Negli ultimi anni il tema degli incentivi all’intermodalità è tornato al centro del dibattito europeo. Dopo le polemiche e i blocchi comunitari che avevano frenato analoghi tentativi in passato, l’Italia ha scelto di confermare una strategia di sostegno economico stabile e pluriennale, ritenendo l’intermodalità un tassello essenziale per la competitività logistica e per la transizione ambientale.
La Legge di Stabilità 2016 aveva introdotto due misure cardine:
- Marebonus, dedicato al trasporto combinato strada–mare;
- Ferrobonus, rivolto al trasporto combinato strada–ferrovia.
Questi strumenti sono stati progressivamente rinnovati e rifinanziati. Gli stanziamenti oggi previsti ammontano a:
- 45 milioni per il marebonus e 20 milioni per il ferrobonus nel 2016;
- 44 milioni e 20 milioni nel 2026;
- 48 milioni e 20 milioni nel 2027.
Si tratta di risorse significative, che confermano la volontà di sostenere modalità di trasporto a minor impatto ambientale e di favorire un riequilibrio modale coerente con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.
La fine della sperimentazione e la stabilizzazione delle deroghe
Con il calendario dei divieti al traffico pesante 2016 è terminato il periodo sperimentale della deroga per i trasporti combinati. La deroga è ora strutturale, riconoscendo formalmente il ruolo dell’intermodalità come componente stabile dell’ecosistema logistico nazionale.
Obiettivi dichiarati e interrogativi aperti
Le due misure perseguono un obiettivo chiaro: sviluppare un’offerta di trasporto merci più sostenibile, più efficiente e più competitiva, sia in termini di rese operative sia di costi complessivi.
Tuttavia, un’analisi critica impone una domanda che il Consiglio europeo ha già affrontato negli anni scorsi: è davvero possibile rendere competitiva l’alternativa intermodale senza un sostegno economico pubblico? La risposta, finora, è stata prudente. L’intermodalità è considerata strategica, ma ancora non pienamente in grado di competere con la flessibilità del trasporto stradale senza un adeguato sistema di incentivi.
La domanda che conta davvero
A mio avviso, la vera domanda da porsi è un’altra: quando parliamo di intermodalità, la consideriamo solo uno strumento tecnico per rendere più efficienti i nostri trasporti, oppure la guardiamo come un investimento sul futuro e sulla salute dei nostri figli?
Perché la scelta non riguarda soltanto la logistica: riguarda il modello di sviluppo che vogliamo sostenere, la qualità dell’aria che respiriamo, la sicurezza delle infrastrutture e la responsabilità che abbiamo verso le generazioni che verranno.
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Autore: Stefano Milanese
Ingegnere Gestionale, si occupa di consulenza e formazione dopo aver maturato una più che decennale esperienza con ruoli di responsabilità nelle aree Supply Chain e Logistica presso multinazionali leader nei settori consumer goods e fashion.
