nel 2026 sono diventati i parametri definitivi per valutare la solidità di un’azienda. Non si tratta più solo di “ispirarsi” a standard operativi, ma di integrare la sostenibilità nel DNA strategico per garantire l’accesso ai capitali, la partecipazione agli appalti e la stabilità della catena di fornitura.

Le tre dimensioni della sostenibilità nel 2026

L’acronimo ESG definisce oggi la “pagella” globale di un’organizzazione:

  • Environmental [E]: Focus sulla decarbonizzazione, l’economia circolare e la gestione delle risorse idriche. Nel 2026, il peso della biodiversità è diventato centrale.
  • Social [S]: Valutazione dei diritti umani, della parità di genere [Gender Equality], della sicurezza sul lavoro e, soprattutto, dell’etica lungo tutta la filiera [Supply Chain].
  • Governance [G]: Riguarda la trasparenza dei board, la lotta alla corruzione, l’etica nelle retribuzioni e la protezione dei dati [Cyber-resilience].

Come ottenere la certificazione o il rating ESG?

Oggi il processo è molto più tecnico e basato sui dati [data-driven] rispetto al passato.

  1. Comprendere gli standard prevalenti

Non c’è più confusione: l’Europa ha imposto gli ESRS [European Sustainability Reporting Standards] come linguaggio comune. Restano riferimenti globali il GRI [per l’impatto] e l’IFRS/ISSB [per il valore finanziario].

  1. Valutazione interna e GAP Analysis

Le aziende utilizzano oggi software di intelligenza artificiale per condurre una valutazione interna, confrontando le proprie performance con i requisiti della direttiva CSRD.

  1. Implementazione e “Doppia Materialità”

La strategia non può prescindere dalla Doppia Materialità: capire come l’azienda impatta il mondo e come i cambiamenti del mondo [es. crisi climatica] impattano il bilancio aziendale.

Chi rilascia certificazioni e Rating?

È fondamentale distinguere tra Rating [valutazione del rischio] e Certificazioni [conformità a uno standard]:

  • B Corp: Rimane lo standard più elevato per le aziende che vogliono certificare il loro impatto positivo globale.
  • Certificazioni ISO: La ISO 14001 [Ambiente], la ISO 45001 [Sicurezza] e la ISO 37001 [Anticorruzione] sono oggi i mattoni fondamentali su cui si costruisce un punteggio ESG.
  • Certificazione della Parità di Genere [UNI/PdR 125:2022]: In Italia è diventata un pilastro della sfera “Social”, garantendo sgravi contributivi e premialità nei bandi.
  • Agenzie di Rating: Moody’s, S&P Global, MSCI e specialisti come EcoVadis [per la filiera] sono gli arbitri che decidono il “voto” ESG dell’azienda.

Costi e benefici della certificazione

Nel 2026, la certificazione non è più vista come un costo, ma come un investimento per la continuità aziendale.

  1. Tariffe di Valutazione: Variano in base alla dimensione [dalle poche migliaia di euro per una PMI a cifre importanti per le Corporate].
  2. Costi di Adeguamento: Investire in macchinari meno inquinanti o software di tracciabilità.
  3. Il beneficio del “Green Premium”: Le aziende certificate accedono a finanziamenti agevolati e pagano meno interessi sul debito [Sustainability-Linked Loans].

Chi ha l’obbligo del Bilancio di Sostenibilità nel 2026?

Qui c’è stata la svolta maggiore. Non è più una scelta volontaria per molti:

  • Grandi Imprese: Tutte le aziende con oltre 250 dipendenti e fatturati rilevanti hanno l’obbligo di redigere il report di sostenibilità secondo la direttiva CSRD.
  • PMI Quotate: Dal 1° gennaio 2026 hanno l’obbligo di rendicontazione [seppur semplificata].
  • PMI non quotate [Effetto Cascata]: Sebbene non obbligate per legge, le PMI devono fornire dati ESG per poter lavorare come fornitori delle grandi aziende o per ottenere prestiti in banca. Di fatto, l’obbligo è diventato commerciale e finanziario.

Il consiglio dello Studio: Nel 2026, ignorare i criteri ESG significa rischiare l’esclusione dal mercato. Iniziare con un’analisi di pre-assessment è il primo passo per trasformare un obbligo burocratico in un vantaggio competitivo reale.

gianni-milaneseAgosto 2026

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adminLe Certificazioni ESG della sostenibilità 2026

Misurarsi per migliorare

on 12 Agosto 2026

Nell’attuale contesto economico, le imprese si trovano ad operare in mercati competitivi e dinamici, caratterizzati da fenomeni di turbolenza ambientale difficilmente prevedibili, di rapida manifestazione e di elevata intensità.

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adminMisurarsi per migliorare

Storia: una start-up italiana di successo

on 12 Agosto 2026

Quanto incide il prezzo sulle decisioni di acquisto on‑line? Ancora oggi, la leva prezzo rimane uno dei fattori più determinanti: circa l’80% degli acquirenti digitali sceglie il negozio basandosi sul prezzo, confrontando in pochi secondi decine di offerte. Per i venditori diventa quindi essenziale monitorare con precisione il proprio posizionamento competitivo.

Parallelamente, l’e‑commerce continua a crescere a ritmi sostenuti. In Italia, negli ultimi anni, l’incremento medio si è attestato intorno al 20% annuo, pur rappresentando ancora una quota relativamente contenuta del commercio totale [circa il 5–7%, a seconda dei settori]. Ciò non toglie che nessuna strategia distributiva moderna possa prescindere dal canale digitale, sempre più integrato con le forme tradizionali.

Oggi si parla infatti di multicanalità o, più correttamente, di omnicanalità per indicare la necessità per le aziende di essere presenti su tutti i canali:

  • off‑line, tramite wholesale e retail;
  • on‑line, sia diretto [e‑commerce proprietario] sia indiretto [marketplace, piattaforme terze].

Questa evoluzione porta con sé sfide complesse: logistiche, tecnologiche, ma soprattutto strategiche, legate alla definizione e alla coerenza della politica di prezzo. Più i canali aumentano, più diventa difficile mantenere un pricing chiaro, uniforme e sostenibile.

Di conseguenza, due competenze diventano imprescindibili:

  • monitorare i prezzi dei concorrenti;
  • monitorare i prezzi dei propri prodotti nei diversi canali on‑line, evitando incoerenze che erodono marginalità e credibilità.

La risposta del mercato: una start‑up italiana che anticipa i bisogni

In questo contesto è significativo osservare che esiste una start‑up italiana che, già da alcuni anni, ha intercettato questa esigenza e l’ha trasformata in un servizio ad alto valore aggiunto: Competitoor, realtà modenese nata nel 2015 e cresciuta all’interno dell’incubatore H‑Farm.

Competitoor sviluppa soluzioni B2B di price intelligence per l’e‑commerce, permettendo alle aziende di:

  • monitorare i prezzi dei competitor in tempo reale;
  • controllare la coerenza dei propri listini sui diversi canali;
  • ottimizzare la marginalità senza sacrificare la competitività.

La start‑up ha saputo distinguersi non solo per la capacità di leggere un bisogno emergente, ma anche per un elemento raro nel panorama delle nuove imprese: ha generato utili fin dal primo anno di attività, smentendo il paradigma secondo cui le start‑up, anche quelle di successo, non producono ritorni economici nel breve periodo. Non sorprende quindi che abbia chiuso un recente aumento di capitale pari a 469 mila euro, a conferma della fiducia degli investitori e della solidità del modello di business. Le aziende che utilizzano le soluzioni di Competitoor hanno registrato incrementi di marginalità compresi tra l’8% e il 20%, un risultato tutt’altro che trascurabile in un mercato dove spesso si sacrifica il margine in favore del fatturato.

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseStoria: una start-up italiana di successo

Il nuovo Codice deontologico forense

on 12 Agosto 2026

Le nuove regole deontologiche del C.N.Forense

Con la delibera n. 636, il Consiglio Nazionale Forense ha introdotto un intervento organico sul Codice deontologico forense, modificando gli artt. 48, 50, 51, 56, 61, 62 e 62-bis e ridefinendo la titolazione del Titolo IV, ora dedicato ai “Doveri dell’avvocato nel processo e nei procedimenti di risoluzione alternativa e complementare delle controversie”. Si tratta di un aggiornamento strutturale che recepisce l’evoluzione della professione, il crescente ricorso alle ADR e l’esigenza di rafforzare riservatezza, indipendenza e lealtà professionale.

  1. Riservatezza e rapporti tra colleghi: un rafforzamento necessario

Le modifiche agli artt. 48, 50 e 51 consolidano il principio di correttezza nei rapporti interni alla categoria e nella gestione del cliente.

  • Corrispondenza riservata

È confermato il divieto di consegnare direttamente al cliente comunicazioni riservate: tali atti possono essere trasmessi solo al collega subentrante, che rimane vincolato agli stessi obblighi di riservatezza.

  • Trasparenza nelle istanze

L’avvocato deve dichiarare l’esistenza di precedenti provvedimenti, anche di rigetto, quando presenta nuove istanze. Una misura che rafforza la lealtà processuale e previene comportamenti elusivi.

  • Divieto di testimoniare su colloqui riservati

Viene ampliato il divieto di rendere testimonianza su colloqui confidenziali, proposte transattive o comunicazioni tra colleghi, a tutela della fiducia reciproca e dell’integrità del contraddittorio.

  1. Ascolto del minore e indipendenza nell’arbitrato: nuove garanzie

Due interventi particolarmente significativi riguardano gli artt. 56 e 61.

Ascolto del minore [art. 56]

La norma viene riscritta per garantire un approccio più rigoroso e rispettoso:

  • l’ascolto è possibile solo con il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale,
  • salvo situazioni di conflitto di interessi,
  • e deve avvenire con modalità idonee a tutelare il preminente interesse del minore.

Si tratta di un allineamento alle migliori prassi psicoforensi e ai principi della Convenzione di Strasburgo.

Indipendenza nell’arbitrato [art. 61]

L’articolo amplia i casi di incompatibilità:

  • l’avvocato non può assumere incarichi arbitrali se ha rapporti professionali, diretti o indiretti, con i difensori delle parti;
  • l’incompatibilità si estende a soci, associati e collaboratori abituali;
  • è introdotto l’obbligo di comunicare per iscritto ogni circostanza potenzialmente idonea a incidere sull’indipendenza;
  • la prosecuzione dell’incarico è subordinata al consenso espresso delle parti.

Un rafforzamento che mira a prevenire conflitti di interesse e a garantire la terzietà dell’arbitro.

  1. ADR e negoziazione assistita: un Titolo IV completamente rinnovato

La novità più rilevante è l’introduzione dell’art. 62-bis, dedicato alla negoziazione assistita.

Obblighi e divieti specifici

L’avvocato deve rispettare:

  • obblighi di lealtà, riservatezza e correttezza durante l’intero procedimento;
  • divieto di impugnare accordi cui abbia contribuito, salvo fatti sopravvenuti;
  • divieto di influenzare indebitamente testimoni o parti;
  • obbligo di mantenere un comportamento collaborativo e non dilatorio.

Sanzioni graduate

  • Violazione di lealtà e correttezza → censura
  • Violazione della riservatezza → sospensione da 2 a 6 mesi

Il nuovo Titolo IV estende formalmente i doveri dell’avvocato anche ai procedimenti di risoluzione alternativa e complementare delle controversie, riconoscendo il ruolo ormai centrale delle ADR nel sistema giustizia.

  1. Considerazioni conclusive

La delibera n. 636 rappresenta un passo evolutivo della deontologia forense, che si adegua alle trasformazioni della professione e alle esigenze di un sistema giudiziario sempre più orientato alla composizione stragiudiziale dei conflitti.

Le modifiche:

  • rafforzano la riservatezza come valore fondante della professione;
  • tutelano l’indipendenza dell’avvocato, soprattutto nei ruoli di terzietà;
  • proteggono il superiore interesse del minore;
  • riconoscono il ruolo dell’avvocato come garante di correttezza anche nelle ADR;
  • aggiornano il Codice a prassi ormai consolidate nella realtà professionale.

L’avvocato del 2026 è chiamato a essere non solo difensore in giudizio, ma custode di lealtà, trasparenza e integrità in ogni percorso di gestione del conflitto.

gianni-milaneseAgosto 2026

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adminIl nuovo Codice deontologico forense

Formazione: il ruolo dell’educatore ponte

on 12 Agosto 2026

Da sempre mi ha appassionato l’attività di formazione, credo sia un’attività importante per ciascuno di noi dato che in un modo o nell’altro ci accompagna da bambini fino all’età adulta. Da alcuni anni me ne occupo direttamente sia in ambito professionale sia in ambito personale [leggasi “figli”].

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adminFormazione: il ruolo dell’educatore ponte

Delivering Happiness

on 12 Agosto 2026

Riflessioni aggiornate su profitto, passione e purpose

“Deliberino happiness”. Ho trascorso gran parte della mia vita professionale convivendo felicemente con il verbo deliver, quasi sempre legato a elementi materiali, processi, risultati. Mai avrei immaginato di incontrarlo accostato alla parola happiness. È stato proprio questo abbinamento inatteso – più ancora della conoscenza del “caso Zappos”, a convincermi a leggere il libro di Tony Hsieh. Forse mi ha colpito la tensione tra un verbo operativo, concreto, e uno stato d’animo sfuggente. O forse la capacità dell’autore di sintetizzare in modo sorprendentemente semplice la missione di un’azienda: “a path to profits, passion and purpose”. Tre elementi che non si compensano tra loro: se manca uno, l’impresa resta incompiuta. Lo stesso Hsieh lo aveva sperimentato con la sua precedente avventura imprenditoriale, LinkExchange: profitto abbondante, ma poca passione e nessun vero purpose. Da quella insoddisfazione – e da una lunga serie di tentativi giovanili, creativi e talvolta bizzarri – nasce la filosofia che ha reso Zappos un caso di studio globale.

Una cultura che nasce dal basso

Lo stile di Hsieh è diretto, autentico, quasi disarmante. Dalle sue parole emerge un’idea di imprenditoria come progetto di vita, non come semplice attività economica. Il desiderio di sperimentare, creare, condividere: con dipendenti, clienti, fornitori, partner. Alla base c’è un concetto semplice e rivoluzionario: la cultura aziendale non si impone, si costruisce insieme. Mentre la maggior parte delle aziende definisce i valori in modo top-down, Zappos ha scelto un percorso opposto: un processo bottom-up, lungo, partecipato, a tratti persino divertente. Il famoso Culture Book non è un manifesto scritto dal CEO, ma un documento vivo, aggiornato ogni anno, alimentato dai contributi dei collaboratori. Senza filtri, senza censure, almeno nelle intenzioni.

Quanti CEO conoscete che dedicano tempo a discutere con i propri team quali valori meritano di entrare nella “short list” dell’azienda? In Zappos questo non è un esercizio di stile, ma il cuore del modello.

Il lungo periodo come bussola

Ciò che colpisce, leggendo Hsieh, è la sua ossessione per il lungo periodo. Nonostante crisi, difficoltà finanziarie e momenti di incertezza, l’obiettivo non è mai cambiato: lavorare in modo trasparente, offrire un servizio eccellente, costruire relazioni autentiche.

È l’opposto di ciò che spesso accade nel mercato:

  • aziende che comprimono i costi sacrificando il servizio;
  • aziende con prodotti eccellenti ma incapaci di offrire un’esperienza coerente con il proprio posizionamento;
  • aziende che inseguono il breve periodo e perdono di vista il senso del proprio lavoro.

Zappos ha dimostrato che un altro approccio è possibile.

Le lezioni che funzionano davvero

Non esiste una ricetta universale, ma alcuni principi emergono con chiarezza:

  • Decidi chi vuoi essere: un’azienda che dura o un’azienda che “spreme e scappa”.
  • Definisci i valori: personali e aziendali devono essere allineati, altrimenti la cultura non regge.
  • Sii trasparente: autenticità come vantaggio competitivo.
  • Insegui una visione, non il denaro: il denaro arriva come conseguenza.
  • Crea relazioni: essere interessati è più potente che essere interessanti.
  • Forma la tua squadra: assumere lentamente, licenziare velocemente, crescere insieme.
  • Pensa al lungo periodo: e nel frattempo rendi felici i tuoi clienti.

Le aziende esistono per generare profitto, ma sopravvivono solo se sanno generare felicità, prima internamente, poi verso l’esterno. Non è un concetto romantico: è un modello operativo.

Non solo Zappos: il caso Southwest Airlines

Il principio vale anche in settori lontanissimi dall’e-commerce. Southwest Airlines, leader dei voli low cost, ha costruito il proprio vantaggio competitivo non sulle tariffe, ma sul servizio. E il servizio nasce dalle persone. Il loro motto lo riassume perfettamente: “Without a heart, it’s just a machine.”

Il punto di arrivo [e di partenza]

Fare impresa significa costruire un percorso – a path – fatto di valori condivisi, relazioni autentiche, visione di lungo periodo. Zappos lo ha fatto attraverso un modello culturale partecipato, vivo, imperfetto ma coerente. La domanda finale, allora, resta la stessa: quali sono i vostri valori? E soprattutto: li state vivendo davvero?

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misurarsi-per-migliorare-06Autore: Stefano Milanese

Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.

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Stefano MIlaneseDelivering Happiness