La ragionevole durata dei processi in un unico grado

on 1 Settembre 2022

Come è noto la riforma della Giustizia e con essa la durata dei Processi, legata alla diversa visione dei partiti sulla prescrizione delle pene è giunta alla conclusione. Nel programma del Governo “Draghi”, su richiesta della Unione Europea, vi era infatti la Riforma della Giustizia, finalizzata a renderla più rapida ed efficace [guardando anche agli altri paesi europei]. In seguito alla modifica della Legge n. 89/2001 sulla ragionevole durata dei processi ad opera del D.L. n. 83/2012 [convertito con modifiche nella Legge n.134/2012], all’art. 2 sono stati aggiunti i commi 2-bis e 2-ter. Il comma 2-bis dispone, tra l’altro, che “si considera rispettato il termine ragionevole se il Processo non eccede la durata di 3 anni in primo grado, di 2 anni in secondo grado, di 1 anno nel giudizio di legittimità. Il successivo comma 2-ter prevede che “si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a 6 anni”.

Quest’ultima disposizione ha dato luogo a due divergenti interpretazioni: da un lato, vi era chi riteneva che la norma fosse applicabile soltanto nelle ipotesi di giudizi presupposti svoltisi in 3 gradi di giudizio [primo e secondo grado di merito e cassazione]; dall’altro, chi ne sosteneva l’applicabilità tout court ad ogni procedimento presupposto, anche qualora svoltosi in primo ed unico grado; con l’ovvia conseguenza, in tale ultima ipotesi, che il giudizio di primo grado, in assenza di impugnazioni, sarebbe potuto benissimo durare fino a 6 anni senza poter ritenere irragionevole tale durata. La vicenda che ha dato luogo alla pronuncia della Suprema Corte concerne proprio un’ipotesi in cui la Corte d’Appello di Genova, chiamata a liquidare l’indennizzo per l’irragionevole durata di un processo presupposto svoltosi dinanzi al T.A.R. della Toscana e durato 5 anni e 6 mesi, aveva respinto la richiesta, ritenendo ragionevole tale durata, richiamando appunto il citato comma 2-ter dell’art. 2. Anche la successiva opposizione proposta dal ricorrente aveva trovato esito negativo. In particolare, il ricorrente-opponente aveva evidenziato che l’art. 2, comma 2-ter della legge n. 89/2001 non risultava applicabile ai giudizi svoltisi in primo ed unico grado; pena, in caso contrario, la potenziale antinomia e contrasto tra norme [cioè tra la disposizione de qua e quella contenuta nel precedente comma 2-bis]. Dovendosi in ogni caso operare un’interpretazione costituzionalmente orientata del comma 2-ter, nel senso appunto della sua inapplicabilità ai giudizi svoltisi in primo ed unico grado. Rilevava, infatti, l’opponente che l’ormai più volte citato comma 2-ter avrebbe in realtà positivizzato uno dei principi invalsi in seno alla Corte di Strasburgo e fatti propri anche dalla Corte di Cassazione; il principio secondo cui, in tema di equa riparazione, pur essendo possibile individuare degli standard di durata media ragionevole per ogni fase del processo, quando quest’ultimo si sia articolato in vari gradi e fasi, così come accade nell’ipotesi in cui il giudizio si svolga in Primo grado, in Appello e in Cassazione, agli effetti dell’apprezzamento del mancato rispetto del termine ragionevole occorre avere riguardo all’intero svolgimento del processo medesimo, dall’introduzione fino al momento della proposizione della domanda di equa riparazione, dovendosi cioè addivenire ad una valutazione sintetica e complessiva del processo, così da sommare globalmente tutte le durate, atteso che queste ineriscono all’unico processo da considerare. Talché, tenuto fermo il fatto che l’intero procedimento, in tutti i suoi gradi, debba svolgersi nel termine massimo di 6 anni [3 in primo grado, 2 in secondo ed 1 in Cassazione], la valutazione sulla ragionevole durata andrà parametrata non ai singoli gradi, ma alla durata complessiva degli stessi, tenuto conto della loro ragionevole durata come prescritta dalla legge. Cioè a dirsi:

  1. Qualora un procedimento si sia svolto in primo ed unico grado, la sua durata ragionevole massima dovrà essere comunque di 3 anni;
  2. Qualora si sia, invece, svolto in due gradi di giudizio, la sua durata ragionevole massima complessiva dovrà essere di 5 anni; il termine ragionevole sarà rispettato anche nell’ipotesi in cui, ad esempio, il primo grado si sia svolto in 4 anni ed il secondo in 1 anno;
  3. Qualora, infine, si sia svolto in due gradi di merito ed in Cassazione, la sua durata ragionevole massima complessiva dovrà essere di 6 anni; il termine ragionevole sarà rispettato anche nell’ipotesi in cui, ad esempio, il primo grado si sia svolto in 4 anni ed il secondo e la Cassazione siano durati 1 anno ciascuno.

Pertanto, concludeva l’opponente, nei casi di processi presupposti svoltisi in primo ed unico grado, dovrà farsi esclusiva applicazione dell’art. 2, comma 2-bis della Legge n. 89/2001 [e non anche al successivo comma 2-ter] al fine di verificarne la ragionevole durata, che, per un processo standard, non dovrà essere superiore ai 3 anni. Pena, in caso di necessaria diversa interpretazione normativa, l’illegittimità costituzionale della disposizione in esame. La vicenda è quindi approdata dinnanzi alla Corte di Cassazione, la quale – chiamata a pronunciarsi sull’esatta interpretazione delle norme più volte richiamate – con una sentenza ha sconfessato le tesi propugnate dalla Corte territoriale di Genova. La Corte di Cassazione, in sostanza, ha correttamente ritenuto che la disposizione del comma 2-ter debba essere interpretata in continuità con il comma che la precede; nel senso cioè che tale disposizione nel mantenere fermi i limiti di durata ragionevole fissati nel comma 2-bis lungi dall’allungare a 6 anni il periodo di definizione di un processo che si sia esaurito in un unico grado di giudizio, introducendo una valutazione sintetica e complessiva del processo che si sia articolato in tre gradi di giudizio, consentendo così di escludere la configurabilità del superamento del termine di durata ragionevole tutte le volte in cui la durata dell’intero giudizio, nei suoi tre gradi, sia contenuta nel parametro complessivo di sei anni, e di trascurare, al contempo, il superamento registrato in un grado, quando questo sia stato compensato da un iter più celere rispetto allo standard nel grado precedente o successivo

In Italia la durata del processo penale risulta essere di 365 giorni solo in primo grado. Si tratta di un dato del 2021, che è leggermente peggiorativo di quello del 2020, di 361 giorni, quando invece si era registrato un miglioramento rispetto ai due anni precedenti.

gianni-milanese

01.Agosto.2022- Fonte Corte di Cassazione

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